
Chiunque abbia a che fare con l’informazione (una volta) mainstream ha sviluppato negli ultimi anni una regola che si è rivelata infallibile: più uno scandalo è ignorato dai media, più colpisce al cuore la Spectre globalista. Il fatto che l’esplosione del caso Minnesota, quella che sembra la più grande organizzazione a delinquere della storia, che avrebbe truffato il governo federale Usa per decine di miliardi di dollari ogni anno, ci abbia messo giorni e giorni prima di occupare uno strapuntino nelle homepage dei legacy media non è un caso.
Ancora più significativo è il fatto che si continui a non parlare della reazione viscerale di milioni di famiglie statunitensi, che si sono sentite tradite e insultate da un sistema di corruzione così sfacciato, portato avanti da una comunità di stranieri cui è stato fatto credere che il colore della loro pelle e la vicinanza ai Democratici gli avrebbe consentito di saccheggiare il denaro dei contribuenti fino alla fine dei tempi.
Vediamo quindi di capire come funzionava questa organizzazione criminale, chi le abbia consentito di operare per anni senza alcuna conseguenza e come questo scandalo si stia diffondendo a macchia d’olio in altre roccaforti democratiche, minando alle fondamenta la money machine che fornisce un fiume di denaro al partito dell’asinello.
Truffe sempre più sfacciate
La vicenda che ha scoperchiato il vaso di Pandora e rivelato le dimensioni di una truffa talmente enorme da lasciare basiti assomiglia a quello che oltreoceano chiamano slow motion train wreck, un deragliamento al rallentatore.
Le investigazioni sulle attività fraudolente che hanno dirottato nelle tasche di migliaia di immigrati somali residenti in gran parte nelle Twin Cities di Minneapolis-Saint Paul sono iniziate ben prima che si iniziasse a parlare di questo monumentale scandalo ma ci sono volute settimane prima che esplodessero sui social media.
Come riportato da un utile articolo riassuntivo pubblicato dall’affiliata Fox di Baltimora, a puntare i riflettori sul Gopher State è stato un post di Donald Trump dello scorso 21 novembre, nel quale il presidente accusava senza troppi giri di parole il governatore Tim Walz di aver permesso che il suo stato diventasse “un centro di attività fraudolente dirette al riciclaggio di denaro”.
La revoca del Temporary Resident Status nei confronti della numerosa e ben organizzata minoranza somala, che avrebbe derubato il governo federale di “miliardi di dollari” era stata considerata una delle tante sparate del presidente e, quindi, i media avevano potuto considerarla solo l’ennesima dichiarazione “razzista”.
In realtà, dietro a queste parole c’erano montagne di prove e un’investigazione approfondita in corso a livello federale. Tre giorni dopo lo US Attorney Office in Minnesota annunciò di aver messo sotto inchiesta il 78° sospetto di aver partecipato alla truffa miliardaria legata al programma federale Feeding Our Future, un 36enne somalo che, tramite due organizzazioni fantasma, aveva incassato milioni per servire oltre 40.000 pasti alla settimana a bambini in stato di indigenza.
In realtà queste organizzazioni non esistevano ed i pasti esistevano solo sulla carta. Questa è solo una delle tante inchieste che hanno visto l’enorme spesa sociale del Minnesota passata al microscopio per la prima volta, scoprendo ogni genere di truffa. 78 degli 86 individui coinvolti in queste organizzazioni sono immigrati somali, fatti arrivare e naturalizzati negli ultimi anni con il benestare del Partito Democratico locale e nazionale.
Lo scandalo si allarga
Nonostante i media facessero di tutto per ignorare queste accuse circostanziate e precise, il cerchio ha iniziato a chiudersi su Tim Walz e l’intero sistema corrotto che mantiene i Democratici al potere da decenni in Minnesota. Il 3 dicembre è toccato al chairman dello House Committee on Oversight and Government Reform James Comer sparare ad alzo zero, lanciando un’investigazione ufficiale del Congresso sulle frodi perpetrate all’interno dei programmi sociali dello stato del Minnesota.
Comer, un deputato repubblicano del Kentucky, ha chiesto al governatore e all’attorney general dello stato del Minnesota di fornire documenti, comunicazioni interne e ogni genere di record sulle truffe “monumentali” che sono state commesse durante le amministrazioni democratiche. Anche stavolta, i media mainstream hanno fatto finta di niente, ignorando la nuova investigazione e le prove fornite dal Congresso ma senza riuscire a silenziare del tutto quello che molti iniziavano a sospettare essere uno scandalo di proporzioni importanti.
