Trump: che noia l’inutile G7 e l’impotente Ue

Il presidente Usa non ama perdere tempo con riunioni inutili e di facciata, preferendo vedere di persona gli autocrati di cui è ufficialmente nemico

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Del carattere di Donald Trump abbiamo ormai imparato a conoscere tutto o quasi. L’imprevedibilità innanzitutto, che rende assai difficile prevedere, almeno in linea di massima, le sue mosse future. Il presidente Usa cambia opinione spesso, e a ritmo tale da sorprendere i suoi stessi collaboratori.

Ma, in fondo, lo sapevamo già, basta rammentare i quattro anni del suo primo mandato alla Casa Bianca. Si conosce anche la sua tendenza a litigare con le persone a lui vicine. In questo senso il litigio con Elon Musk, per quanto molto importante per la caratura del personaggio, è solo l’ultimo della serie.

Certamente Trump non è un fine diplomatico, probabilmente neppure gli interessa esserlo, è abituato a parlare senza peli sulla lingua, soprattutto se ritiene importante il tema sul tappeto.

L’esclusione della Russia dal G7

Molti hanno commentato in modo assai negativo la sua sbrigativa partenza dal G7, prima che la  riunione si concludesse in modo ufficiale. Perché meravigliarsi, tuttavia? Il tycoon newyorkese ha più volte fatto capire che, così com’è oggi strutturato, il G7 non lo convince affatto.

Ha detto senza giri di parole di non aver per nulla condiviso l’espulsione di Vladimir Putin e della Federazione Russa dal consesso, poiché è convinto che la presenza russa avrebbe contribuito a diminuire le tensioni con l’Ucraina, manifestatesi quando Kiev rifiutò di riconoscere l’autonomia delle due repubbliche del Donbass, imponendo altresì l’ucraino come unica lingua ufficiale in una regione in gran parte russofona.

D’altra parte Trump, con Putin, riesce sempre a intendersi, non diversamente da quanto accadeva a Silvio Berlusconi. E continua a ripetere che la diretta presenza russa nell’ex G8, ora diventato G7, contribuiva a stemperare le tensioni.

L’impotente Ue

Altrettanto chiaro è un altro fatto. Il presidente Usa non sopporta il bizantinismo di un’Unione europea guidata, almeno in teoria, da Ursula von der Leyen, e che è in realtà dominata dalla mastodontica burocrazia di Bruxelles. Né sopporta alcuni leader europei (caso emblematico è Macron) che pensano di essere molto più importanti di quanto siano in realtà.

A Trump, insomma, non piacciono le sceneggiate, e ritiene che tali siano le riunioni del G7. A riprova di un grande realismo, il tycoon ha pure affermato che vedrebbe di buon occhio l’ingresso della Cina, nonostante la tensione costante tra Pechino e Washington sul nodo di Taiwan.

Il presidente Usa non vuole perdere tempo con riunioni inutili e di facciata, preferendo vedere di persona gli autocrati di cui è ufficialmente nemico.

Sul tutto pesa la permanente impotenza dell’Europa sul piano della politica mondiale. Zelensky ha capito da tempo che, senza il supporto americano, non potrà cavarsela, e che la solidarietà di Bruxelles gli serve poco. I molti commenti anti-trumpiani che fioccano sui media europei e italiani lasciano insomma il tempo che trovano. La Ue, nonostante le pretese, non può fare da sola, e l’unica strategia possibile è tentare il riavvicinamento tra le due sponde dell’Atlantico.

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