Nessuna “Terza Repubblica” senza maggioritario

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Stallo era, stallo è e stallo sarà. Ormai è chiaro: l’Italia proporzionalista non funziona. Dopo due mesi di drammatiche consultazioni, il Paese si trova ancora paralizzato ai risultati del 4 marzo. E non si vede ancora una via d’uscita. Anche le elezioni anticipate a luglio – idea geniale per ottenere un’affluenza sotto il 50% – non risolverebbero la questione. In primis, perché votare con la stessa legge elettorale dopo pochi mesi, e senza mutamenti politici di rilievo, farebbe tornare l’Italia nella situazione odierna. In secondo luogo, perché il problema è sistemico e non dipende dalla congiuntura politica attuale.

In altre parole, un sistema tripolare di questo tipo necessita di soluzioni maggioritarie che permettano ad uno dei tre contendenti di vincere effettivamente le elezioni. Perché è chiaro che il dialogo tra Movimento 5 Stelle, Pd e Centrodestra è e resterà impossibile. Ed ostinarsi a creare intese artificiose non funziona e non funzionerà. Veti e controveti avranno sempre la meglio, per la natura iperconflittuale della politica degli ultimi cinque anni.

L’unica via d’uscita possibile è costituita da un governo elettorale capace di approvare una legge elettorale maggioritaria, in grado di dare una maggioranza autonoma al Paese. E subito dopo una riforma istituzionale seria disegnata per correggere i guasti del parlamentarismo estremo. Il cancellierato, il premierato o la soluzione più radicale del presidenzialimo risultano ormai improcrastinabili. Se Di Maio e Salvini vogliono una “Terza Repubblica”, abbiano il coraggio di avviarla. La via è quanto mai stretta, ma è l’unica effettivamente percorribile.

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