Il feroce e vile assassinio di un giovane soldato israeliano che credeva nel dialogo

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Il cadavere Dvir Yehuda Sorek, soldato diciannovenne ucciso ieri notte in Samaria, vicino a Hebron, con decine di ferite di arma da taglio su tutto il corpo, è stato ritrovato dopo ore di ricerche perché nascosto fra gli alberi ad alto fusto adiacenti alla stradina che porta all’ingresso nord del Kibbutz Migdal Oz.

Dvir era uscito dalla Scuola Rabbinica in cui studiava per comprare dei regali ai suoi insegnanti in vista della fine dell’anno scolastico. Non era armato e non era in uniforme.

L’attacco terroristico, messo in atto da più persone (le tracce trovate sulla scena non lasciano dubbi in proposito), più che l’omicidio, probabilmente aveva come scopo il rapimento di un militare al fine di aprire una nuova trattativa con il governo israeliano, sul modello di quella che si trascinò per anni prima di giungere alla liberazione di Ghilad Shalit, e richiedere un nuovo scambio con centinaia di terroristi condannati in Israele a lunghe pene detentive perché ritenuti colpevoli di azioni contro civili e militari israeliani.

Dvir, secondo le prime indiscrezioni, ha opposto resistenza e reso difficile il suo sequestro, difficile al punto che i terroristi, alla fine, non potendolo prelevare lo hanno ucciso in maniera atroce. I segni sul corpo martoriato ne sono la prova e anche se Hamas da Gaza ha benedetto l’uccisione di questo ragazzo, non ha ancora rivendicato l’attentato. Un’analisi preliminare della scena del crimine dove il corpo è stato ritrovato ha rivelato la facilità con cui la squadra terroristica è riuscita a penetrare nella zona degli insediamenti ebraici e a uccidere senza che nessuno possa essersene accorto.

Le ricerche dei terroristi sono concentrate principalmente sulla vicina città palestinese di Beit Fajar, ma c’è da considerare, ed è importante renderlo noto, che nonostante la caccia all’uomo non c’è nessuna limitazione di traffico in entrata o in uscita dalla città o dai vicini villaggi palestinesi della zona. I vertici dell’esercito israeliano, a seguito dell’attentato, hanno deciso un rafforzamento delle forze di fanteria nell’area della Giudea e della Samaria e le perquisizioni alla ricerca degli autori dell’omicidio, scattate nella notte dopo il ritrovamento del cadavere, sono condotte insieme agli agenti dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna dello Stato di Israele.

Dvir faceva parte di un’associazione studentesca in seno alla Scuola Rabbinica, che aveva come scopo il dialogo con gli studenti arabi delle scuole della stessa zona, e spesso si recava in visita da loro con i suoi compagni o ospitava nella sua scuola le delegazioni che arrivavano dalle città o dai villaggi arabi. Credeva che solo il dialogo fra giovani potesse mettere fine alla scia di sangue di cui lui, purtroppo, oggi fa parte.

Per questo motivo era una persona conosciuta sia all’interno che all’esterno della scuola dove studiava e non è escluso che gli assassini, oltre a sapere chi fosse, conoscessero anche i suoi spostamenti. Il tragico evento di oggi ha riportato anche alla memoria che la famiglia Sorek era già stata colpita in passato dal terrorismo palestinese, infatti il nonno di Dvir, il rabbino Benjamin Harling, fu assassinato nel 2000 dal tiro di alcuni cecchini palestinesi mentre accompagnava dei turisti e dei soldati in un’escursione della zona. Il rabbino Harling, ferito al cuore, morì all’istante davanti agli occhi di amici e parenti, e quel giorno Dvir, che oggi ha seguito il nonno nello stesso tragico destino, aveva solo tre mesi di vita.

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