Riuscirà il nuovo governo a disinnescare la “bomba”? Pessimismo inevitabile

Panorama politico sconfortante: il merito di Capezzone con il suo ultimo libro, “Bomba a orologeria”, è di invitare i politici a riflettere e dare spazio alla cultura

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Da ottimo analista politico ed ex parlamentare con ampia conoscenza del mondo partitico italiano, Daniele Capezzone dona ai suoi lettori un terzo volume che s’intitola “Bomba a orologeria. L’autunno rovente della politica italiana” (edizioni Piemme).

Scrivo “terzo” poiché il libro esce a breve distanza da altre due sue opere: “Likecrazia” (2020) e “Per una nuova destra. Antitasse, pro libertà, dalla parte dei dimenticati della sinistra” (2021, anch’esse pubblicate dalle edizioni Piemme).

La crisi del governo Draghi

Intento del nuovo volume è spiegare (o, almeno, cercare di farlo) quella che in un mio precedente articolo ho definito “la crisi di governo più stupida della storia”. E sottolineo che la mia opinione, nel frattempo, non è affatto cambiata.

Perché si è voluto far cadere il governo Draghi in un momento così tragico, a pandemia non ancora terminata e con la sanguinosa invasione russa dell’Ucraina tuttora in corso? Ovviamente la politica non è una scienza esatta, anche se alcuni politologi continuano a illudersi che lo sia.

Capezzone lo sa benissimo e, conscio dei limiti della conoscenza umana, si sforza di mettere un po’ d’ordine nei convulsi avvenimenti che ci hanno condotto alla crisi attuale. Crisi che, a mio modesto avviso, si poteva e si doveva evitare.

Un elemento importante è dato dal fatto che, in Italia, non si votava da molto tempo, giacché si sono susseguiti alla guida del Paese governi “tecnici” oppure ispirati direttamente dal presidente della Repubblica.

Popolo vs élites

Ecco un problema antico, sul quale gli esseri umani riflettono sin da quando hanno iniziato ad occuparsi di politica. Il quesito è semplice e complesso nello stesso tempo.

Meglio un governo scelto direttamente dal “popolo”, qualunque sia il significato di questo termine notoriamente ambiguo e polisemico, oppure un governo affidato a persone competenti e tecnicamente preparate? Entrambe le soluzioni presentano vantaggi e svantaggi.

Certamente agli elettori dev’essere data l’opportunità di scegliere il governo che preferiscono. Ovviamente qui vale la regola della maggioranza, mentre si dà per scontato che la minoranza accetti – anche se a malincuore – l’esito delle urne.

Il neoconformismo

E qui si pone un problema di grande portata. Nelle ultime elezioni abbiamo avuto il trionfo del grillismo, e mette conto citare cosa pensa l’autore di questo fenomeno.

“Riesaminato a posteriori, l’apparente anticonformismo grillino cela invece il più banale conformismo: direi, il neoconformismo indotto da un uso fondamentalmente gregario della rete e di internet, imbevuto di luoghi comuni e di parole d’ordine preconfezionate, molto più che di ricerca curiosa e aperta a soluzioni non preventivate” (p. 163).

Non si potrebbe essere più chiari di così. Eppure occorre rammentare che il popolo votò i grillini a valanga, facendone il partito di maggioranza in Parlamento. Non è – ripeto – un problema nuovo in Italia e altrove, ma fa certamente riflettere.

D’altra parte, quando ci si affida a tecnici competenti il popolo si lamenta subito di non essere rappresentato. E, in molti casi, se il tecnico lavora bene scatta (lo ha notato per esempio Matteo Renzi) l’invidia dei politici mediocri che si ritengono però superiori. Caso emblematico è quello di “Giuseppi” Conte.

Scenario sconfortante

Difficile prevedere come e se il nuovo governo saprà disinnescare la bomba ipotizzata da Capezzone. Le premesse non sono affatto buone. Rammento di aver provato grande sorpresa nel leggere che, nel programma del Pd di Enrico Letta, obiettivi prioritari erano la cannabis libera e i diritti della comunità Lgbt. A me pare che le priorità siano ben altre.

Se andiamo sull’altro fronte la situazione non migliora affatto. Matteo Salvini, fotografato nella Piazza Rossa con la maglietta di Putin, continua a essere ambiguo su Ucraina e sanzioni. Silvio Berlusconi ha perso la sua proverbiale lucidità e sembra l’ombra di se stesso. Giorgia Meloni, per quanto abile, rischia di isolarci nel contesto europeo.

Senza dimenticare che l’Italia non è una grande potenza, e nemmeno media come Francia e Regno Unito. Roma non può mai scordare di essere parte del blocco occidentale, dominato – lo si voglia o meno – dagli Stati Uniti d’America.

Il quadro è dunque sconfortante e denso d’incognite, ed elezioni così affrettate non aiutano certo gli elettori a chiarirsi le idee.

Pessimismo della ragione

Il merito di Capezzone, che resta in primo luogo un intellettuale liberale, è quello di non offrire soluzioni pronte (che non ci sono), ma di invitare ancora una volta i politici a riflettere. Magari concedendo maggiore spazio alla cultura e migliorando quella (di solito scarsa) che loro stessi possiedono.

Il pessimismo è sempre controproducente, ma l’autore fa bene a notare che, a volte, è inevitabile. La pochezza della nostra classe politica, del resto, non lascia scampo.

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