I passi falsi di Bolsonaro che rischiano di dissolvere la sua presidenza

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Sergio Moro, il giudice che condannò Lula e divenne l’icona della rivolta popolare contro i soprusi e il malgoverno della sinistra, si dimette da ministro della giustizia del governo Bolsonaro. Pochi giorni fa era stato licenziato, in piena crisi coronavirus, il ministro della sanità Mandetta, che stava dando buona prova di sé andando a sbattere però contro un’infantile esibizione di forza del presidente a favore di una sia pur giustificabile posizione per la ripresa immediata dell’economia.

L’immagine di Bolso, travolto dalla propria inadeguatezza, sembra ormai al tramonto e le voci sempre più insistenti di un possibie impeachent sono ormai all’ordine del giorno.

Un tramonto che sarebbe assai prematuro, ma giunto attraverso una incalzante serie di gaffe politiche mal gestite ed anzi alimentate dalla devastante arroganza del comportamento pubblico del presidente e soprattutto dei suoi figli. Nulla di più esplosivo e pericoloso di un cocktail “potere più ignoranza”: in Italia ne sappiamo qualcosa, ma i brasiliani lo hanno potuto verificare direttamente lungo i 15 anni delle presidenze targate Lula e PT, il Partido dos trabalhadores.

E quindi scenari a tinte fosche si addensano sul futuro del gigante di argilla. Si fanno strada sullo sfondo le figure dell’attivissimo governatore di Sao Paulo, Joao Doria, e dell’altrettanto pimpante presidente della Camera Rodrigo Maia. Ma nel caso di impeachment prenderebbe quota la figura del vice di Bolsonaro, il generale Mourao, un moderato con i piedi ben piantati per terra e dalla presenza sobria e discreta: tutto il contrario del presidente.

In una prospettiva più lunga lo stesso Moro potrebbe decidere di candidarsi per dar corso ad eventuali ambizioni politiche, mai apertamente manifestate, ma alimentate dalla immensa popolaritá che l’infelice vicenda nel governo Bolsonaro non dovrebbe aver intaccato più di tanto, anzi… E resta sempre in piedi – ricordiamoci che siamo ai tropici – la prospettiva di un ritorno in gioco della sinistra luliana, sempre presente nel Paese, sia pure minoritariamente, grazie alla grande forza di attrazione delle politiche clientelar-assistenziali.

Infine, un quesito inquietante: il miglior ministro del governo Bolsonaro, Paulo Guedes, ministro dell’economia, quanto tempo ancora durerà? Appare sempre più un corpo estraneo nella compagine ministeriale anche se il presidente ne ha sempre parlato con enorme stima palesando quasi nei suoi confronti una sorta di complesso d’inferiorità, al punto che qualcuno arrivava a definire il governo in carica “governo Bolsonaro/Guedes”.

Per ora la sua “estraneità” si manifesta semplicemente per il suo figurare nelle foto di gruppo come l’unico ministro con la mascherina. Ma in breve altre, più serie, forme di dissonanza se non di vero e proprio dissenso dai comportamenti del presidente potrebbero segnare i tempi di un suo abbandono. Ma forse oggi è troppo presto per parlarne.

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