La nuova “fatwa” della mullah Murgia: intervista a Massimiliano Parente

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ADRIANO ANGELINI SUT: Allora Massimiliano, partiamo dal boicottaggio delle tue opere che ti avrebbe lanciato, come l’hai chiamata, la “mullah” Michela Murgia, vuoi ricordarci qual è stato il casus belli?

MASSIMILIANO PARENTE: Un mio tweet ironico in cui, prendendo come spunto il sessismo della Murgia, per la quale per esempio i maschi sono come figli dei mafiosi, o che la patria venga chiamata matria (tra l’altro è già la madre patria), di fronte a questo sessismo ideologico fondato sul vittimismo aggressivo, sul vedere il patriarcato in qualsiasi cosa, dal chiamare una donna con l’articolo femminile davanti al circoscriversi in gruppi di donne che spalleggiano donne al di là di ogni merito, propongo di sostituire la parola patriarcale cazzo, che usiamo sempre, con la parola murgia. Da cui non rompermi la murgia o testa di murgia.

AAS: A me fanno tenerezza questi branchi che si formano come, appunto, lupi o galline, e che attaccano squadristicamente chi si macchia di qualcosa di politicamente scorretto. Che problemi ha questa gente?

MP: Ha problemi con il non aver fatto niente di importante, nessuna vera opera, e devono sorreggersi dandosi un’identità sociale, un ruolo, una battaglia, non per altro sono sempre in televisione e nei salotti che contano. Io non ho di questi problemi, ho un’opera, che da una parte costoro fingono di non vedere, anche perché vista la mole non sarebbero in grado di leggerla, dall’altra cercano di minarne l’esistenza organizzando boicottaggi contro i miei editori.

AAS: Come ha risposto il tuo editore, Elisabetta Sgarbi, a questo fuoco di fila?

MP: Non l’ho sentita, credo che se ne sia fregata, come d’altra parte me ne frego io.

AAS: Parliamo di te; la tua rubrica “Libri di merda bellissimi” ha preso di mira il “gotha” letterario dei soliti noti sfigati del parterre premiarolo e culturale, pubblicizziamola un po’, parlacene.

MP: È un canale YouTube che ho aperto per divertimento, facendo quello che ho sempre fatto come scrittore in venti anni nelle mie collaborazioni sui quotidiani. In Italia è tutta una manfrina di marchette tra leccaculi che timbrano cartellini editoriali senza arte né parte e si spalleggiano giustamente tra di loro. Ma è sempre stato così, basta vedere gli epistolari di Flaubert o Proust. Certo, per attaccare come faccio io devi potertelo permettere, devi avere un’opera che sia enorme e artisticamente inattaccabile.

AAS: Sei un appassionato di scienza e anche di fisica da quello che leggo. Nonostante non mi trovi sempre in sintonia con te, ritengo che il tuo rigore scientifico sia molto importante all’interno di un panorama letterario fatto da ignoranti che non sanno nemmeno cos’è la meccanica quantistica. Come nasce il tuo interesse?

MP: È molto semplice: negli ultimi cento cinquant’anni abbiamo avuto delle rivoluzioni scientifiche, in biologia, chimica, astrofisica, che uno scrittore non può ignorare se vuole dire qualcosa di importante sull’uomo. Io esisto per esprimere un punto di vista tragico che gli scienziati non possono assumere per il ruolo che hanno e gli scrittori neppure vedono per ignoranza.

AAS: Stai scrivendo qualcos’altro?

MP: Sto finendo un libro con il neuroscienziato Giorgio Vallortigara, un epistolario molto estremo tra uno scrittore e uno scienziato, si intitola “Lettere dalla fine del mondo” e uscirà a aprile con La nave di Teseo.

AAS: Vista la tua passione, ti stuzzico. Se avessi poteri magici, preferiresti far ritornare in vita Freddy Mercury o vincere il Premio Strega? (il Nobel per la letteratura no, perché se l’ha vinto Dario Fo bisognerebbe puntare a qualcosa di più alto)…

MP: Ma figurati, al Premio Strega io non sono mai voluto andare neppure quando me lo hanno proposto. Come non vado nei talk show e non presento neppure i miei libri. Non puoi permetterti di criticare un sistema se poi ci sei dentro, ma devi fare in modo che qualcuno ti ci voglia far entrare per dire no grazie, perché solo così puoi dire a te stesso che alla festa non ci sei perché sei stato tu a declinare l’invito, e non perché non abbiano provato a invitarti. Vedo molti giovani che esordiscono e si fanno candidare allo Strega, non capendo che quello che perdono è la libertà di non esserci andati. Quindi Freddie Mercury tutta la vita.

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