Suicidi: le morti silenziose di cui nessuno parla

Un fenomeno spesso dimenticato dai grandi media ma dai numeri spaventosi e purtroppo in crescita, anche per gli effetti del triennio pandemico

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Nelle ultime settimane si è parlato tanto di femminicidi e di violenza sulle donne. Un tema, anzi un problema, tremendo e assolutamente degno dell’attenzione riservatagli. Tuttavia, oggi vorrei porre l’attenzione su un problema non meno importante, ma spesso dimenticato dai grandi media, che forse ci riguarda tutti più di quanto non crediamo: il suicidio.

I numeri

Provate a pensare, anzi sforzatevi di pensare a quante volte nei telegiornali sentite la parola “suicidio”. Probabilmente il primo pensiero che vi viene è il suicidio assistito, l’eutanasia, le battaglie di Marco Cappato, ma credetemi non sono numeri rilevanti. Magari vi ricordate di qualche notizia di imprenditori che hanno commesso suicidio dopo il fallimento della loro azienda, forse vi ricordate due o tre notizie così.

Tuttavia, se realmente i telegiornali dovessero riportare i nomi delle persone morte suicide ogni giorno, dovrebbero dedicarvi almeno tre edizioni. I suicidi in Italia sono 4.000 ogni anno, 300 al mese. Uno ogni 8 ore. Numeri spaventosi che già da soli bastano a comprendere la gravità del problema.

Ma andiamo più nel profondo. L’80 per cento dei suicidi sono commessi da uomini, la cui salute mentale appare quindi molto più trascurata di quella delle donne. Inoltre, la maggior parte dei suicidi avviene nelle zone del centro-nord, in particolare nelle aree di periferia. Altro dato spaventoso riguarda l’età dei suicidi: per gli uomini si arriva a 20 suicidi ogni 100.000 per gli over 70 e 4 ogni 100.000 per le donne della stessa fascia d’età; dunque, gli anziani sono i più fragili sotto questo punto di vista.

Le cause

Le cause di suicidio sono varie, ma le principali sono in fondo sempre le stesse: difficoltà economiche, solitudine, stress. La conferma di ciò si ha anche osservando il trend dei suicidi in Italia: in calo dagli anni Novanta fino ai primi anni 2000 e poi in risalita dopo la crisi del 2008.

Il numero di suicidi è strettamente correlato alla patologia più diffusa in assoluto nel nostro Paese: la depressione, che secondo l’Istat colpisce 2,8 milioni di persone, il 5,4 per cento degli over 15.
Ad aggravare la situazione dei suicidi ci hanno pensato sotto molti aspetti la pandemia di Covid-19 e le politiche restrittive adottate, le quali hanno accentuato le difficoltà personali, aumentando il numero di persone colpite dalla depressione.

Le risposte della politica

Dopo le decine di proclami politici contro la violenza sulle donne che hanno portato all’approvazione di vari ordini del giorno per estirpare questo male, ci si dovrebbe aspettare una risposta dalla pari fermezza su questo tema. Alla politica spetta il compito di intervenire per ridurre il più possibile questa strage silenziosa.

In primis, alla politica spetta il compito di garantire una solida e stabile crescita economica, poiché laddove vi è incertezza del futuro vi sarà più propensione al suicidio. Questa crescita dev’essere però compatibile con rapporti di lavoro sani e basati sull’equità, cercando di porre un rimedio a quegli episodi di sfruttamento contro cui i sindacati sono spesso inefficaci.

In secondo luogo, alla politica spetta il compito di intervenire per garantire un accesso libero e facilitato alle cure psicologiche. Molto buona in questo senso è stata la conferma del bonus psicologo nella legge di bilancio 2024. L’augurio è che il Parlamento scacci via le ultime critiche stanziando per esso le risorse necessarie pur nel rispetto di una finanza pubblica sana.

Tuttavia, ad oggi il compito più grande della politica dovrebbe essere di dare speranza e unire il Paese. Compito estremamente complesso in un contesto politico ormai estremamente polarizzato, con sempre meno punti di contatto tra destra e sinistra. Forse il vero punto di contatto dovrebbe essere l’orgoglio nel riconoscersi italiani. Perché in fondo il fatto di essere italiani è parte integrante dell’identità di una persona ed è proprio dal non sapere chi davvero si è che spesso sorge la depressione. Tuttavia, questo aspetto appare molto di rado negli ideali di molte parti politiche.

Al di là di ciò che la politica può fare, è bene ricordare che la depressione ed il suicidio sono temi che possono entrare nella vita di chiunque e che quindi è compito di tutti parlarne e stare attenti alle persone più care. A quelle persone che magari sono le più allegre e divertenti che conosciamo, che ridono sempre anche quando a noi verrebbe da piangere. Perché a volte, anzi spesso, l’ombra del suicidio si nasconde dietro il più splendente dei sorrisi.

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