
Alle prime luci dell’alba del 30 giugno si è avuto il cedimento parziale dell’insegna “Generali” sulla “Torre Hadid”, un grattacielo di 44 piani situato nel quartiere CityLife a Milano. L’evento ha riguardato il distaccamento di parte della scritta “Generali” posta sulla facciata dell’edificio, sede della compagnia assicurativa. Per fortuna il cedimento si è avuto verso l’interno del tetto del grattacielo, il che ha scongiurato il pericolo di una caduta rovinosa al suolo con conseguenze che avrebbero potuto essere ben più nefaste.
L’area sottostante, Piazza Giulio Cesare, è stata immediatamente transennata per motivi di sicurezza. Piazza CityLife è stata evacuata e la fermata della metropolitana M5 “Tre Torri” e il vicino centro commerciale sono stati chiusi temporaneamente. I Vigili del Fuoco e le forze dell’ordine sono intervenuti sul posto per valutare la situazione e mettere in sicurezza l’area.
In particolare, hanno assicurato la struttura pericolante al tetto del grattacielo mediante tiranti che consentiranno la resistenza al vento e alle intemperie nel periodo transitorio fino al ripristino della struttura. Non risultano feriti e Generali ha dichiarato che non ci sono stati rischi per le persone grazie all’attivazione del relativo piano di sicurezza.
I surreali titoli dei giornali
Fin qui la cronaca. Ma si sa, ogni scusa è buona per spingere l’agenda climatista. L’indomani, il capolavoro apparso sulle colonne del quotidiano Domani che, a caratteri cubitali, titolava:
L’estate che scioglie le insegne
Le ondate di calore potrebbero essere la causa del crollo sulla torre Hadid di Milano
Con servizi interni a cura di Colaprico e Cotugno. Ebbene sì, lo ammetto: alla lettura di questo titolo ho avuto un moto di commozione intensa che mi ha inumidito gli occhi e mi ha impedito di proseguire nella lettura.
Sono così corso a sfogliare la prima pagina de La Repubblica ed il titolo stavolta era, se possibile, ancor più commovente:
Milano, crollo sul grattacielo
Cedimento per il caldo
Con servizi interni di Bocci, Carra, Corica, Guarino e Venni. A quel “cedimento per il caldo” virgolettato, le mie sacche lacrimali sono state sollecitate ancor più a secernere liquido per umettare i miei increduli occhi.
Voi mi direte: “Piangevi per la commozione per lo scampato pericolo?” e io vi rispondo: “Certo! Anche…” ma, accanto al sollievo per la tragedia evitata, devo purtroppo ammettere che ho pianto soprattutto per la rabbia e l’incredulità nel leggere titoli così surreali sparati in prima pagina con così tanta nonchalance.
Secondo i due autorevoli quotidiani, infatti, la temperatura di una normale giornata di caldo estivo, alle 6:35 del mattino, sarebbe stata in grado di deformare in maniera plastica le strutture reticolari di sostegno in acciaio al punto da farle collassare in modo irreversibile.
Inutile dire che si tratti di una panzana bella e buona e non dovrebbe esserci bisogno di un esperto strutturista che ve lo dica: sarebbe sufficiente un geometra o, ancor meglio, un carpentiere esperto con un po’ di anni di servizio sulle spalle.
Ovviamente, a far rabbia non sono i titoli nudi e crudi ma il non detto di quei titoli, e il non detto recita più o meno così: “Avete visto, cari no-clima, cosa succede a sottovalutare l’emergenza climatica? Di quali altre prove avete bisogno per capire che il disastro ecologico che ci si para dinnanzi raderà al suolo la nostra civiltà? Vedete, cominciano a crollare gli edifici, il passo successivo saranno le sette piaghe di Egitto – pardon! – d’Occidente e se non rivestite casa con il polistirolo e non comprate l’auto elettrica sarete spacciati. Perciò, cari i mei no-clima, penitenziàgite!”
Pensate che stia esagerando? Forse sì, appena un po’! Del resto, cosa sarebbe il mondo senza un pizzico di sarcasmo? Anche se, al posto vostro, sarei più cauto, ché siamo solo all’inizio di quella che – potete scommetterci – sarà l’estate più calda della storia dell’umanità, garantiscono Copernicus e i climatisti a pelo lungo e pelo corto, per dirla alla Daniele Capezzone!
Ma non divaghiamo e restiamo sul pezzo, come si suol dire, ricordando di essere cultori del metodo scientifico. Vediamo quindi se, tra le possibili ragioni del cedimento, possa esserci davvero quella del caldo torrido.
