Inchieste ad orologeria: eterna vocazione suicida della destra ed eterna doppia morale della sinistra

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Inchieste giornalistiche ad orologeria. Indagini penali altrettanto ad orologeria. Il tempismo, ammettiamolo, è assolutamente straordinario: dettagli morbosi, vicende scabrose, soldi, sesso, droga, nazismo, fascismo, nell’arco di pochissimi giorni e a sole 48 ore dalle importanti elezioni amministrative che vedranno protagoniste le maggiori città italiane, si sono abbattuti sull’opinione pubblica italiana come un torrente nella stagione delle inondazioni, coinvolgendo i due maggiori partiti di centrodestra.

La vicenda Morisi si sta trasformando, giorno dopo giorno, in una sorta di soap opera porno, condita con dettagli alla Cruising di Friedkin, e una attenzione esorbitante della occhiuta sinistra che tra una predica sulla legalizzazione delle droghe e una filippica contro l’omofobia si trova invece ora a ragliare, eccitata ed entusiasta, contro il mastermind della fu “Bestia”, con bava alla bocca e moralismo da Torquemada coi baffoni di Peppone.

E così mentre Mimmo Lucano viene condannato a tredici anni di galera, in primo grado, per aver fatto a quanto ritengono i giudici mercimonio del denaro pubblico e business letterale della accoglienza dei disperati che approdano sulle nostre coste e la sinistra chiaramente scopre, inopinatamente, che le sentenze possono essere criticate, che la magistratura può costituire un problema, e si lancia in alti guaiti di sofferenza, tra lacrime e piagnistei assortiti, in un arcobaleno scintillante di garantismo al cui confronto Antigone diventa Davigo, ecco Morisi, quasi contestualmente, dato in pasto alla stampa per un suo festino con dei ragazzi di vita rumeni: e qui, apriti cielo, perché se il condannato per reati contro la pubblica amministrazione Lucano diventa colpevole del ‘reato di accoglienza’, e giù a retorica bolsa, viscida, e solita doppia morale della sinistra, Morisi viene frantumato, fatto a pezzi, sminuzzato, macinato, e ogni dettaglio, sordido ma del tutto inutile a fini legali, gettato nel trogolo di una opinione pubblica impazzita come uno squalo alle prese con una scia di sangue.

Ma non paghi di Morisi e dei suoi capriccetti, la cui consistenza potrebbe essere moralmente discutibile ma che, diciamolo in maniera limpida, non sembra poi, col passare del tempo e con le sempre più palesi contraddizioni degli escort, così penalmente rilevante, ecco che sulle ali di un servizio di Fanpage, un cui giornalista si è infiltrato per anni nel mondo della ultradestra meneghina, viene svelato il fetido sottobosco del nostalgismo e i suoi contatti, non episodici, con Fratelli d’Italia.

Il tutto, dopo anni di investigazione giornalistica, a due giorni dalle elezioni. Due giorni.

Sarà vittimismo, sarà complottismo, ma certamente questa straordinaria sincronia temporale lascia da pensare. E chiaramente, lascia anche da pensare la velocità supersonica con cui i Verdi, sulle ali del suddetto servizio giornalistico, abbiano presentato un esposto in Procura e la Procura ci abbia fatto sapere, come all’Angelus del Papa, che è stata aperta una inchiesta con varie ipotesi di reato. E che altre, bontà loro, potrebbero aggiungersene.

Altro che lentezza della giustizia in Italia, qui in quanto a velocità siamo alle accelerazioni nell’iperspazio della navicella Enterprise, di Star Trek.

Ma mi interessa relativamente questo copione: lo conosciamo, lo abbiamo già visto all’opera, è stereotipico e vecchio e muffoso, e a quanto pare solo i politici di destra sembrano ignorarne le fattezze e la sempiterna replicabilità al bisogno.

Inchiesta, doppia morale, bombardamento mediatico, sputtanamento, inchiesta giudiziaria connessa, commentatori che ruminano pensosi a beneficio di telecamera per farci capire quanto l’Italia rischi di finire dritta nel baratro del nazismo, il tutto in prossimità di qualche tornata elettorale di rilievo.

Mi interessa di più, molto di più, rilevare l’increscioso masochismo, unito ad una discreta dose di stupidità, della destra italiana, o di ciò che politologicamente si suole definire destra.

