Il dossier Cabilia imbarazza l’Algeria e rafforza il Marocco

L'indipendenza della regione algerina proclamata a Parigi ha valore politico e simbolico, ma espone le contraddizioni del regime di Algeri e rafforza la posizione marocchina sul Sahara

5.8k 1
cabilia_algeria_ytube

Nel confronto strategico che da decenni oppone Marocco e Algeria, la proclamazione dell’indipendenza della regione amazigh della Cabilia, annunciata il 14 dicembre 2025 a Parigi dal MAK (Movimento per l’autodeterminazione della Kabilia), non rappresenta un episodio isolato. Essa costituisce piuttosto l’emersione visibile di una frattura strutturale e irrisolta all’interno dello Stato algerino, rivelando profonde contraddizioni tra il discorso ufficiale di Algeri sull’autodeterminazione dei popoli e la sua pratica politica interna ed esterna.

La proclamazione di indipendenza

L’atto proclamativo, sebbene privo di effetti giuridici immediati e di controllo territoriale, assume un valore eminentemente politico e simbolico. Secondo la ricostruzione storica diffusa dall’agenzia Siwel, vicina al movimento cabile, la proclamazione non è un gesto estemporaneo, bensì l’esito di un percorso politico avviato oltre vent’anni fa.

La Cabilia, regione amazigh con una forte identità laica e culturale, pur avendo avuto una autonomia totale durante la colonizzazione ottomana e svolto un ruolo centrale nella guerra d’indipendenza contro la Francia, è stata progressivamente marginalizzata da un progetto nazionale algerino post indipendenza fondato su un rigido centralismo arabo-islamico diretto da un sistema di partito unico. 

Le grandi mobilitazioni popolari degli anni Ottanta e Novanta, culminate nella “Primavera nera” del 2001 — repressa duramente dalle forze di sicurezza — hanno segnato una rottura profonda e duratura tra la regione e il potere centrale di Algeri. È proprio in quel contesto che nasce il MAK, inizialmente come movimento autonomista e successivamente orientato verso la rivendicazione dell’autodeterminazione.

La proclamazione del 2025 viene presentata dal movimento come un atto di “continuità storica”, volto a internazionalizzare una questione che l’Algeria ha sempre trattato come un problema di ordine pubblico, arrivando nel 2021 a classificare il MAK come organizzazione terroristica. La scelta di Parigi, capitale della diaspora cabile e spazio di libertà politica, risponde alla volontà di sottrarre il dossier cabile al controllo narrativo e repressivo del regime algerino.

L’incoerenza di Algeri

La questione costituisce un potente rivelatore delle incoerenze strutturali dell’Algeria sul principio di autodeterminazione. Algeri, infatti, difende con forza questo principio sul piano esterno — in particolare nel contenzioso sul Sahara — mentre lo nega sistematicamente alle proprie minoranze interne, a partire proprio dalla Cabilia.

Primo elemento di contraddizione: l’Algeria si presenta come paladina dell’autodeterminazione del popolo sahrawi con appena 100.000 persone ma rifiuta qualsiasi forma di consultazione politica o di autonomia reale per la Cabilia, una regione che conta 10 milioni di persone, storicamente distinta, linguisticamente identificabile e culturalmente omogenea. Questa selettività nell’applicazione del diritto dei popoli mina la coerenza giuridica e morale della posizione algerina sulla scena internazionale.

Secondo elemento di contraddizione: mentre Algeri sostiene un movimento secessionista armato al di fuori dei propri confini, rifiuta qualsiasi dialogo politico interno con un movimento pacifico e laico come quello cabile, optando per la criminalizzazione e la repressione. Questa asimmetria rafforza l’idea che la questione del Sahara non sia, per l’Algeria, una battaglia di principio, bensì uno strumento di politica regionale.

Tale ambiguità era già emersa chiaramente nel 2010, nel corso di un’intervista ad Areẓqi At Ḥemmuc, allora ministro delle relazioni internazionali del governo provvisorio autonomo della Kabylia. Egli sottolineava come la Kabylia avesse sempre respinto l’estremismo islamico, distinguendosi nettamente dal resto del Paese, e come la lotta al terrorismo da parte del regime algerino fosse stata dettata più da un istinto di sopravvivenza che da una reale adesione ai valori democratici.

A distanza di quindici anni, la proclamazione d’indipendenza della Cabilia conferma quella diagnosi. Sul piano giuridico l’atto resta simbolico, ma sul piano politico contribuisce a incrinare l’architettura narrativa di Algeri.

Il Marocco, che propone per il Sahara un piano di autonomia avanzata sotto sovranità marocchina — sostenuto da un numero crescente di partner internazionali — può oggi evidenziare con maggiore forza la differenza tra un approccio pragmatico, inclusivo e stabilizzante e una politica algerina fondata su secessioni esterne e repressione interna.

La Cabilia, più che un nuovo Stato, diventa così un fattore di delegittimazione del regime algerino: non per ciò che è oggi, ma per ciò che rivela. In un Maghreb segnato da rivalità strategiche e da una crescente competizione tra modelli politici, la questione cabile mette a nudo i limiti strutturali della postura algerina e rafforza, indirettamente, la posizione marocchina fondata su coerenza, stabilità e credibilità internazionale

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version