Beppe Sala ha deciso di non dimettersi. E noi, che glielo chiedevamo sin dalla notizia della sua iscrizione nel registro degli indagati in merito all’inchiesta sull’urbanistica di Milano, ne siamo contenti. Un po’ perché più si leggono le carte in mano ai pm, meno appare evidente la presunta enorme corruzione che si vuol raccontare. Un po’ perché su questo abbiamo una convinzione granitica, mai venuta meno, neppure con Ilaria Salis, Ciro Grillo e Apache La Russa, che un cittadino resti innocente fino a prova contraria per tre gradi di giudizio. E qui, al netto dei titoloni dei giornali, il processo vero e proprio non è neppure iniziato.
Dunque siamo contenti, contentissimi che Beppe Sala abbia trovato il coraggio di convincere il Pd a sostenerlo ancora per i due anni che mancano alla fine del mandato. Bene. Bravi. Bis. Però che il sindaco coi calzini arcobaleno venga pure a fare la morale, anche no.
Ci spieghiamo. Nei giorni scorsi abbiamo sommessamente fatto notare l’ipocrisia di un partito, quello democratico, che a Genova scendeva in piazza per chiedere le dimissioni di Giovanni Toti da governatore mentre oggi si barrica a difesa del suo sindaco. Due pesi e due misure che, purtroppo, sono ricorrenti anche a destra visto che la Lega e FdI (Meloni esclusa) invocano le dimissioni di Sala pur avendo sbraitato “garantismo” sullo scandalo ligure. E sia chiaro: le due inchieste hanno molto, moltissimo in Comune. Di fatto i pm vedono “corruzione” in donazioni liberali regolarmente registrate (nel caso di Toti) o consulenze candidamente fatturate (in quello meneghino). Il tutto per attività che entrambi i politici ritengono di aver effettuato, vuoi per allargare il porto o per migliorare la vivibilità di certi quartieri, “nell’interesse esclusivo dei cittadini e delle cittadine”. Come da mandato elettorale.
Fatta la doverosa premessa, torniamo allora a Sala. Noi ci fidiamo che non vi sia “una singola azione” nell’operato politico fatta a suo “personale vantaggio”. E ci fidiamo anche del fatto che le sue mani “sono pulite”. Garantismo è esserlo anche con chi impone Ztl green senza senso. E sottoscriviamo senza indugi il suo appello alla politica a condannare il solito giochino della magistratura che fa filtrare sui giornali la notizia “riservata” dell’indagine a carico di un sindaco prima ancora di farlo sapere al diretto interessato. Quello che tuttavia non si può proprio accettare è che, riferendosi al governo e alla minoranza in Consiglio Comunale, Sala dica: “Ricordo a chi approfitta, politicamente, di situazioni come quella che la mia amministrazione sta vivendo: oggi a me, domani a te”.
Perché sì, è vero: Lega e FdI sbagliano. La Russa sbaglia. Però i primi a commettere il “grave errore” di cavalcare con ardore politico le inchieste altrui sono proprio i “suoi” partiti, il “suo” Pd, ed anche il possibile alleato M5S. C’erano la Schlein e Avs, non Meloni, in piazza a Genova ad urlare alla morte politica di Giovanni Toti. Il garantismo, quello vero, in Italia non esiste: lo applicano due o tre persone al massimo, tra cui questo nostro disgraziato sito. Quindi Sala resista e non si pieghi ad una magistratura che vuole commissariare i governi di ogni ordine e grado. Ma non faccia la morale. O almeno la rivolga anche alla sua leader: perché, infatti, hanno “costretto” l’assessore Tancredi a dimettersi? Noi avremmo difeso pure lui, capro espiatorio di una politica che senza il tintinnar di manette non sa sconfiggere gli avversari.
Giuseppe De Lorenzo, 21 luglio 2025
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