Con un Erdogan che avanza, un’Europa che indietreggia

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Se un giorno è dedicato al mondo mussulmano, l’altro è riservato all’Occidente, con in mezzo una serie di attacchi a Stati Uniti e Israele, che non guastano mai. E’ questo il mood nel quale Erdogan si trova ampiamente a suo agio da diverso tempo, permettendogli di districarsi fra il suo personale panislamismo e la lotta ai presunti nemici dell’Islam, ovvero l’Occidente. E’ infatti esemplare quanto accaduto pochi giorni fa a Istanbul, dove dinanzi a una folla gremita, il presidente turco ha distribuito minacce a Israele e all’Occidente tutto. “Abbiamo conquistato Gallipoli, conquisteremo anche Gerusalemme”; è questo il messaggio di fondo che lancia Erdogan, un uomo che vive in un passato ormai dimenticato, ma che a tutti i costi vorrebbe far ritornare.

E il dossier Gerusalemme è una preda troppo prelibata per poter passare oltre. Si tratta infatti della sfida più sentita dal mondo arabo e islamico dell’ultimo secolo, e che oggi sembra più che mai essere tornata in voga. Cambiano gli attori, ma non la sceneggiatura. Erdogan lancia accuse contro i sionisti che, secondo lui, vorrebbero eliminare i mussulmani, depredando quello che il presidente considera un simbolo per l’Islam, ovvero la Città Santa. Simboli, di questo Erdogan si nutre. Ed è proprio con i simboli dell’Islam che il presidente sta portando avanti la propria campagna elettorale per le prossime elezioni di giugno, che con tutta probabilità gli consegneranno un nuovo mandato con percentuali bulgare. Il suo tour elettorale lo sta portando anche in Europa, dove ha compiuto la sua prima tappa all’estero in Bosnia.

E’ infatti nel cuore dei Balcani, a Sarajevo, che Erdogan espone il suo progetto panislamico, stavolta diretto all’Unione europea. La sfida a Bruxelles è lanciata. Il presidente turco, acclamato dalla folla come nuovo “sultano” e difensore dei mussulmani nel mondo, ha accusato i Paesi europei di sottovalutare la Turchia e il suo popolo, comportandosi in modo sleale. E’ chiaro che il messaggio è diretto principalmente alla Germania, ai Paesi Bassi e all’Austria, colpevoli di aver impedito a Erdogan la possibilità di fare comizi nei rispettivi territori. Ma è ancora più chiaro l’invito del presidente ai turchi residenti in Europa: rendetevi attivi politicamente, portate avanti le mie idee fino ad arrivare nei Parlamenti europei. E’ questo il piano di Erdogan: accrescere la propria influenza tramite la popolazione turca (e non solo) nel resto del mondo.

Se da un lato, spesso e volentieri, le azioni diplomatiche turche sono state alquanto deludenti, certamente non si può dire lo stesso del soft power di Ankara. Ne sono infatti un esempio proprio i Balcani, dove l’influenza turca è cresciuta considerevolmente non solo dal punto di vista economico e militare, ma anche dal punto di vista sociale, sfruttando le ampie comunità mussulmane e turche presenti nella regione e utilizzando la retorica euroscettica per allontanare l’ipotesi di un ingresso dei Paesi dell’area all’interno dell’Ue. Bruxelles ha agito con lentezza e insicurezza nei Balcani, area strategica contesa da interessi turchi, russi e cinesi, insistendo ben poco nell’assorbimento di questi Paesi che hanno sperimentato una grave guerra negli anni ’90, e i cui effetti ancora ne influenzano la vita.

E’ così che Erdogan prova a far leva sulle comunità mussulmane in Europa. Una reviviscenza, quella ottomana di Erdogan, fatta di ambizioni e obiettivi che, forte dei numeri demografici turchi in Europa, non è così impossibile. E l’Unione ancora una volta non pervenuta. Se gli Stati Uniti hanno già da tempo iniziato a guardare con sospetto Ankara, da Bruxelles non arrivano altro che miseri comunicati di condanna a queste o quelle parole. Comunicati di cui il presidente turco sicuramente non si prende troppa cura. Se infatti alcuni Paesi, singolarmente, hanno intrapreso qualche azione minima nei confronti di Erdogan, l’Unione nel suo insieme ha nuovamente perso l’occasione di far valere le proprie ragioni e idee, basate su dei valori condivisi che la Turchia al momento non ha. Ma come le restanti sfide dei nostri giorni, Bruxelles si dimostra ancora una volta inadeguata e tardiva nel recepire i cambiamenti che stanno avvenendo alle nostre porte. Inutile citare poi l’Italia, completamente assorbita dalla politica interna e assente nell’arena internazionale. Basti ricordare quanto accaduto proprio con Ankara qualche mese fa, con la marina militare turca che bloccò le attività della nave Saipem 1200, incaricata dall’ENI per delle perforazioni gassifere nella Zona Economica Esclusiva di Cipro, e la debole risposta del governo italiano che pochi giorni prima aveva accolto proprio Erdogan in pompa magna a Roma.

L’Occidente e l’Unione non hanno ancora imparato a rapportarsi con il presidente turco, sottovalutando la sua propaganda e le sue ambizioni. Ciò non va che a vantaggio di Erdogan il quale, con calma e precisione, sta tessendo la sua rete di influenza in Medio Oriente e Europa, con il rischio di ritrovarsi tutti al suo interno.

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