L’ambiguità dei progressisti che non ce la fanno a condannare le piazze violente

Da molto tempo si assiste ad assalti violenti alle forze dell'ordine da parte di gruppi extraparlamentari, ma che proprio nelle sedi istituzionali ricevono appoggio e comprensione

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Una parte consistente dell’opposizione italiana ama farsi chiamare “progressista”, con ciò rivendicando una sorta di superiorità politica e morale rispetto agli avversari. Non si scopre nulla di nuovo, tuttavia, notando che la parola “progresso” è molto ambigua e muta significato a seconda di chi la usa.

Ciò significa che ciò che rappresenta il progresso per alcuni può assumere, per altri, connotati negativi. Del resto, negli ultimi secoli, sono stati proprio i filosofi a rimarcare che la parola “progresso” dovrebbe essere usata con grande parsimonia, o addirittura abolita. Filosofi della scienza come Thomas Kuhn e Paul Feyerabend hanno addirittura negato che si possa parlare di progresso scientifico.

Il problema è che i politici progressisti che siedono nel nostro Parlamento – e non parlo, quindi, di movimenti extraparlamentari – sono convintissimi di aver ragione su una serie di questioni assai spinose, e mi limito a citarne una. Da molto tempo ormai si assiste ad assalti violenti alle forze dell’ordine durante manifestazioni indette e organizzate da gruppi non rappresentati in Parlamento, ma che proprio nelle sedi istituzionali ricevono appoggio e comprensione.

Ogni volta che si propone di inasprire le pene per gli aggressori e di scoraggiare gli assalti a poliziotti e carabinieri, gli esponenti progressisti insorgono invocando il diritto di manifestare. Andrebbe tutto bene se la situazione fosse normale, mentre invece non lo è affatto.

Dopo ogni manifestazione, quando si fa la conta dei feriti, balza sempre all’occhio che, a farne le spese, sono in primo luogo i membri delle forze dell’ordine. Parlando solo dell’anno in corso, sono stati feriti 242 agenti, un numero enorme. Sarebbe opportuno che i progressisti comprendessero finalmente la gravità del problema, senza scaricare la colpa sugli agenti che sarebbero “male addestrati”.

Scusa davvero ridicola e che nasconde un’ambiguità di fondo. I progressisti parlano spesso di rivoluzione ma, a differenza della vecchia sinistra marxista, non si comprende che cosa intendano con tale termine, se non un generico caos difficile da gestire nelle piazze.

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