“Trumpisti o muskisti, comunque fascisti”, l’unica cosa che sa fare la sinistra

La dialettica destra/sinistra si è trasformata in una sorta di guerra civile strisciante. L'autore individua la causa in una sinistra che non accetta la vittoria dell'avversario nelle urne

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Il direttore editoriale di Libero, Daniele Capezzone, ha appena dato alle stampe un interessante saggio intitolato “Trumpisti o muskisti, comunque fascisti” (Piemme, 2025). L’autore ha la buona abitudine di intervenire con rapidità sui temi più scottanti dell’attualità politica italiana e internazionale, e anche questa volta ha centrato l’obiettivo.

Come si evince dal titolo, il tema è quello della tradizionale lotta destra/sinistra, che da parecchi anni a questa parte si è trasformata in una sorta di guerra civile strisciante, prevalentemente combattuta con le parole e i post sui social network, ma che, in alcuni tragici casi, lascia sul terreno dei morti veri come dimostra l’assassinio di Charlie Kirk.

Wokismo

Giustamente Capezzone si concentra soprattutto sugli Stati Uniti d’America, e il motivo è evidente. La nazione guida dell’Occidente (o ex tale) è stata sconvolta da quel fenomeno multiforme e anomalo che tutti definiscono “wokismo”, senza peraltro riuscire a fornire una definizione precisa ed esaustiva del termine.

Si sa soltanto che i wokisti vogliono cancellare il passato e dare vita a una nuova storia che, ad avviso mio e di molti altri, costituisce una pericolosa forma di distopia. Basti vedere cosa sta accadendo nei principali atenei Usa, un tempo fiore all’occhiello della nazione, e ora diventati covi di violenza – non solo verbale – antisemita, con la negazione sistematica delle caratteristiche che hanno reso gli Usa il faro della civiltà occidentale.

La reazione

Come reazione gli americani hanno eletto presidente per un secondo mandato Donald Trump, il quale contro il wokismo ha subito eretto degli argini che, in buona sostanza, sembrano funzionare. Si dà tuttavia il caso che l’America sia così cambiata da essere irriconoscibile per chi, come il sottoscritto, ha avuto la fortuna di viverci per ragioni di studio e di ricerca in anni ormai lontani. Ben poco dell’America di prima si è conservato, e la lotta destra/sinistra, come dicevo dianzi, si è trasformata in una guerra civile strisciante.

Capezzone individua il motivo principale nel fatto che la sinistra mondiale non accetta che la destra possa prevalere con metodi democratici nelle urne, ragion per cui i governi di destra (anche moderata) vanno rovesciati nelle piazze senza bisogno di ricorrere alle elezioni. È quanto sta avvenendo in Francia e potrebbe accadere anche in Italia, mentre negli Usa una simile operazione appare assai più difficile.

Le opposizioni di sinistra farebbero qualsiasi cosa per abbattere governi eletti con l’etichetta di “fascismo”, incuranti della normale dialettica parlamentare, e questo è naturalmente un pericolo. L’estrema polarizzazione degli scenari politici non aiuta di certo, poiché il dibattito tra coloro che adottano posizioni estreme è difficile (per non dire impossibile).

Il guaio Trump

Dimostrando ancora una volta acume politico e onestà nel giudizio l’autore riconosce che le azioni e i tratti caratteriali di Donald Trump non sono certo l’ideale per un presidente americano. Nessuno ha ancora capito, per esempio, la sua politica estera, che è piuttosto ondivaga e, aggiungo io, soggetta agli sbalzi d’umore.

E questo è un grosso guaio in un periodo come l’attuale, quando ci sarebbe bisogno di un’America forte in grado di contrastare con efficacia le mire egemoniche di Cina e Russia che vogliono ridisegnare l’ordine mondiale.

Ma, tant’è, l’America oggi è questa e occorre non staccarsi da essa. Vale soprattutto per un’Europa debolissima che rischia di farsi incantare dalle sirene di Mosca e di Pechino. Capezzone, come sempre, ci fa riflettere sui pericoli che stamo correndo e sui rimedi che noi europei possiamo escogitare.

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