L’operazione della Hamas Sumud Flotilla si è conclusa com’era inevitabile, con l’abbordaggio in mare e il fermo degli attivisti da parte della marina israeliana (l’operazione umanitaria non è mai esistita). Ieri Stefano Magni ha egregiamente spiegato perché il blocco navale israeliano è perfettamente legittimo, riconosciuto anche dall’Onu.
Se quindi la Flotilla ha fallito nell’obiettivo di rompere l’assedio di Gaza, l’operazione mediatica ha avuto successo nel riaccendere le piazze Pro-Pal in Europa, soprattutto in Italia, dove è stata abilmente cavalcata contro il governo Meloni da opposizioni e sindacati boccheggianti.
Ma come è stato possibile che in un crescendo di isteria collettiva, culminata nella notte dell’abbordaggio e nelle manifestazioni di questo weekend, la Flotilla pro-Hamas abbia tenuto in ostaggio la politica italiana per almeno dieci giorni? Dobbiamo chiedercelo, perché è importante essere consapevoli di come, nonostante minoritaria nelle urne e nel Paese, la sinistra sia ancora capace di imporre le proprie narrazioni.
Ovviamente, la macchina mediatica-intellettuale-accademica-giudiziaria. Altro che Telemeloni… In questo caso, però, è arrivato un insperato aiutino da destra. Seguiteci in questa ricostruzione.
La copertura mediatica
Abbiamo fatto una piccola ricerca sulle prime pagine dei principali giornali italiani dall’8 settembre ad oggi per farci un’idea di quale sia stata la copertura mediatica della Flotilla. Almeno in Italia, perché già sappiamo che all’estero è stata pressoché nulla, trascurabile persino il giorno successivo all’abbordaggio. E già questo potrebbe essere un indizio.
Da questa ricerca è emerso che in 17 giorni, dall’8 al 24 settembre, su circa 200 prime pagine (ciascuna contenente una decina di titoli), la Flotilla ha totalizzato 5 citazioni nei sottotitoli, 2 negli editoriali, una ventina di titoli minori, di cui la metà su giornali di centrodestra, quindi non proprio simpatizzanti, e 4 titoli di apertura, anch’essi su giornali di centrodestra.
Scendiamo nel dettaglio. Due di questi il 10 settembre, quando il Giornale e Libero aprono sul presunto attacco di un drone alla Flotilla al largo delle coste tunisine, sostenendo ovviamente che sia una bufala. L’attacco non deve essere stato molto convincente, nonostante i video diffusi dagli attivisti, visto che raccoglie appena quattro citazioni nei sottotitoli e tre titoletti. Nessun clamore, non ci hanno creduto nemmeno i giornali amici loro.
Nel successivo periodo, fino al 24 settembre, la Flotilla si conquista altri piccoli spazi sulle prime pagine dei giornali ma sempre con cattiva copertura. Il 12 La Stampa dedica un piccolo box alla notizia della sua cronista embedded cacciata dalla Flotilla, il giorno successivo Libero le dedica una vignetta a centro pagina con Greta Thunberg che imbavaglia una giornalista.
Ora, tranne qualche altro titolo sul Tempo, il Giornale e Libero sui presunti legami della Flotilla con Hamas e sull’uscita di Greta dal direttivo, non troviamo quasi nulla nei successivi dieci giorni. Nemmeno quando le prime pagine sono dominate dall’offensiva israeliana su Gaza City e dallo sciopero generale di lunedì 22 con i relativi scontri, blocchi e assalto alla Stazione Centrale di Milano troviamo citazioni di rilievo.
Come si vede, dunque, fino al 24 settembre la copertura mediatica della Flotilla è stata pressoché assente se non negativa. Incredibilmente ignorata dai giornaloni progressisti – Corriere, Repubblica e Stampa – persino dopo la prima denuncia di attacco si fa fatica a rintracciarla sul Manifesto.
