Basta frignare sessismo: una battuta non è una molestia

La studentessa denuncia: il paramedico mi ha detto "se ti togli il reggiseno ci fai felici". Ma non è possibile che a vent'anni si debba metter su una tragedia greca per così poco?

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ospedale Umberto I

Ce la ricorderemo questa estate venti venticinque come un incubo petaloso. Prima gli immaturandi che si fanno promuovere senza aprire bocca in segno di protesta contro il capitalismo e il governo Meloni, poi il bamba che si ritira un minuto dopo essere stato assunto come animatore contro lo sfruttamento del lavoro minorile, a seguire il no ponte professionale che sbraita perché collegare Sicilia e Calabria sullo stretto è fascista, infine una tipa che fa un video artistico dove finge di asciugarsi le lacrime siccome i medici della tac le hanno fatto apprezzamenti sulle tette. Già, questi hanno in comune la giovane ma sprecata età e il fatto che si filmano accuratamente. E insomma c’è questa qui, una del sud, che recita, molto male, il trauma: sniff sniff, mi hanno detto che non serve ma se voglio togliermi il reggiseno faccio tutti felici. Ah, che sessismo, che trauma! “Io non ce la faccio più a vivere così, a sopportare questa violenza”.

Intanto, scusasse, è un’affermazione quanto meno discutibile quella del paramedico, poi se a lei piace percepirsi Sydney Sweeney, faccia pure, ma francamente le consiglieremmo di lasciar perdere, di tornare sulla terra. Peccato poi che per levare la sconvolta protesta questa si riprenda in canottiera strabordante, quasi a sottolineare le virtù. Poteva pure mettersi un camicie Chiara Ferragni style, se proprio la sciocchina era scioccata. Ma in qualche modo bisogna farsi largo, e se non è il caso di sbarcare su Onlyfans come la “professoressa” del corsivo è meglio buttarla sulla protesta sociopolitica. Difatti chi l’ha dilatata? Uno a caso, Repubblica, what else?

Chi scrive ha sbagliato tutto: in due anni di tac, pet, eco, risonanze, cazzi e mazzi ne ho viste e ne ho sentite, se ci avessi fatto su un video per ogni analisi a quest’ora avevo, uno, più girato di Alberto Sordi, e due una candidatura garantita. Magari con Salis. Perché lo scopo di queste miserabili pantomime è il solito, crearsi una prospettiva fondata sul vittimismo, un orizzonte elettorale, parlamentare; ed è tragico che l’età media di un simile squallore inzuppato nel cinismo si sia così abbassata, ormai viaggiamo sulla preadolescenza. Volendo, qualcosa da salvare si troverebbe anche nell’accorata denuncia, ed è quando la popputa piagnens racconta di trovarsi al prontosoccorso dalla mattina, ed è subito sera: confermo, la sanità italiana è una zattera alla deriva, ci lavora molta gente che dà più di quanto riceva (a parte qualche coglione portato sempre alla frase sbagliata nel momento sbagliato), ma nella convinzione generale che arrestare lo sbando è improbabile, impensabile. Se considerate che io per trasmettere le analisi del sangue in un certo ospedale dovevo utilizzare ancora il fax. E regolarmente ogni esame, ogni intervento si vincolava ad attese estenunanti, ricordo una volta, nove ore per sentirmi dire che non avevo nessuna ischemia, era una aritmia regolare, provocata dalla chemio. Qui ci sarebbe sì da dire, da protestare, ma all’atterrita di Repubblica il disagio vero importava relativamente, faceva colore l’altro, l’importante era diffondere il maschilismo sanitario bianco tossico.

E allora tutte queste pippe, questi mezzucci hanno rotto i coglioni. E allora quel paramedico sarà stato inopportuno, magari sfigato, anzi decisamente un imbecille, ma non è possibile che a vent’anni una debba metter su una tragedia greca siccome le hanno detto che ha delle belle tette. Non è possibile che il solito giornale di cialtroni la pigli sul serio (finge, finge…) per confezionare chi sa che polemica. Non è possibile che ‘sta roba giri, diventi più o meno virale. Non è naturale, e una società innaturale scade nel disagio; qui siamo ben oltre, siamo a una sorta di alienazione autoindotta, stordente, demenziale, che non si sa più come cogliere se non nel senso dell’irresponsabilità generale: generazionale, giornalistica, sociale, politica, insomma buon senso l’è morto e decenza non si sente troppo bene.

Non ci sentiamo bene neppure noi che dobbiamo pure occuparcene, non fosse altro che per denunciare la stupidità perniciosa, interessata, contraffatta. Perché non è ammissibile che a vent’anni ci si comporti così, contagiando coetanei del virus dell’imbecillità bamboccesca: a vederla, questa, pare che le abbiano sterminato la famiglia in un bombardamento. Che poi è quello che succede costantemente in troppi inferni del mondo, ma questi più si dichiarano al servizio dell’umanità, votandosi regolarmente alle cause più sballate come Hamas, e più implodono in un solipsismo sconcertante, avvilente. Insomma esistono solo loro, le loro camerette, i loro drammi di cartone (animato), le loro rivendicazioni del cazzo, la loro vanagloria petulante, le loro pretese al di là dell’infantilismo.

L’immaturità come regola di vita, come stile di vita, di cui scrive Francesco Cataluccio. Quei due idioti che, fra un’oscenità e una bestemmia, miagolavano per ansia climatica! Ma pensare ad una società ereditata da generazioni simili fa rabbrividire. Poi prendiamocela pure con i maranza violenti, con gli islam scatenati, ma se siamo riusciti ad allevare la disumanità che verrà, se siamo riusciti ad apparecchiarci un futuro prossimo così abissale, possiamo ringraziare solo noi stessi, l’Occidente può incolpare solo se stesso. Senza pensare a cosa faranno di noi, vecchi, improduttivi, simili zombie solo per finta sensibili, fragili, in realtà spietati come tutti quelli che non hanno un’anima.

Max Del Papa, 23 agosto

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