Non so se sia una volontà di morte, un voto nero fatto al senso eterno della sconfitta, illuminato dalle parole del Drieu La Rochelle di “Fuoco Fatuo” quando scriveva “suicidarsi? Non c’è bisogno, la vita e la morte sono la stessa cosa”, un masochismo votato al martirio che li porta ad amare le frustate ricevute, devo desumere, perché d’altronde lo insegnava il caro vecchio Masoch, “chi si lascia frustare merita di essere frustato”, ma il punto è che da anni e anni, da quando i partiti di destra si sono resi più istituzionali e si sono approcciati al perimetro del potere, dal quale erano stati esclusi per decenni, si dimostra una quasi strutturale incapacità di proporre, selezionare, individuare, formare una seria classe dirigente che prescinda, in tutto o almeno in parte, da macchiette come quelle adocchiate nel servizio giornalistico.

Diciamola tutta: se hai frequentazioni non episodiche con uno come il ‘Barone Nero’, se lo reputi un interlocutore, se ci collabori, se lo inviti ai tuoi eventi, direi che il fascismo è veramente l’ultimo dei tuoi problemi come partito che aspira al potere in Italia.

Scriveva Richelieu, “datemi sei righe scritte dal miglior gentiliuomo di Francia e troverò di che farlo impiccare”. Farsi gironzolare attorno gente che parla di ‘adoratori di Hitler’, di massoneria, e che sembra uscita fuori da un incrocio tra un volumetto sul farsesco e kitsch nazismo esoterico e un film di Nando Cicero, significa consegnare direttamente il collo al cappio del boia.

Masochismo suicida nella sua più pura essenza, determinato da una incapacità oggettivamente preoccupante di selezionare con cura e attenzione i propri quadri dirigenti, i propri riferimenti, la propria visione complessiva, i propri ambienti e i propri finanziatori.

La destra italiana sterza e sbanda come su una strada ghiacciata, tra tentazione mai sopita di un nostalgismo d’antan e il dirsi liberale, senza che a ciò consegua la sia pur minima coerente conseguenza, e poi conservatrice e poi patriota e poi ancora sovranista: la destra italiana è tutte e nessuna di queste cose, perché il ‘capitale umano’ che la compone sembra più interessato a gozzovigliare sul brevissimo periodo piuttosto che seminare una qualche agenda politica degna di questo nome.

Ed è così che da molti anni, ebbri di una superficiale idea di geopolitica, imbevuti di letture megalomani a base di imperi e di visioni cosmogoniche da cavalieri teutonici fuori tempo massimo, molti quadri della destra italiana si sono percepiti e autorappresentati come campioni della mediazione internazionale, delle trattative strategiche, del reperire fondi nelle maniere più creative, perché ritenevano, senza davvero alcuna sostanza di conforto, di padroneggiare le arti della comprensione, della diplomazia, della geopolitica appunto.

Pensavano di essere un mix tra Haushofer e Kissinger, ma alla fine erano solamente dei disperati finiti tragicamente sputtanati dalla stampa, prima, e poi in qualche processo, vittime stritolate dalla loro stessa insipienza.

Agartha, Evola, il Grossraum schmittiano, la cosmogonia glaciale, i castelli medievali resuscitati da Himmler, il sole nero, la romanità pagana, per poi finire a discutere di lavatrici, finanziamenti in nero, finanzuccia borghese da quartiere e politichetta norcina che più norcina non si può.

Voi lo capite, qui non è più o solo questione di dossieraggi, di giustizia ad orologeria, perché se ti tieni ‘in pancia’ questo materiale umano non andrai mai da nessuna parte. E questo è il vero, enorme problema che accomuna Meloni e Salvini nella loro idea di costruzione di partiti nazionali e con una qualche legittimazione internazionale: la selezione e la formazione dei propri dirigenti, delle persone che poi siederanno nei consigli municipali, comunali, regionali, in Parlamento, evitando di imbarcare, tanto per fare quantità e massa critica, chiunque.

Selezione significa selezionare davvero: attitudini, passato, curriculum, capacità, studi, non dire di selezionare e poi in realtà farsi andare bene il primo che passa tanto per dire di avere più esponenti, militanti e iscritti rispetto al proprio competitor di destra.

Formare significa sbertucciare le certezze autoacquisite dai nuovi paladini degli scacchieri internazionali, togliergli qualche lettura incapacitante e inutile o dannosa e iniziare a fargli capire che nella vita per diventare esperti di qualcosa non ci si deve improvvisare, ma al contrario si deve studiare, con abnegazione, disciplina, metodo.

Altrimenti non si va da nessuna parte e si corre il rischio, lo vediamo in questi giorni, di finire bruciati.

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