Il 18 dicembre è toccato a Joe Thompson, First Assistant U.S. Attorney in Minnesota, annunciare di aver identificato altri sei truffatori, uno dei quali si è dichiarato colpevole, legati ad uno schema criminale che sottraeva decine di milioni a due programmi federali per l’assistenza a chi soffre di autismo e fornire servizi a casa agli anziani e alle persone afflitte da disabilità fisiche o mentali.
Gli accusati, tutti somali attorno ai 30 anni arrivati da poco in America, avevano messo in piedi truffe ingegnose per truffare il governo Usa. Un 27enne pagava soldi ai genitori nella comunità somala per far diagnosticare i propri figli come autistici per farli entrare in un suo programma che offriva sessioni di terapia individuali del tutto inventate: per il disturbo aveva incassato circa sei milioni di dollari.
Due altri imputati avevano trovato il modo di fregare il programma Housing Stabilization Services e incassare circa 3,5 milioni di dollari: una volta capito che si potevano fare “soldi facili”, si erano trasferiti in Minnesota da Philadelphia, un’accusa diretta al lassismo dell’amministrazione democratica.
Le frasi di Thompson durante una conferenza stampa sono un J’accuse devastante:
La frode non è insignificante, non è isolata, di una magnitudine incredibile. Quello che abbiamo visto in Minnesota non è un manipolo di malintenzionati che commettono dei crimini. Si tratta di un sistema di frode inaudito, su scala industriale. Sta corrodendo lo stato del Minnesota e costringendoci a ripensare tutto quel che sappiamo di come vanno le cose nel nostro stato.
L’autogol di Tim Walz
Chiamato in causa direttamente, Tim Walz si è degnato di rispondere con un comunicato stampa che passerà alla storia come uno degli esempi più sfacciati di spin mai visti. L’ex candidato alla vicepresidenza democratico ha avuto l’ardire di salutare con favore le accuse portate contro i truffatori, vantandosi degli sforzi fatti dalla sua amministrazione negli ultimi anni. Dopo aver dichiarato che lo stato del Minnesota “perseguirà con forza le frodi ad ogni livello di governo”, il comunicato riporta una frase che, col senno di poi, è un vero e proprio autogol da parte del governatore.
I nostri agenti ed analisti che si occupano di crimini finanziari e frodi sono estremamente esperti, addestrati e continueranno a lavorare e collaborare con altre agenzie investigative locali, statali e federali per estirpare ogni truffa.
Proprio quando Tim Walz iniziava a pensare di averla fatta franca anche stavolta, ecco la bomba atomica lanciata prima di Natale. Visto che i media si rifiutavano da anni di occuparsene, è toccato a Nick Shirley, intraprendente giornalista 23enne, tradurre questo scandalo in un evento mediatico impossibile da ignorare. Il video di 44 minuti pubblicato prima su X e poi su YouTube ha approfittato della calma festiva per diffondersi ovunque a velocità incredibile, superando in poche ore i 100 milioni di visualizzazioni grazie ai retweet da parte di Elon Musk e del vicepresidente J.D. Vance.
Il giovane giornalista ha scelto un metodo reso popolare da James O’Keefe ai tempi di Project Veritas: presentarsi armato solo di smartphone e microfono direttamente nelle sedi delle centinaia di ong che ricevono fondi pubblici per vedere come stanno usando i soldi dei contribuenti. Il video è un pugno allo stomaco delle tante famiglie americane che faticano a mettere assieme il pranzo e la cena, devastate dai conti da pagare, le rate della macchina o da assicurazioni mediche sempre più costose.
Cosa ha scoperto Nick? Che quegli asili che incassavano soldi per occuparsi di centinaia di bambini, in realtà non esistevano: i genitori (quasi tutti somali) arrivavano con la macchina, facevano scendere i bambini e li riprendevano dal retro, incassando qualche soldo per il disturbo. In un solo giorno di lavoro, il suo piccolo team ha verificato l’esistenza di frodi per un totale di 110 milioni di dollari.
“Farai la fine di Charlie Kirk”
Il ragazzo, nativo dello Utah, è stato contattato da una persona molto addentro al sistema dei benefit sociali del Minnesota che, una volta verificata l’enorme entità delle frodi, si è messo a ricercare in maniera certosina le prove delle truffe. L’uomo, che per evidenti ragioni di sicurezza preferisce farsi chiamare David, ha detto di essersi rivolto a chiunque a Minneapolis, dalla polizia agli investigatori statali, dai media locali ai politici, ricevendo sempre e comunque un “no, grazie”.
Nessuno, a suo dire, voleva andare a vedere come veniva spesa quella montagna di soldi: fino a quando gli immigrati somali avessero continuato a votare democratico, andare a fare il porta a porta ed agire da “truppe cammellate”, tutto andava bene.
