
Uno degli uomini più ricchi del mondo ha scelto l’Italia per celebrare le sue nozze. Tuttavia, tra residenti e attivisti, si infiammano le polemiche per fermare le celebrazioni imminenti: davvero l’evento di lusso da 200 persone del patron di Amazon, Jeff Bezos, può mettere in crisi una città che vive di turismo di massa 365 giorni l’anno?
È abbastanza difficile pensare che la città italiana che ogni anno accoglie 25 milioni di turisti, ospita la Biennale, il festival cinematografico più importante d’Italia, possa andare in difficoltà per un evento certamente mediatico, ma anche ristretto per quanto concerne la quantità di persone coinvolte. Pertanto, le motivazioni delle proteste non vanno ricercate nella logistica e nell’occupazione eccessiva degli spazi pubblici, ma altrove.
Il neonato movimento “No space for Bezos” minaccia ostruzioni pacifiche e interruzioni logistiche per opporsi al matrimonio del fantamiliardario. Alcuni membri del comitato sembrano non gradire l’ennesima consacrazione di Venezia da città a vetrina del lusso più sfrenato. Tanti altri invece sono attivisti che polemizzano perché Bezos è un simbolo di “capitalismo digitale”. Tanto basta per ostracizzare l’appuntamento.
Di tutt’altro avviso, chiaramente, sono i commercianti, gli imprenditori e gli amministratori locali. Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, e Luca Zaia, governatore del Veneto, ribadiscono che il matrimonio di Bezos è l’ennesimo importante evento che garantirà visibilità la città oltre che un grande impulso economico. L’80% delle forniture per la celebrazione proverranno da aziende artigiane veneziane, senza menzionare l’enorme impatto su hotel e trasporti di lusso. Insomma, l’evento di Bezos è un onore, un piacere, uno spot e rimpingua anche le casse di tante attività.
Ma per alcuni, per fortuna pochi, non importa che Bezos stia investendo e spendendo sul territorio italiano. Per molti il patron di Amazon ha il marchio della bestia, una colpa ancestrale che in Italia è un peccato mortale: è ricco. Quindi, questo matrimonio non s’ha da fare.
Alessandro Bonelli, 17 giugno 2025
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