Nel Regno Unito di Starmer minacciata persino la libertà d’espressione

Nella patria di Churchill aumentano i casi di chi per una opinione espressa sui social media perde il lavoro o addirittura viene incarcerato

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keir starmer

Sembra un paradosso, ma qualcuno ha addirittura suggerito di “esportare la democrazia” nel Regno Unito. Cerchiamo quindi di capire perché. Nessuno si aspettava che il premier laburista Keir Starmer avrebbe adottato politiche miranti a limitare la libertà di espressione nella nazione tradizionalmente più libera e tollerante d’Europa, culla del liberalismo classico e, nella Seconda Guerra Mondiale, per molto tempo unico argine allo strapotere degli eserciti nazisti.

E invece sta accadendo, e in una forma che definire “odiosa” è dir poco. Il fatto è che coloro che osano postare nei social network commenti sfavorevoli all’immigrazione incontrollata e all’eccessiva influenza islamica nei mass media non rischiano soltanto una reprimenda, ma addirittura il licenziamento o un soggiorno nelle prigioni di Sua Maestà.

Come si possa conciliare tutto questo con il tradizionale spirito critico e humour britannici non è dato sapere, e Starmer e il suo governo non sembrano affatto impressionati per le copiose critiche ricevute. Il premier laburista procede come un carro armato passando sotto silenzio gli attacchi che gli vengono mossi, oltre che dai conservatori, da un numero crescente di comuni cittadini.

L’infermiera licenziata

I casi ormai non si contano più. L’ultimo riguarda un’infermiera ormai vicina alla pensione, con 40 anni di servizio nel “National Health Service”, che ha pure ricevuto a Birmingham un premio alla carriera che si chiama “Pride of nursing”. La suddetta infermiera ha tuttavia pubblicato nei social network una serie di post nei quali criticava per l’appunto l’immigrazione incontrollata e l’eccessiva influenza della cultura islamica in scuole, università e mass media.

L’ospedale in cui lavorava ha allora aperto un’inchiesta interna mettendo sotto accusa i post in cui criticava musulmani e migranti. L’accusata ha cercato di giustificarsi ma non c’è stato nulla fa fare. Il tribunale interno del sistema sanitario britannico ha concluso che l’accusata ha violato le disposizioni del codice professionale, tra cui quella che obbliga a trattare le persone con gentilezza e compassione.

Il risultato è che l’infermiera, pur a fine carriera, è stata licenziata in tronco dall’ospedale per aver osato esprimere le proprie opinioni personali. Sui social network che, si badi, non sono una struttura pubblica. I giudici hanno voluto così rassicurare gli utenti britannici sugli standard di comportamento degli infermieri iscritti all’albo.

Vien da chiedersi cosa ne avrebbero detto Winston Churchill e altri paladini della libertà di espressione, e cosa sarebbe oggi il Regno Unito se simili procedure fossero state adottate quando solo Londra si contrapponeva ai grandi sistemi totalitari del secolo scorso.

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