Al di là dei doverosi omaggi post mortem e delle commoventi scene strappalacrime, dei fulminei processi di beatificazione già avviati e della forsennata corsa ad accaparrarsene l’eredità, c’è un aspetto inerente la fuorviante narrazione seguita alla scomparsa di Papa Francesco che vale la pena attenzionare. Sebbene oggigiorno la stampa si guardi bene dal sottolinearlo, nel corso del suo lungo pontificato Bergoglio non è stato quel progressista rivoluzionario che le cronache vorrebbero tanto farci credere. O meglio, lo è stato a tratti e a parole, perlomeno nella prima parte del suo papato, ma molto meno nei fatti, soprattutto l’ultimo Francesco.
Nei suoi dodici anni al Soglio di Pietro, Bergoglio ha puntato molto sull’aspetto mediatico e saputo comunicare come nessun pontefice aveva mai fatto prima, rompendo spesso le liturgie e i rigidi protocolli vaticani, e guadagnandosi così un ampissimo consenso popolare che ha contribuito nel tempo a edificare l’immagine del Papa rivoluzionario, oggi tanto in voga. Non solo. Perché, al di là di quel populismo mediatico su cui Francesco ha saputo costruire larga parte delle sue fortune, non si può altresì fare a meno di ricordare tutte quelle uscite del defunto pontefice in netta controtendenza con la narrazione dominante in queste ultime ore.
Prendiamo il caso dei diritti civili della comunità Lgbt. All’apparente apertura del pontefice alle coppie omosessuali, con l’emblematica frase “Se uno è gay e cerca il Signore, chi sono io per giudicarlo”, pronunciata nel 2013 su un volo di ritorno da un viaggio in Brasile, non è mai seguita quel concreto processo riformatore annunciato in più occasioni da Bergoglio. Dopodiché, a segnare il definitivo cambio di passo di Francesco in materia di diritti gay è stato il tanto discusso (e oggi stranamente dimenticato) invito a tenere gli omosessuali fuori dai seminari, culminato con l’inattesa battuta “C’è troppa frociaggine“.
La medesima sorte toccata anche al genere femminile, a cui con l’avvento al soglio ponteficio di Francesco si sarebbe dovuta garantire una maggiore centralità nella Chiesa, il cui culmine si sarebbe dovuto raggiungere con il conseguente accesso al Clero delle donne, senza mai, tuttavia, far seguire i fatti alle intenzioni dichiarate del pontefice. Al Francesco anti-gender e anti-femminista bisogna altresì affiancare anche l’immagine del Bergoglio anti-eutanasia, definita dal pontefice un “crimine”, e del Bergoglio anti-abortista, che, appena pochi mesi fa, non esitò a bollare come “sicari” tutti quei medici intenti a favorire la pratica dell’aborto, tanto da attirare a sé le funeste ire della Federazione nazionale dei medici.
Infine, l’azione riformatrice del rivoluzionario venuto dalla fine del mondo si è arenata anche dinanzi al tema degli abusi, rispetto a cui Bergoglio non è riuscito ad abbattere il muro di omertà eretto intorno ai casi di pedofilia dilaganti nella Chiesa, e persino sul fronte finanziario, rispetto a cui “il papa dei poveri” non è riuscito a portare avanti la tanto decantata riforma delle discusse finanze vaticane.
Morale: il compianto Bergoglio è stato senza dubbio un riformatore sul piano comunicativo e rispetto all’approccio con la tecnologia e i social media e nel modo di interfacciarsi con i fedeli, ma la sua rivoluzione, più volte annunciata e mai compiuta, non ha prodotto alcuna trasformazione significativa di Sancta Romana Ecclesia.
Salvatore Di Bartolo, 24 aprile 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis)
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
© NiseriN tramite Canva.com


