May trova una soluzione per il confine con l’Irlanda… ma al 6 Nazioni di rugby

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Primo turno di 6 Nations, primi verdetti sui quali vale la pena di ragionare con ironia e spirito geopolitico. Nel fine settimana è infatti tornato il torneo di rugby tra le principali nazionali dell’emisfero boreale e si è scoperto che c’è un May in grado di sistemare la questione irlandese: non si chiama Theresa chiaramente, ma Jonny e gioca come ala nella nazionale inglese che sabato a Dublino ha battuto per 32-20 gli irlandesi detentori del titolo e altamente quotati per ripetersi anche a questo giro. E’ stato infatti May, Jonny May, ad aprire le danze all’Aviva Stadium andando in meta dopo due minuti, con un’Inghilterra capace di rubare subito palla ai padroni di casa per sconquassare i loro piani di gioco. E quando l’Irlanda sperava ancora di recuperare lo svantaggio di quattro punti ad un quarto d’ora dal fischio finale, ha servito al compagno di squadra Henry Slade l’ovale dell’allungo decisivo con un perfetto calcio nella profondità avversaria. In attesa di trovare una soluzione per il confine tra Ulster e Repubblica d’Irlanda, per uscire dall’impasse sulla Brexit, May, Theresa May, potrebbe chiedere lumi allo staff tattico della nazionale.

Che dire invece di Francia – Galles, l’incontro che ha aperto le danze venerdì sera sotto la pioggia di Parigi? Beh, che la grandeur d’Oltralpe pareva essere tornata a splendere. I francesi schieravano il pacchetto di mischia più pesante tra gli annali del rugby e alla fine del primo tempo conducevano 16-0 sugli ospiti ammutoliti e spersi. Roba da esultare come Emmanuel Macron sugli spalti di Mosca la scorsa estate. Il risultato finale però diceva 24-19 per i gallesi, con il prezioso contributo di alcuni madornali errori dei transalpini che hanno aperto la strada al ribaltone: prima il trequarti Yoann Huget che non controlla un rimbalzo davanti alla propria area di meta, poi la seconda linea Sebastien Vahaamahina che al 72’ azzarda un passaggio impossibile finito intercettato: George North ringrazia in entrambi i casi e con lui tutto il Galles. Morale della favola: la Francia segna due mete e poi se ne segna tre, tutto da sola. Vera leadership europea.

Quanto all’Italia, la notizia di venerdì scorso che siamo entrati in recessione ha trovato piena conferma l’indomani a Edimburgo, con gli Azzurri sconfitti 33-20. Per la cronaca, a dieci minuti dallo scadere il punteggio era di 33-3, quindi gli scozzesi hanno tirato i remi in barca e l’Italia ne ha approfittato per rendere meno amara la batosta, “tecnica” tutt’al più. In realtà veniamo da un 2018 con nove sconfitte su undici match e da tre edizioni in cui abbiamo raggranellato solo un punto su 15 incontri. E pensare che una volta ci giocavamo il cucchiaio di legno proprio con la Scozia, alla quale è spettato per l’ultima volta quattro anni fa: ma se noi nel frattempo siamo indietreggiati, uscendo peraltro dalla top ten del ranking mondiale, gli scozzesi invece hanno immediatamente sfiorato la semifinale ai Mondiali del 2015, mentre nel 6 Nations hanno prima ottenuto due quarti posti (2016 e 2017) e quindi si sono piazzati terzi nella scorsa edizione, grazie anche alla prestigiosa vittoria sull’Inghilterra che gli è valsa Calcutta Cup, il trofeo più antico del rugby. E nessuno che possa incolpare il governo precedente.

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