In pezzi il sistema dei partiti (alcuni), ma anche delle garanzie. No, Mani pulite non è una stagione da santificare

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Con la morte di Borrelli si è riaperto l’annoso dibattito su Mani Pulite. Gli articoli di molti quotidiani, ricordando la sua carriera, hanno celebrato il 1992-1994 come il triennio in cui il Bene (incarnato dal Pool di Milano e dalla gente onesta) vinse il male (il sistema dei partiti). I magistrati, in non pochi editoriali, sono stati infatti dipinti come i liberatori di un’Italia totalmente corrotta e tangentomane, distrutta da una partitocrazia onnivora. Negli stessi editoriali, tuttavia, sono stati sapientemente omessi i metodi utilizzati dal Pool coordinato da Borrelli e gli squilibri istituzionali generati da quella che fu una vera e propria rivoluzione giudiziaria.

Prima di qualsiasi analisi su Mani Pulite è necessario ricordare i meccanismi del finanziamento illecito alla politica. Senza considerare e approfondire questo tema, qualsiasi interpretazione risulta carente e non aiuta a comprendere il protagonismo della magistratura, la sua forza politica e la conseguente eco mediatica che ne accompagnò le inchieste. I partiti della Prima Repubblica si erano da sempre finanziati per vie più o meno legali. Quello del finanziamento alle forze politiche era stato, fin dalla nascita dei partiti di massa, un tabù. Era una questione di cui tutti i principali leader erano a conoscenza, anche se nessuno ne aveva mai parlato apertamente. Nel corso degli anni Settanta erano emersi i primi scandali, in seguito ai quali era stata approvata la legge sul finanziamento pubblico. Dopo questa legge, e una revisione del 1981, il tema era stato largamente ignorato. Del resto i due partiti chiesa, cioè Dc e Pci, erano abbondantemente finanziati. Se i democristiani riuscivano ad ottenere grandi somme di denaro dalle strutture parastatali e ne avevano ricevute in abbondanza dall’America, il Pci si alimentava grazie ai rubli di Mosca.

In questo contesto fortemente bipolare si colloca l’ascesa di Bettino Craxi, l’antieroe della saga di Mani Pulite. Colui che diventerà il capro espiatorio, il cinghialone da abbattere. Craxi, eletto segretario del Psi nel 1976, aveva capito che per competere con i due partiti chiesa era necessario ottenere l’autonomia politica. E questa autonomia non poteva essere tale senza un’autonomia finanziaria. In altre parole, per essere veramente autonomo, il Psi non doveva dipendere né dai comunisti né dai democristiani né dai loro soldi, come era avvenuto durante il frontismo e negli anni del centrosinistra. Se l’autonomia politica dal Partito comunista venne raggiunta tramite una profonda revisione culturale in senso riformista e modernizzatore (si pensi alla grande riforma e alla personalizzazione della leadership craxiana), quella finanziaria fu perseguita in modo spregiudicato, ampliando la rete del finanziamento illecito. Una mossa necessaria per affrontare quei due partiti, soprattutto quello comunista, dotati di una capillare organizzazione e di un fortissimo radicamento.

Questa scelta, che in un primo momento assicurò a Craxi un grande successo, portandolo a Palazzo Chigi grazie all’indipendenza politico-finanziaria ottenuta e al conseguente potere coalittivo, gli costò carissima nei primi anni Novanta. Quando gli scandali legati ai finanziamenti illeciti e al sottobosco corruttivo che si era creato vennero a galla. Gli scandali scoperti da Tangentopoli, e qui veniamo ad un punto decisivo, però, coprono solo il periodo che va dal 1989 al 1992. Perché nell’anno della caduta del Muro di Berlino venne approvata un’amnistia che copriva il reato di finanziamento illecito. Un’amnistia votata da tutto il Parlamento che testimoniava la capillare diffusione di questa pratica, e che voleva cancellarla con un clamoroso colpo di spugna ex post. Questo provvedimento fu votato anche dal Pci, che in tal modo si mise al riparo dai calcinacci del Muro e dai tanti rubli che aveva ricevuto. Una decisione saggia, che gli permise di cavalcare le inchieste che si stavano preparando nei confronti di un sistema partitico sempre più debole e delegittimato. Una crisi di legittimità che, con l’intervento della magistratura, sarebbe stata letale per i partiti che avevano fondato la Repubblica. Essa era dovuta ad una sfiducia sempre più generalizzata derivante sia dal declino delle ideologie, sia dalla caduta del collante dell’anticomunismo, che aveva unito partiti ed elettori piuttosto diversi facendogli ingoiare fin troppi rospi.

In questo contesto di profondi sconvolgimenti, vanno collocate le inchieste di Mani Pulite che in pochi mesi fanno a pezzi il sistema dei partiti. Attraverso le storture del finanziamento illecito alla politica, la magistratura, sostenuta da un consenso popolare senza precedenti, liquida per via giudiziaria le forze politiche tradizionali, ad eccezione del Pci. Il Pool di Milano, in questa fase, svolge un vero e proprio ruolo di selezione della classe dirigente eliminando con un semplice avviso di garanzia, che ai tempi equivaleva ad una condanna, i più importanti leader. Accumunando la corruzione alla violazione della legge sul finanziamento ai partiti, i magistrati, fiancheggiati da una stampa che assolve e condanna prima di qualsivoglia processo, mettono fuori dai giochi il Psi, la destra Dc, oltre che Pri, Psdi e Pli. Durante questo drammatico passaggio storico, il circuito mediatico-giudiziario processa in piazza, in televisione e sui giornali la Prima Repubblica. L’Italia diventa teatro di una giustizia sommaria fondata sulla carcerazione preventiva, sulla violazione sistematica del segreto istruttorio e della presunzione di non colpevolezza.

Tra il 1992-1994, la figura di Borrelli è decisiva. È proprio questi che coordina il Pool di angeli vendicatori che in nome della gente, abusando dei propri poteri, riuscirà ad abbattere il sistema politico. I processi di piazza, il giustizialismo di stampo giacobino e quel “resistere resistere resistere” sono solo il frutto di una stagione complessa che troppo spesso è stata acriticamente santificata. Anche in questo caso la Storia, presto o tardi, farà il proprio corso e alle condanne e alle assoluzioni mediatiche sostituirà la comprensione degli eventi.

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