Shirley, già piuttosto conosciuto in Utah per la sua attività giornalistica, ha intuito l’enormità della storia e si è recato in Minnesota con il suo piccolo team per scoperchiare il verminaio. Un successo che lo ha reso enormemente popolare ma che lo ha messo nel mirino di chi si è riempito le tasche con queste truffe monumentali, che gli ha giurato vendetta. Il giovane youtuber ha confermato recentemente di aver ricevuto minacce “serie e credibili” alla propria vita, tanto da costringerlo ad assoldare una ditta di private security 24 ore al giorno.
L’accusa più grave, però, è rivolta a Tim Walz: il Quality Learning Centre di South Minneapolis, apparso nel video come del tutto vuoto, inadatto alla cura dei bambini e privo di insegnanti a libro paga, era stato recentemente ispezionato dalle autorità locali che, secondo il rapporto, non avevano riscontrato alcuna irregolarità. Il sospetto è che qualcuno avesse avvisato in anticipo i responsabili così da consentirgli di fare una messa in scena credibile. In tal caso, a finire in galera non sarebbero solo i delinquenti somali ma anche parecchi impiegati dell’amministrazione democratica di Tim Walz.
Patel: “L’inchiesta è appena iniziata”
Il lavoro egregio di Nick Shirley, che ha confermato durante il podcast di Patrick Bet-David di esser stato l’ultimo ospite ad aver partecipato allo show di Charlie Kirk prima del suo assassinio lo scorso 8 ottobre, è un atto di accusa non solo nei confronti del Partito Democratico del Minnesota ma anche dei media tradizionali locali e nazionali che, prima, hanno ignorato le tante segnalazioni di frodi e poi hanno fatto di tutto per insabbiare lo scandalo.
Le centinaia di milioni di visualizzazioni hanno scatenato un dibattito pubblico furibondo e un’ondata di indignazione da parte dei tanti americani che lavorano duro, pagano le tasse e si sentono vittime di un sistema che sembra premiare solo chi sfrutta la generosità del popolo americano per riempirsi le tasche.
La reazione di Tim Walz non ha fatto altro che peggiorare la situazione, come le accuse ripetute di razzismo lanciate dalla comunità somala nei confronti di Shirley e di chiunque voglia verificare come vengono spesi i soldi dei contribuenti.
L’enorme successo del video ha convinto l’amministrazione Trump ad aumentare la pressione e destinare risorse aggiuntive a questo caso: il 28 dicembre, il direttore dell’Fbi Kash Patel ha annunciato di aver inviato un gran numero di investigatori in Minnesota per smantellare questa organizzazione a delinquere. Dopo aver smantellato una frode per oltre 250 milioni di dollari destinati ai bambini vulnerabili durante la pandemia, Patel si è detto sicuro che le truffe sono ben più numerose.
L’Fbi crede che questa sia solo la punta di un iceberg davvero enorme. Continueremo a seguire le tracce dei pagamenti e proteggere i bambini. Questa investigazione è appena all’inizio.
Controlli severi
Visto che questa organizzazione criminale coinvolge in larghissimo numero immigrati recenti negli Stati Uniti, il Dipartimento della Homeland Security ha voluto verificarne lo status, per accertarsi che questi cittadini non siano entrati nel Paese in maniera fraudolenta. In un video pubblicato sul profilo ufficiale su X, si vedono gli agenti andare porta a porta nelle sedi di queste ong farlocche e verificare di persona cosa stia succedendo.
Il 29 dicembre il Dhs ha affermato che gli agenti “stanno conducendo un’enorme operazione per identificare, arrestare e rimuovere dal Paese i criminali che stanno frodando il pubblico americano. Estirperemo alla radice queste frodi efferate che hanno colpito il Minnesota”.
Il colpo più duro è arrivato il giorno dopo, quando il vicesegretario del Dipartimento di Health and Human Services Jim O’Neill ha annunciato che ogni pagamento relativo alla cura dei bambini diretto al Minnesota è stato congelato fino a quando non si farà chiarezza su questo sistema criminale. Da oggi ci saranno controlli molto più severi sugli operatori degli asili o di ogni altro programma di assistenza. Allo stato del Minnesota si chiederanno i registri delle presenze, le licenze degli insegnanti, i risultati delle ispezioni e molto altro prima di autorizzare il pagamento di un solo centesimo.
Anche se i soliti critici hanno gridato allo scandalo, dicendo che a soffrire saranno i bambini del Minnesota, le loro rimostranze sono rimaste lettera morta: gli americani non saranno soddisfatti fino a quando questa mala pianta non sarà estirpata del tutto.
