Bengalese abusa della 13enne, l’sms choc: “Non ho fatto niente di sbagliato”

Il 42enne è tornato libero, nonostante i video. Quarta Repubblica riesce a raggiungerlo per messaggio

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Non ho fatto niente di sbagliato. L’Italia è un Paese di umanità, credo che qui otterrò giustizia”. Sono le parole del cittadino bengalese accusato di violenza sessuale ai danni di una 13enne a Torino, raggiunto via WhatsApp da Eugenia Fiore, giornalista di Quarta Repubblica. Una risposta che sembra poco conciliarsi con quel pentimento che avrebbe contribuito alla decisione del gip di non confermare la custodia cautelare in carcere.

Sul caso, però, la partita giudiziaria è ancora aperta. La procura ha infatti presentato ricorso contro la decisione del gip e ora spetta al Tribunale del riesame pronunciarsi. La decisione dei giudici dovrebbe arrivare la prossima settimana.

L’uomo, che sarebbe titolare di un permesso di soggiorno speciale, era tornato in libertà dopo due notti trascorse in carcere. Il giudice aveva ritenuto sufficiente l’obbligo di firma, valorizzando il comportamento collaborativo dell’indagato e il pentimento manifestato dopo l’arresto. La breve permanenza dietro le sbarre, inoltre, sarebbe stata considerata un deterrente adeguato. Una valutazione che ha alimentato le polemiche, anche alla luce dell’assenza di una residenza stabile e delle difficoltà dell’uomo nel controllo dei propri impulsi.

La dinamica dell’episodio contestato alla 13enne sarebbe stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza del negozio nel quale si trovava l’uomo. Le immagini mostrerebbero il palpeggiamento della ragazzina e avrebbero documentato anche un secondo episodio, avvenuto poche decine di minuti prima ai danni di un’altra donna.

A riaccendere il caso sono state proprio le dichiarazioni raccolte da Quarta Repubblica. Nel messaggio inviato alla trasmissione, infatti, l’indagato non sembra riconoscere la gravità di quanto gli viene contestato: “Non ho fatto niente di sbagliato”, sostiene. Parole dalle quali ha preso le distanze anche una parte della comunità bengalese locale, che ha condannato il comportamento dell’uomo. Intanto il minimarket teatro dell’episodio è stato chiuso dalle autorità per ragioni estranee all’inchiesta sulla violenza sessuale. I successivi controlli avrebbero infatti fatto emergere diverse irregolarità, tra cui problemi relativi al pagamento dell’energia elettrica.

Il servizio di Quarta Repubblica ha allargato poi l’attenzione alla presenza dei minimarket gestiti da stranieri in alcune zone di Torino e alle difficoltà di integrazione che possono emergere in determinati contesti. “Proliferano come funghi, solo in questa via ce ne sono quattro”, ha raccontato un residente alla trasmissione.

Durante il servizio sono state raccolte anche dichiarazioni sulle donne destinate inevitabilmente a far discutere. “La donna deve rimanere a casa mentre è l’uomo che porta a casa i soldi”, ha affermato un commerciante bengalese. Un altro, interrogato sul modo di vestire delle donne, ha sostenuto che una donna in minigonna “non merita rispetto”.

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