Befana 2026, per loro solo carbone (rosso)

Quando l’ideologia di sinistra giustifica tutto, dalla Albanese alla Salis fino a Gratteri

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gratteri salis albanese

Le befane sono rosse, non di vergogna ma di gloss, e portano nella calza il nero carbone di un’ideologia decrepita e mefitica.

Perché si può dire tutto, si può essere criticamente realisti, si possono e magari debbono avere tutte le riserve possibili su un Trump che non si capisce mai se ci marci o sia davvero fuori controllo, che annuncia una serie di prossime imminenti “operazioni” dalla Groenlandia al Messico, in modo che chi deve capire capisca, che tutti capiscano, ci si può legittimamente preoccupare per un mondo che pare ancor più fuori controllo di chi lo strangola, e sono pochi ma pessimi, tutti; ma arrivare a difendere un pendaglio da forca come Maduro va oltre ogni indecenza, è carbone ideologico che intossica, che soffoca qualsiasi rispetto di sé.

Ma le befane rosse non si tengono: eccole pronte cambiare la bandierina, da Hamas al Venezuela, da Hannoun a Maduro: basta che sia compagno… In queste ore pur di dare addosso a Trump, alla Meloni, all’Occidente, quasi un riflesso condizionato, dalle befane di Pavlov se ne sentono di gigantesche: il compagno Maduro come Aldo Moro, per dirne una (dovremo pure occuparcene…); ma poi le befane rosse vanno oltre, dalle Lelle alle passionarie a cinque stelle, qualcuna pure a 5 punte: talmente assurde da farti passare la voglia di rispondere, tanto più che non riesci a capire dove finisca la malafede e cominci l’insulsaggine ideologica.

E passi per le fanzine in disarmo del post grillismo, dei Conte dove possono scrivere senza tremare che il vero pericolo per il mondo è Trump (non certo Khamenei, Xi, Putin, Hamas, lo stesso Maduro…), passi per certi foglietti organici a sinistra di Askatasuna, che poi li bastona: da gente che s’incarica di riportare la realtà però ci si aspetterebbe un minimo, giusto un minimo di onestà intellettuale in più.

Basterebbe poco, invece non se ne trova mezzo e se per il Porro d’Oro la classifica era relativamente facile, le befane rosse sono molte di più; sono legione, ciascuna nel suo ruolo e nelle sue parole tra l’incredibile e l’inascoltabile.

Ma chi se li vuole scordare i Landini della settimana e lo sciopero corto, ciascuno dei quali costa 1 miliardo agli italiani (di passata, e senza alludere: il compagno Maduro esordì come sindacalista ultracomunista), i Gratteri coi loro gratta e perdi sul referendum, la stessa Schlein che praticamente sta distruggendo il partito a colpi di dichiarazioni, ogni volta che apre bocca le esce un drone più micidiale di quelli di Putin su Kiev? Stessa cosa si può dire per le incendiare ma demenziali uscite quotidiane di Ilaler Salis, del resto raccattata proprio dalla sora Lella che poi ha appaltato l’opera al duo impresariale Bonelli&Fratoianni, due befanone rosse come la rivoluzione d’ottobre.

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Sulla Albanese ogni commento sarebbe insufficiente, della serie: quando la realtà ci supera – e ci supera, anche in questo caso, ogni giorno che Dio precipita in terra; poi arrivano tutte quelle che, per dire, Hannoun lo conoscevano ma appena appena, praticamente niente, giusto una stretta di mano, come madama Boldrì, o che casualmente passavano dove quell’arnese concionava, ma così per combinazione, come l’altra Salis, la Silvia, la lanciatrice di martello convertita in sindaca: ieri tutte infiammate per la causa palestinese con annessi e purtroppo connessi, senza andar tanto per il sottile, senza star lì a preoccuparsi, oggi guai a chi gliene chiede conto, se la vedrà coi loro legali (dopodiché, mi raccomando, tutti in piazza contro le querele temerarie).

Non bastassero le emergenti, ecco, rientra in campo la esperta riserva Rosi Bindi: “Meloni è una vergogna nazionale e internazionale, povera Italia, che fine pessima che stai facendo”. Invece con Beppa Rosef eravamo l’eccellenza su scala galattica, evvai.

A rispettosa distanza, il mondo dello spettacolo e dell’avanguardia artistica: la Fiorella Luminosa, che si vergogna, e ce lo fa sapere, della Meloni succube di Trump, la Lucarelli con la sua “faconda dottrina” (nessun insulto, sta’ bona, è una citazione dotta, non sforzarti a decifrarla) che ha inventato un nuovo, curioso modo di fare cronaca giudiziaria: colpevole è chi mi sta sulle balle a me, tanto chi vuoi che le sospetti le complessità anche rituali, procedurali di una inchiesta.

Quell’altra, Rula “Lula” Carpisa, che non manca un sostegno sballato manco ad acciaccalla, come un Di Battista qualsiasi: “Dopo aver rimosso Maduro, il golpista Trump potrà finalmente dire di avere liberato dalla dittatura sanguinaria milioni di barili di petrolio”: golpista Trump, mica Maduro, quello è un martire.E i barili, sai quanto stavano meglio sotto la democrazia alternativa cinese.

Ma se di spettacolo parliamo, volendo, con un salto mortale dal trapezio mettiamoci pure la già Big, oggi Medium Mama, una che per anni ci ha schiacciato sotto il peso del suo orgoglio woke, ah io sono bellissima così, voi che ne sapete, che avete da dire? E se uno osava eccepire che, da oversize, forse insaccarsi in una rete da pesca non era il massimo estetico, grandinavano accuse di body shaming (pronuncia: sceming), sessismo, patriarcato, sionismo, guai a fiatare, subito insorgeva la lella a spada tratta.

Poi un bel giorno la Mamina si presenta con quaranta, cinquanta chili di meno e dice: ah, io sono bellissima così. Quelle rimaste colà, che le avevano creduto, ringraziano commosse.

Ora, per finire con le befane rosse, che le sparano un po’ grosse, dovremmo ricordarci pure di certe magistrate un po’ scalamarate in forza all’ANM e dintorni, solite esternare roba da far venire ritti in testa i capelli a un calvo: ma, siccome siamo realisti, e pure un po’ vili, sapendo a cosa andremmo incontro lasciamo perdere, ché non ci teniamo proprio a finire democraticamente peggio del compagno Maduro, passato da spadroneggiare 24 ore su 24 a 1 ora d’aria al giorno siccome ogni tanto il Dio degli eserciti si riscuote dal torpore della sua indifferenza e fa giustizia: essendo anche molto spiritoso, quando gli gira, stavolta l’ha fatta nei giorni tra Nascita ed Epifania.

E allora, buona Befana a tutti, con la calza piena di rosse parole d’orrore.

Max Del Papa, 6 gennaio 2026

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