La dilatazione termica dell’acciaio
Una struttura reticolare in acciaio è fatta in modo tale da consentire ai suoi elementi costituenti lineari di potersi allungare ed accorciare liberamente a fronte di una variazione di temperatura ambientale. Ricordiamo brevemente che, per solidi in cui una delle dimensioni (lunghezza) è prevalente sulle altre due, cioè proprio per quelle che sono le aste costituenti il reticolo, la legge di dilatazione termica può essere espressa nella forma algebrica:
∆L = α ∙ L0 ∙ ∆t
Essendo:
∆L: variazione di lunghezza dell’asta [m]
L0: lunghezza dell’asta alla temperatura di riferimento [m]
α: coefficiente di dilatazione termica lineare. Per l’acciaio al carbonio, α vale circa 1,2×10-5 [K-1]
∆t: variazione di temperatura [K]
Facciamo un esempio: supponiamo di avere un’asta metallica lunga 10,0000 metri misurati alla temperatura di 0 °C. Calcoliamo la lunghezza dell’asta se essa viene portata uniformemente alla temperatura di 40 °C.
Dalla formula precedente avremo che:
∆L = α ∙ L0 ∙ ∆t = 1,2×10-5 ∙ 10 ∙ (40 – 0) = 0,0048 metri
L’asta si allungherà quindi di 4,8 millimetri, passando da 10,0000 metri a 10,0048 metri.
L’allungamento conseguente alla dilatazione termica di poche decine di gradi centigradi è perciò un valore molto piccolo ma guai a trascurarlo: esso è in grado di deformare qualunque struttura metallica per l’azione combinata di tutte le singole dilatazioni nel caso in cui le aste siano rigidamente collegate tra di loro per un’errata progettazione.
Ecco quindi perché, in fase di progettazione, il sistema debba essere concepito in modo tale da consentire gli allungamenti e accorciamenti delle aste del reticolo senza pregiudicare la capacità strutturale complessiva.
Poiché quella struttura è in piedi da circa sette anni e ha subìto più volte negli anni l’effetto ciclico stagionale di caldo e freddo nonché quello diurno e notturno, qualora si fosse trattato di un siffatto difetto di progettazione, essa sarebbe con ogni probabilità collassata alla sua prima estate. Questa ipotesi è quindi ragionevolmente da scartare.
La riduzione della resistenza dell’acciaio
Vediamo adesso se la temperatura ambiente possa essere stata tale da causare un degrado significativo delle caratteristiche di resistenza della struttura stessa. È noto infatti che le proprietà di un acciaio al carbonio, così come di un qualunque altro metallo o lega metallica, degradano con l’aumentare della temperatura secondo un andamento riassumibile nel grafico seguente:
Come si vede, alla temperatura di circa 400 °C, il coefficiente di riduzione vale circa l’80 per cento, cioè il degrado delle prestazioni vale all’incirca il 20 per cento, valore che è preso di solito come limite superiore per la validazione di una struttura in acciaio.
Di contro, alla temperatura pur torrida dell’estate milanese (ieri 35 °C alle ore 14), il coefficiente di riduzione vale circa 0,97, cioè la riduzione delle prestazioni vale all’incirca il 3 per cento, abbondantemente nei limiti visti sopra.
Pertanto, checché ne abbiano scritto oggi il Domani e La Repubblica e rilanciato sui social i climatisti a pelo lungo e pelo corto, mi duole dar loro una grossa delusione: il caldo pur torrido non è la giustificazione del cedimento.
Possibili cause
L’ipotesi più verosimile è che il cedimento sia stato causato da un problema strutturale nei supporti dell’insegna. I motivi possono essere i più disparati: si può spaziare da un deterioramento ambientale dei supporti (corrosione, ruggine, ecc.) a un loro sottodimensionamento a fatica, così come a una possibile insufficiente o mancata manutenzione periodica dei giunti di dilatazione.
Sarà quindi di importanza capitale riverificare la progettazione, incluse le prescrizioni circa la corretta installazione e la manutenzione ordinaria delle strutture, e se queste prescrizioni sono state poi effettivamente eseguite alla lettera in fase rispettivamente di installazione ed esercizio.
Attendiamo quindi con fiducia la relazione tecnica che sarà redatta a cura degli organi preposti e non lasciamoci fuorviare dai titoli “acchiappa-click” o “acchiappa-copie” cui sempre più spesso, purtroppo, la stampa mainstream indulge.
Questa sarà pure l’estate più calda della storia dell’umanità, potrete scommetterci, ma di sicuro non è la causa di questo cedimento strutturale.