BBC beccata col montaggio truccato. E ora frigna come una vittima

Trump li mette alle strette: vuole un miliardo di dollari per il video manipolato. A Londra parlano di libertà di stampa, ma la marmellata l’hanno mangiata loro

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Trump BBC (2)

È partita la solita sceneggiata. Donald Trump, quello che loro dipingono come il mostro arancione di ogni distopia liberal, ha lanciato un ultimatum alla Bbc: ritrattazione pubblica o una causa da un miliardo di dollari. Il motivo lo conosciamo: un montaggio, diciamo così “creativo”, di un suo discorso del 2021, tagliato e cucito in modo da far sembrare che avesse incitato l’assalto a Capitol Hill. In poche parole, la solita manipolazione da salotto radical chic, quella che si giustifica in nome del “bene superiore della democrazia”.

Trump, che a differenza loro non ama le ipocrisie, ha fatto quello che un uomo d’affari fa quando qualcuno gli mette le mani addosso: chiama gli avvocati. E lo fa con un tono inequivocabile: “non inferiore al miliardo di dollari” chiede la sua squadra legale, pronta a presentare il conto davanti ai tribunali americani. Nel frattempo, a Londra, il governo laburista di Keir Starmer non sa più come uscirne. Da una parte c’è l’alleato americano da non irritare, dall’altra la Bbc – considerata quasi una divinità nazionale, più intoccabile della famiglia reale. E allora si arrampicano sugli specchi, oscillando tra “assumetevi le vostre responsabilità” e “difendiamo la nostra istituzione”. Classico equilibrio britannico: un colpo al cerchio, uno alla botte, purché nessuno perda la poltrona.

La Bbc, intanto, si presenta come la vittima. “Dobbiamo lottare per difendere il nostro giornalismo”, ha dichiarato l’ex direttore generale Tim Davie, costretto alle dimissioni dopo l’ennesimo scandalo interno. Parole che fanno sorridere: frignano dopo essere stati beccati con le mani nella marmellata. Hanno manipolato un video, ma si atteggiano a martiri della libertà di stampa.

Nei corridoi dell’emittente si respira il panico. Alcuni dirigenti vorrebbero chiudere la questione con un comunicato di scuse, altri sognano la battaglia legale, convinti che Trump stia bluffando. A sostenerli, come sempre, il solito coro liberal che parla di “golpe mediatico” e di “attacco alla libertà d’informazione”. Già, perché per loro la libertà è sacra solo quando serve a giustificare gli errori della sinistra. Gli esperti – sempre pronti a difendere l’indifendibile – sostengono che la causa sarebbe infondata: indirizzo sbagliato, termini scaduti, impossibile dimostrare l’intento diffamatorio. Uno di loro, l’avvocato George Freeman, ha detto che “la richiesta da un miliardo di dollari è totalmente senza senso”. Certo, peccato che nessuno neghi il fatto centrale: il video era tagliato ad arte.

Il governo Starmer prova a calmare le acque. Il ministro del Lavoro Pat McFadden ha ammesso che “quando si fanno degli errori bisogna rimediare” — e già questo è un mezzo passo indietro. Poi arriva Lisa Nandy, ministra della Cultura, che tesse le lodi della BBC definendola “una luce” per l’informazione mondiale. Una luce, sì, ma con qualche blackout editoriale di troppo. Promette riforme, corregge gli “errori”, ma guai a toccare il mito dell’emittente pubblica. Intanto Nigel Farage, l’uomo che dice quello che molti inglesi pensano ma non osano dire, parla di “vergogna nazionale” e accusa la Bbc di propaganda mascherata da servizio pubblico. E da questa parte dell’oceano, come dargli torto?

In fondo, la storia è semplice: un gigante mediatico manipola un discorso di un presidente eletto, poi si offende se viene smascherato. Il solito copione della sinistra mediatica mondiale: predicare la verità, ma solo quando conviene. E quando arriva qualcuno – che sia Trump o chiunque non si inginocchi al pensiero unico – a chiedere conto, allora diventano tutti vittime, si autoproclamano difensori del giornalismo libero.

La verità, invece, è che la Bbc non ha bisogno di difendere la libertà di stampa: ha bisogno di difendere la propria credibilità. E quella, dopo questa storia, vale molto meno di un miliardo di dollari.

Franco Lodige, 11 novembre 2025

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