
Nel cuore di uno dei conflitti più complessi del nostro tempo, la verità rischia continuamente di essere sommersa da propaganda e narrazioni ideologiche. La guerra tra Israele e Hamas è uno di quei casi in cui le emozioni, l’indignazione selettiva e i dati gonfiati hanno finito per offuscare il fatto più semplice e brutale: Hamas ha scatenato questa guerra il 7 ottobre 2023 con un attacco terroristico barbaro. Da quel momento, Israele è in guerra.
Eppure, per molti osservatori occidentali, il diritto di Israele a difendersi è un fastidio da minimizzare. Così nascono i sostenitori inconsapevoli dell’estremismo islamico: giornalisti, attivisti, commentatori che ripetono acriticamente i numeri forniti dal “Ministero della salute” di Gaza – un organo controllato da Hamas – senza porsi nemmeno il problema della loro attendibilità.
La verità sui numeri
Secondo l’ultimo rapporto pubblicato nel novembre 2024 dall’Ufficio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (UNCHR), sono stati verificati circa 8.119 civili morti nella Striscia di Gaza tra novembre 2023 e aprile 2024. È un numero tragico, ma già molto inferiore rispetto alle cifre gonfiate da Hamas, che parlano di oltre 30.000 vittime civili nello stesso periodo.
Il rapporto Onu sottolinea le difficoltà nel verificare i numeri effettivi, ma offre comunque un quadro più serio e documentato. È la conferma che Hamas strumentalizza la tragedia per fini politici, manipolando la sofferenza del proprio popolo per delegittimare Israele.
Non sono solo rapporti Onu a sollevare dubbi. Diversi centri di ricerca e organizzazioni indipendenti hanno evidenziato gravi incongruenze nei dati forniti da Gaza. La Henry Jackson Society (Regno Unito) ha mostrato come molte vittime maschili adulte siano state classificate come donne o bambini, per gonfiare le cifre delle vittime civili. Inoltre, tra i morti sono stati inseriti decessi naturali e vittime interne, attribuendoli falsamente a Israele.
Il Washington Institute for Near East Policy ha rilevato che, da novembre 2023, il “Ministero della salute” di Gaza ha iniziato a basarsi su fonti mediatiche e non su dati ospedalieri verificati. Questo ha portato a una sottorappresentazione delle vittime potenzialmente combattenti.
UK Lawyers for Israel (UKLFI) ha identificato manipolazioni evidenti, come l’inclusione di morti non legate al conflitto, criticando i media internazionali che diffondono questi numeri senza verifica.
Le misure senza precedenti dell’IDF
A differenza di quanto si vuol far credere, Israele ha implementato misure straordinarie per ridurre al minimo le vittime civili: dagli avvisi telefonici ai volantini per evacuare, dai colpi di avvertimento (“roof knocking”) all’annullamento in tempo reale dei raid in presenza di civili. Il portavoce dell’IDF ha dichiarato che per ogni militante ucciso, muoiono circa due civili: un rapporto tra i più bassi in guerra urbana contro un nemico che si nasconde tra i civili.
Aiuti come armi
Israele ha permesso l’ingresso di ingenti quantità di aiuti umanitari. Ma Hamas li ha sistematicamente sequestrati, bloccando i camion, razziando le scorte e affamando i civili per alimentare la pressione internazionale contro Israele. Lo hanno denunciato anche ong internazionali e fonti Onu.
Nuovo sistema di distribuzione
Per evitare questi abusi, Israele — in coordinamento con gli Usa e agenzie umanitarie — ha istituito un nuovo piano di distribuzione. Prevede quattro centri di distribuzione, situati soprattutto nel centro e nel sud della Striscia, ciascuno destinato a servire circa 300.000 persone, per raggiungere fino a 1,2 milioni di gazawi, circa il 60% della popolazione. Nei primi due giorni di apertura sono stati distribuiti già più di un milione di pasti. E i centri di distribuzione non sono ancora a pieno regime.
Il sistema è organizzato in modo da escludere Hamas e tutelare i civili. L’accesso è consentito a un rappresentante per famiglia, previa identificazione. Una registrazione dettagliata viene incrociata con i database delle ong. Il beneficiario attraversa un percorso controllato e sorvegliato, riceve un kit proporzionato al numero dei familiari, e viene registrato anche all’uscita. In alcuni casi, è possibile restare all’interno dei centri, considerati zone protette e sterili.
Israele valuta di rendere pubblici i dati su ingressi e uscite, in nome della trasparenza.
Le proteste dei palestinesi
A partire dal 25 marzo 2025, centinaia di palestinesi sono scesi in strada da Beit Lahiya a Khan Younis per protestare contro Hamas. Hanno chiesto la fine della guerra e la fine del regime fondamentalista che li governa. Per la prima volta, le voci del popolo palestinese si sono levate non contro Israele, ma contro i propri carcerieri.
La risposta di Hamas è stata brutale: almeno sei manifestanti giustiziati, altri frustati pubblicamente o arrestati. Una repressione feroce che svela, ancora una volta, la vera natura di Hamas: non una resistenza, ma una dittatura armata.
La guerra della verità
Questa guerra si combatte anche su un altro fronte: quello dell’informazione. Ed è proprio qui che Hamas ha trovato nei sostenitori inconsapevoli il suo alleato più efficace. Intellettuali, influencer, politici occidentali che ripetono slogan, diffondono numeri non verificati e prestano la loro voce a chi bombarda gli aiuti, usa bambini come scudi umani, e scava tunnel sotto scuole e ospedali.
La verità è scomoda, ma necessaria. Israele sta combattendo un nemico che non ha alcun rispetto per la vita — né israeliana né palestinese. Difendersi da Hamas significa anche difendere i civili di Gaza da chi li tiene in ostaggio. E chi davvero vuole la pace, deve partire da qui.