Trussonomics, la crisi è politica: partito della spesa e isteria dei media

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Nel Partito Conservatore britannico si è aperta una frattura del tutto inattesa. Ma se non ricomposta, e presto, la lacerazione rischia di favorire l’affermazione del Labour Party alle prossime elezioni generali da tenersi a cavallo di 2024-2025 e di pregiudicare l’immagine internazionale del Regno Unito.

One Nationist vs Thatcheriani

Da un lato, c’è la fazione dei One Nationist, che sono maggioritari nel gruppo parlamentare. Essi sono centristi e sostengono politiche di perseguimento dell’interesse generale, da eseguire anche attraverso l’espansione del perimetro dello Stato e l’aumento della spesa pubblica.

Si ispirano lascamente a Benjamin Disraeli, e nel leadership contest per la sostituzione di Boris Johnson alla guida del partito hanno sostenuto l’ex Cancelliere dello Scacchiere Rishi Sunak.

Dall’altro lato, c’è l’ala thatcheriana, che è minoritaria nel gruppo parlamentare, ma maggioritaria nella base del partito. I thatcheriani sono conservatori classici e sostengono la necessità di politiche anticicliche di stimolo alla crescita economica, da perseguirsi anche attraverso tagli alle tasse e stretta disciplina fiscale. Nel leadership contest, hanno sostenuto l’ex Foreign Secretary Liz Truss.

Proprio l’esito del leadership contest, sgradito all’élite del partito, è all’origine del conflitto. Il gruppo parlamentare, battuto dal voto popolare, ha proposto di cambiare lo Statuto del partito per lasciare ai soli deputati la scelta del leader, schierandosi contro un modello di governance in vigore dal 1834.

Da allora, i ribelli hanno sistematicamente indebolito il primo ministro Truss. Nel processo, Micheal Gove, il Dottor Sottile Tory, non ha smentito la sua fama di cospiratore: appena il tempo di formare il nuovo governo, e l’ex Cancelliere del Ducato di Lancaster ha aperto le manovre di destabilizzazione del leader.

Interrogato in proposito, il Business Secretary Jacob Rees-Mogg ha risposto con l’aplomb di sempre. Ad un giornalista che gli chiedeva se “Michael Gove fosse un serpente traditore”, ha risposto: “Non saprei se Michael appartenga ad una particolare razza rettiliana, ma appare appassionato agli intrighi della politica”.

Il mini-budget

Il redde rationem tutto interno ai Tories è stato innescato dal mini-budget. La manovra correttiva del Cancelliere Kwasi Kwarteng prevedeva circa 43 miliardi di sterline di tagli alle tasse, per favorire investimenti, innovazione e rischio, e circa 80 miliardi di emissioni sovrane per un finanziamento ponte di due anni per i sussidi alle bollette energetiche, da riassorbire attraverso il passaggio del pricing dell’energia al modello del CFD e l’emissione di nuove licenze estrattive nel Mare del Nord.

Incalzati dai ribelli alla Camera dei Comuni, la premier e il cancelliere hanno dovuto fare marcia indietro e rimandare l’entrata in vigore della riduzione dell’aliquota fiscale massima sul reddito dal 45 al 40 per cento.

Dal punto di vista economico, si tratta di una parte marginale del mini-budget, che investe 600.000 contribuenti con un costo netto sul piano di soli due miliardi. Ma dal punto di vista della percezione, è apparso come un segnale di debolezza da parte dell’Esecutivo.

La reazione dei media e dei mercati

I media, in particolare l’Economist e il Financial Times, dopo aver espresso opposizione ai tagli fiscali, hanno dato grande evidenza alla reazione dei mercati, enfatizzando il calo della sterlina, accusando il programma economico di Truss-Kwarteng di essere spericolato, e denunciato l’apparente distonia tra una politica fiscale di tagli alle tasse e una politica monetaria di aumento dei tassi.

La realtà dei fatti è piuttosto diversa. Il mini-budget ha innescato il repricing degli asset finanziari e la riallocazione del capitale tra classi di rischio. Dopo l’accelerazione dei flussi determinata dallo sconto delle informazioni, la sterlina è cresciuta dell’11 per cento in tre sedute di negoziazione e il rendimento del Gilt 10Y si è assestato al 4 per cento.

Alla data di questo articolo, il valore del CDS a 5 anni sull’UK è 42,75. Questo valore rivela una probabilità implicita di default dello 0,71 per cento, su un tasso di recupero ipotizzato del 40 per cento. Per mettere i dati in prospettiva, il BTP italiano 10Y paga il 4,9 per cento, mentre il valore del CDS a 5 anni sull’Italia è 144,20. Questo valore rivela una probabilità implicita di default del 2,40 per cento, su un tasso di recupero ipotizzato del 40 per cento.

Lo shock Reagan-Volcker

Tagli alle tasse e aumenti dei tassi di interesse simultanei non sono affatto inediti. Negli anni ’80, gli Stati Uniti erano afflitti da un’inflazione rampante a due cifre, con i prezzi dell’energia alle stelle. La crisi fu risolta proprio grazie a questo policy mix.

Il presidente degli Stati Uniti Ronald W. Reagan ha operato un primo taglio delle tasse nel 1981 con il Recovery Tax Act e un secondo nel 1986 con il Tax Reform Act. Allo stesso tempo, il presidente della Federal Reserve Paul A. Volcker creò due brutali, ma di breve durata, recessioni artificiali attraverso la politica monetaria.

La Fed ha dapprima inasprito rapidamente la politica monetaria per raffreddare l’inflazione; quando l’economia è caduta in recessione, una serie altrettanto rapida di tagli aggressivi dei tassi di interesse ha fornito lo stimolo per invertire il rallentamento. La strategia ha funzionato.

Alla fine degli anni ’80, l’inflazione diminuì, l’economia si riprese e i manuali di economia codificarono la manovra come “shock Volcker”.

Un errore il dietrofront

Il primo ministro e il Cancelliere dello Scacchiere e, soprattutto, la Banca d’Inghilterra conoscono bene la storia economica. È quindi sbagliato affermare, come ha fatto parte della stampa internazionale, che la posizione fiscale di Truss sia in contrasto con la BOE.

Il governatore della Banca d’Inghilterra, Andrew Bailey, si è posizionato saldamente nel territorio di Volcker e non sembra temere di condurre lui stesso uno shock Volcker per sistemare l’economia.

Truss e Kwarteng non avrebbero dovuto mostrare incertezze sul taglio dell’aliquota del 45 per cento. Anche se di poco conto sul piano economico, essa mantiene il Regno Unito al livello di pressione fiscale più elevato dai tempi del governo socialista di Clement Attlee.

Durante i 3 governi Blair, l’aliquota fiscale massima era il 40 per cento. La marcia indietro rischia di delegittimare i tagli fiscali e rafforzare l’opposizione laburista, offrendogli l’opportunità di attaccare ogni elemento del piano economico.

Il partito della spesa

La fronda Tory ha scelto il timing peggiore per regolare i conti interni al Partito.

Il partito trasversale della spesa pubblica (rectius il partito trasversale dell’oppressione fiscale) è cresciuto durante gli 11 anni di Big Society policies e si è fatto Leviatano grazie agli interventi pubblici deliberati in risposta alla pandemia da Covid-19.

Truss, avendo scelto di attaccare gli interessi consolidati formatisi negli interstizi della lievitazione della spesa pubblica, deve fare opposizione stando al governo. Per farlo dovrà saper costruire una narrativa convincente.

La punchline c’è: l’UK non è attraversato da una crisi finanziaria, ma ha un problema con l’isteria del sistema dei media.

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