Il punto di svolta
Quando, allora, esplode il caso Flotilla e comincia a occupare stabilmente le aperture di giornali, siti e tv? Il primo giorno è il 24 settembre, con un doppio game changer: la decisione del ministro della difesa Guido Crosetto di inviare addirittura una fregata della Marina militare per scortare e assistere la Flotilla, a seguito della seconda denuncia di un attacco di droni, e l’inizio della mediazione del ministro degli affari esteri Antonio Tajani per la consegna a Gaza degli aiuti umanitari che sarebbero a bordo (ma che nessuno ha mai visto nemmeno caricare e che ora Israele sostiene fossero inesistenti).
La decisione di inviare la fregata Fasan, già nelle vicinanze, avvalora implicitamente la versione della Flotilla sugli attacchi e l’idea che la spedizione sia effettivamente in pericolo, cosa che fino a quel momento anche i grandi media amici non avevano ritenuto così convincente da meritare grande attenzione.
Il secondo attacco
Tra l’altro, di questo secondo attacco, che sarebbe avvenuto al largo delle coste di Creta, non vengono diffusi video come in occasione del primo al largo delle coste tunisine. Viene diffusa una sola foto in cui si vede un bagliore rossastro sopra ad una delle imbarcazioni, compatibile con un razzo di segnalazione. Nessuna immagine di danni.
Ad essere maliziosi verrebbe da ipotizzare che gli attivisti della Flotilla fossero così disperati per la scarsa attenzione mediatica da aver inscenato gli attacchi con petardi e razzi di segnalazione, che provocano piccoli incendi ma nessun danno, essendo privi di esplosivo. Lasciamo perdere le testimonianze dell’attacco sulle note degli Abba…
In ogni caso, dell’attacco di Creta non abbiamo alcuna prova, se non una foto in lontananza, è quindi verosimile che i media l’avrebbero trattato come il primo attacco, ovvero con un certo scetticismo.
Però stavolta il ministro Crosetto, di intesa con la premier Giorgia Meloni, decide di inviare una fregata, che diventeranno addirittura due con nave Alpino. E diventa un caso nazionale. Anzi, internazionale. Da sinistra si dà per scontato che dietro i presunti attacchi ci sia Israele, ovviamente senza alcuna prova degli attacchi e tanto meno degli eventuali autori. Dal governo e dal centrodestra non solo queste versioni non vengono contrastate, ma si allude a Israele.
La nostra richiesta al ministro Crosetto
Ora, dal momento che la decisione di inviare la Marina militare a scortare e assistere la Flotilla, definita dal ministro stesso “rilevante”, sembra aver avuto un ruolo decisivo, o comunque di un certo peso, nell’esplosione del caso mediatico, occorre chiedersi su quali basi il ministro della difesa l’abbia presa. Nel senso, se davvero la Flotilla, con italiani a bordo, era in pericolo, nulla quaestio, l’intervento era dovuto. Ma è qui che a nostro avviso occorre fare chiarezza.
L’unica spiegazione è una nota del ministro Crosetto del 24 settembre in cui si condanna l’attacco “condotto mediante l’uso di droni”, elementi che sembrano quindi già accertati, e si fa riferimento ad una “valutazione dell’accaduto” definita dallo stesso ministro “veloce e sommaria”. Lo stesso ministro, commentando ieri un retroscena di Repubblica, ha confermato l’esistenza di una “analisi del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Portolano” che alle 3.59 del 24 settembre avrebbe girato alla presidente del Consiglio.
Essendo trascorsi ormai dieci giorni dal presunto attacco che ha innescato il caso Flotilla e le proteste di questi giorni, dal nostro piccolo ci permettiamo di chiedere al ministro Crosetto di divulgare le conclusioni dell’indagine approfondita su quanto accaduto al largo delle coste di Creta che sicuramente (vogliamo sperare) il Ministero della difesa avrà condotto.
La Flotilla fu veramente attaccata da droni la notte tra il 23 e 24 settembre scorsi? E fu Israele l’autore dell’attacco? Quali prove ha raccolto in merito la Marina militare? Non vogliamo credere che il governo italiano abbia mosso una fregata sulla base di una “voce”.
Infine, abbiamo motivo di ritenere che il governo israeliano abbia condiviso con il governo italiano i documenti che provano i legami della Flotilla con Hamas. Queste prove sono state valutate, e con quale esito, mentre il governo si attivava per garantire alla Flotilla assistenza e mediazione politica?
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