Casi in Ohio e Massachusetts
Come spesso succede in questi casi, una volta spalancato il vaso di Pandora, iniziano a spuntare casi simili in altri stati, tutte frodi condotte in maniera preponderante dalla comunità somala e che sarebbero costati miliardi su miliardi al governo federale statunitense.
I primi segnali preoccupanti sono arrivati dallo stato dell’Ohio, dove una tra le prime a suonare l’allarme è stata Mehek Cooke, avvocatessa di origine indiana e trumpiana di ferro. La Cooke ha puntato i riflettori su una frode che coinvolgerebbe il Medicaid dello stato, schema dedicato all’assistenza agli anziani e che consentirebbe a molti somali di incassare fino a 250.000 dollari all’anno senza muovere un dito.
La truffa è semplice: “convincere” un medico compiacente con tangenti o minacce a diagnosticare malattie inesistenti ad anziani perfettamente autosufficienti per poi mandare il conto dell’assistenza necessaria allo stato dell’Ohio. Secondo l’avvocatessa, non si tratta di un problema esclusivamente somalo ma mostra come queste richieste di rimborso siano spesso approvate senza alcuna verifica: “Spesso quelle persone che sarebbero bloccate a letto da una malattia si fanno ritrarre sui social media mentre ballano ad una festa o roba del genere. È una truffa bella e buona”.
L’affiliata della Abc di Columbus ha iniziato un’inchiesta su un gran numero di asili fantasma che sarebbero spuntati nel giro di pochi mesi in un centro commerciale in crisi. Anche in questo caso, molti di questi asili sarebbero stati messi in piedi da esponenti della comunità somala, la seconda per numero dopo quella del Minnesota, con circa 60.000 membri che vivono a Columbus.
Se il portavoce del governatore repubblicano Mike DeWine si è affrettato a difendere il sistema di investigazione anti-frode dello stato, da sempre fondamentale nelle presidenziali, continuano a spuntare nuove segnalazioni ovunque.
In Massachusetts, invece, non si parla ancora di inchieste ma ha fatto scalpore la dichiarazione sui social media di un’ex assistente sociale che ha lanciato l’allarme su truffe relative ai voucher per l’assistenza ai bambini garantiti dallo stato. Molti asili sistematicamente le impedivano di accedere ai bambini che avevano in cura mentre continuavano a ricevere soldi pubblici. Dopo aver lasciato il programma, l’ex assistente sociale ha denunciato come “quando avevo un appuntamento per verificare le condizioni di un bambino che riceveva i voucher per l’assistenza, non mi facevano mai entrare, senza alcuna eccezione”.
Il vero bubbone? 70 miliardi in California
La cosa più preoccupante? Non siamo che all’inizio. L’indagine pubblicata lo scorso 11 dicembre dallo State Auditor della California, organismo indipendente che sorveglia sullo stato delle finanze pubbliche del Golden State, ha messo nel mirino otto agenzie statali che avrebbero sprecato una quantità spaventosa di soldi: oltre 70 miliardi di dollari.
Il conto fa rabbrividire: 24 miliardi sprecati nell’assistenza ai senzatetto, 18 nella linea ad alta velocità Los Angeles-Sacramento senza posare un solo binario, 31 miliardi di assegni di disoccupazione fraudolenti e un’infinità di progetti fallimentari, dalla gestione delle dighe al nuovo sistema del 911 (il 113 americano), costato oltre 70 milioni e peggiore del precedente.
La situazione è talmente grave che perfino il deputato Ro Khanna, eletto nella Silicon Valley e che starebbe per annunciare la sua candidatura alla nomination democratica, ha annunciato su X che richiederà al più presto un audit indipendente delle finanze della California.
Nel 2026 lavorerò su base bipartisan all’interno del comitato per l’Oversight del Congresso per richiedere audizioni sui programmi ad alto rischio dei governi statali, inclusa la California, che hanno condotto a pagamenti illegali ed errori nell’identificazione dei beneficiari. Lavorerò anche ad una legge che richieda un completo audit condotto in maniera indipendente del budget della California.
Se il chiaro obiettivo è di danneggiare un potenziale rivale alla nomination, l’enormità del bubbone è troppo grande per essere ancora ignorata. Anche se i media mainstream fanno di tutto per buttarla in politica, dicendo che il conto è “un’invenzione dei MAGA”, la situazione è peggiorata ulteriormente quando è entrato a gamba tesa il solito Donald J. Trump.
Durante una celebrazione per l’ultimo dell’anno, il presidente ha lanciato una bordata nei confronti di Newsom: le frodi in Minnesota impallidiscono di fronte all’enormità degli sprechi in California, “due stati corrotti guidati da governatori corrotti”. Ancora presto per dire come finiranno queste inchieste ma una cosa è certa: questo 2026 potrebbe offrirci parecchie sorprese – e manette.
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