La (folle) corsa verso l'elettrico

Benvenuta auto elettrica: Ford licenzia 3mila dipendenti

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Costruire auto elettriche sta diventando sempre più dispendioso, in termini di costi dei materiali, energia, ma soprattutto per quanto riguarda le risorse umane. Come riportato dalla Associated Press e da Reuters, ripresa dai principali siti di news americane, la Ford Motor Company ha annunciato che licenzierà 3.000 impiegati, 2.000 assunti a tempo indeterminato e 1.000 a contratto. Il taglio rappresenta il 6% dei 31.000 stipendiati a tempo pieno in Usa e Canada e riguarderà lavoratori in Usa, Canada ed India. La forza lavoro nelle officine, che conta 56.000 operai, non sarà colpita da questa misura.

Automotive News ha rivelato il testo dell’annuncio: come oggigiorno è ormai prassi, la comunicazione dei licenziamenti è avvenuta per e-mail, con un messaggio del presidente esecutivo, Bill Ford, e del Ceo Jim Farley. “Costruire su questo futuro vuol dire cambiare e virtualmente trasformare tutti gli aspetti del modo in cui abbiamo operato per più di un secolo”, recita l’e-mail. “Occorrono concentrazione, chiarezza e velocità. E, come abbiamo discusso negli ultimi mesi, significa ridistribuire le risorse e affrontare la nostra struttura dei costi, che non è competitiva rispetto ai concorrenti tradizionali e a quelli nuovi” (sostanzialmente General Motors, Stellantis e Tesla). La ristrutturazione sarà imponente: “Stiamo eliminando alcuni lavori, così come riorganizzando e semplificando alcune funzioni attraverso tutto il business”.

Già a luglio, il Ceo Farley, in un comunicato trimestrale, non aveva usato mezze misure: “[Ford ha] assolutamente troppe persone in alcune posizioni, non c’è alcun dubbio su questo”. Era già un chiaro segnale che i 182.000 impiegati dello storico gruppo automobilistico statunitense andassero ridimensionati. “Coloro che lasciano la società sono amici e colleghi e vogliamo ringraziarli per il contributo – si legge – Abbiamo l’obbligo di occuparci di loro e sostenerli, fornendo non solo benefit ma anche un aiuto significativo a trovare nuove opportunità di lavoro”.

Insomma la Ford, secondo i piani dei suoi executive manager, licenzia migliaia di impiegati per poter reinvestire nel business elettrico e in relativi software sempre più sofisticati. Maggiori entrate dovrebbero essere garantite da servizi digitali e connettività legata all’elettrico: praticamente la strategia di Tesla. I prezzi esorbitanti delle batterie, delle materie prime e delle spedizioni rendono il periodo ancora più difficile. Nel 2023, poi, i dirigenti dei maggiori gruppi automobilistici nordamericani si dovranno confrontare con il sindacato United American Workers per il rinnovo del contratto, con un negoziato che sicuramente si preannuncerà incandescente. Lo stesso sindacato, con la crescita degli impianti per batterie e software, teme di perdere il controllo della situazione.

Saltando al di qua dell’oceano Atlantico, si rischia anche in Europa e in Italia una situazione drammaticamente analoga a quella appena successa alla Ford in Usa. Lo stop alla vendita delle auto diesel e a benzina dal 2035, decretato a giugno dalla Ue, potrebbe causare un simile sconquasso nell’intero settore dell’automotive. Già qualche mese fa i presidenti di Confindustria del Nord paventavano il rischio che 70.000 posti di lavoro nella filiera dell’automotive potrebbero saltare. Lo stesso avvertimento era arrivato dal ministro Giancarlo Giorgetti un anno fa durante la prima edizione de La Ripartenza. Senza contare che virando bruscamente sull’elettrico, ci si scontrerebbe col fatto che la Cina è, e continuerebbe a trovarsi per molto tempo, al primo posto nel settore. Il mondo occidentale quindi consegnerebbe al gigante asiatico, suo principale avversario economico e politico, uno dei settori strategici in cui già primeggia a livello globale.

Andrea Gebbia, 23 agosto 2022

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