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Bergoglio e la guerra intestina dei Cavalieri di Malta

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Non può che esserci una mano divina a guidare Bergoglio nel suo magistero, soprattutto quando si pensa ad alcune battaglie portate avanti in questi ultimi mesi. Tralasciando le grandi questioni teologiche o le difficili mediazioni internazionali, Papa Francesco si è molto impegnato, per esempio, per mettere in riga il Sovrano Militare Ordine di Malta, reso sovrano nel 1113 da Papa Pasquale II con il motto Tuitio Fidei ed Obsequium Pauperum, cioè difesa della fede e aiuto ai poveri.

Per essere certo che come Gran Maestro venisse eletto un galantuomo come Giacomo Dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, nel giorno delle votazioni, il 2 maggio scorso, ha spedito Angelino Becciu, sostituto alla Segreteria di Stato e il più fidato dei suoi collaboratori. L’elezione dell’italiano, con 35 voti su 52, è ufficialmente un tentativo di tregua tra le due anime ribelli, inglesi e tedesche, del più antico Ordine cavalleresco nato per difendere i beni della Chiesa ed oggi in prima linea nell’assistenza sanitaria ma da sempre un centro di potere internazionale con un seggio da osservatore perfino nelle Nazioni Unite.

L’Ordine di Malta trova ancora oggi la sua secolare legittimità storica in immense proprietà fondiarie fatte di campi, pascoli, foreste e dimore storiche, tutelate in Germania, Olanda e persino Russia non solo dalle strutture (formalmente) ultracattoliche del “ramo principale” ma anche da quelle dei “rami” luterani, calvinisti e ortodossi.

La lotta intestina dei tempi moderni dentro l’Ordine è iniziata dopo il 1995, quando gli Stati dell’ex area sovietica del Sacro Romano Impero hanno promulgato leggi tese alla restituzione dei beni incamerati in epoca comunista. Così il patrimonio fondiario dell’Ordine è decuplicato e a quel punto il 79° Gran Maestro, il britannico Robert Matthew Festing, ha cercato di riorganizzarlo nel senso di una super real estate, in un duello all’ultimo sangue con ambienti tedeschi guidati dal potente Gran Cancelliere Albrecht Freiherr von Boeselager, di formazione  come Francesco, figlio di un ufficiale dell’esercito tedesco e membro della resistenza al nazismo, destituito con un colpo di mano dallo stesso Festing.

Ma la battaglia non è finita lì perché a gennaio 2017, a sorpresa, Francesco ha chiesto le dimissioni proprio di Festing dal suo incarico a vita, ha riabilitato von Boeselager, tornato Gran Cancelliere, e ha nominato reggente il mite Giacomo dalla Torre del Tempio di Sanguinetto, 74 anni, Monaco professo dal 93, la cui famiglia aveva rapporti con l’Ordine di Malta, anche perché il tedesco, sposato e con cinque figli, per lo Statuto interno dell’Ordine mai sarebbe potuto diventare Gran Maestro.

In tutte le storie vaticane circolano pure altre versioni, come quella secondo la quale dietro l’elezione dell’italiano ci sarebbe la lunga mano di von Boeselager, che conosce Bergoglio fin dai tempi dei suoi studi in Renania e da quelli in cui cercava fondi prima per aiutare i perseguitati della dittatura e poi per salvare il “Collegio Maximo” dei gesuiti in Argentina dal totale fallimento. Se fosse davvero così sembra proprio che anche in Vaticano, come nel Gattopardo, tutto cambi perché nulla cambi.

Luigi Bisignani, Il Tempo 6 maggio 2018