Non è la mia bandiera: tenetevela

Ridicola la campagna eurolirica social "This is my flag" per rispondere alle critiche (fondate) degli Usa. L'Ue si crede potenza morale quando non è nemmeno una potenza politica

5.7k 11
ue_bandiera_euronews

Negli ultimi giorni i social si sono riempiti di bandierine blu stellate, post indignati, slogan europeisti tradotti in un inglese un po’ scolastico e una narrativa che suona più o meno così: “L’Europa è sotto attacco, difendiamola con un hashtag”.

Slogan: This is my flag.

Risposta: bene, tenetevela.

Perché c’è qualcosa di profondamente comico – ma non nel senso simpatico – nel vedere un intero continente reagire alla nuova National Security Strategy americana come un adolescente che si sente offeso dalla professoressa che gli ricorda che deve studiare. Gli Stati Uniti scrivono un documento strategico di politica reale, pura, pieno di numeri, analisi e previsioni. L’Europa? Risponde con grafiche in png e qualche dichiarazione stizzita.

Critiche fondate

La verità, che piaccia o no, è che le critiche americane sono fondate. Non perché Washington sia infallibile, ma perché è ormai impossibile negarlo: questa Unione europea ha smesso da tempo di essere un progetto economico, si è impantanata (fortunatamente) in quello politico e si è trasformata in un gigantesco ufficio regolatorio. Bella, pulita, educata, corretta – e completamente irrilevante nello scacchiere globale.

Gli Usa ti dicono che non spendi abbastanza per la tua difesa? Risposta europea: cambiamo la foto profilo.

Gli Usa ti fanno notare che senza la Nato saresti nudo davanti alle minacce? Risposta europea: retweet indignato.

Gli Usa ti fanno presente che ti stai auto-affondando con burocrazia, tasse e regole che neanche Tolkien avrebbe saputo immaginare? Risposta europea: “This is my flag”.

Una potenza morale

La verità è che l’Europa ha un problema gigantesco, enorme, ma molto semplice: si crede una potenza morale quando non è nemmeno una potenza politica. Ha la presunzione delle superpotenze, ma la forza degli stati medi. Ha la voce dei grandi, ma il peso dei piccoli. E, soprattutto, una classe dirigente convinta che basti affermare i propri valori per renderli reali.

La bandiera blu con le dodici stelle? Sì, è bella. È elegante. È simbolica. Ma a cosa serve una bandiera se non c’è un esercito sotto? A cosa serve un motto se non c’è una strategia dietro? A cosa serve “l’identità europea” se gli stessi che la sbandierano non hanno il coraggio di difenderla?

Gli americani hanno scritto nero su bianco che l’Europa non è pronta per il mondo che arriva. E a me pare l’analisi più onesta che qualcuno abbia fatto sul nostro continente negli ultimi vent’anni. Non è ostilità: è realismo. Non è un attacco: è una diagnosi. Il problema è che non c’è peggior malato di chi, davanti all’incendio, si limita a spalancare la finestra sperando che l’odore di bruciato esca da solo.

Tenetevela

“This is my flag”? Perfetto: sventolatela pure. Ma non aspettatevi che basti una bandiera a trasformare un gigante burocratico in un attore geopolitico. Non basta una grafica per compensare anni di scelte sbagliate, incapacità di assumersi responsabilità, paralisi decisionale, dipendenza militare, energetica e tecnologica da altri.

E allora, sì: continuate pure con la campagna social. Sventolate la bandiera, fatevi coraggio, convincetevi che state reagendo. Io, da europeo non ingenuo, dico un’altra cosa: questa bandiera, così com’è, tenetevela. Quando tornerà a rappresentare forza, libertà e responsabilità – allora ne riparliamo.

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version