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Bezos, mancia da 45mila euro alla faccia di Bonelli

Mr Amazon ringrazia Venezia per l'ospitalità staccando un assegno stellare. E chi si opponeva trasuda invidia sociale

Jeff Bezos mancia a Venezia Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI
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Al termine del sontuoso matrimonio svoltosi a Venezia dal 26 al 28 giugno, i coniugi Bezos hanno lasciato una mancia di ben 45.000 euro al personale dell’Aman Venice, l’hotel a cinque stelle affacciato sul Canal Grande in cui hanno soggiornato.

Il gesto, trapelato nei giorni successivi alle nozze, è stato accolto con grande entusiasmo dallo staff, che ha raccontato di aver ricevuto la cifra come riconoscimento per il servizio reso durante il soggiorno della coppia e dei loro ospiti. Visto l’importo, non si tratta di un dettaglio di contorno, ma di un’azione concreta che evidenzia l’impatto diretto dell’evento sul lavoro locale: una mancia così generosa, a seguito di una donazione alla città di 3 milioni di euro, è rara anche nel mondo del lusso e rappresenta una gratificazione straordinaria per i lavoratori dell’hotel, nonché una bella lavata di capo ai protestatori seriali, illiberali e de’ sinistra che volevano far saltare l’evento.

A distanza di due settimane si possono dunque tirare le somme: il matrimonio, celebrato in una Venezia blindata e visitata per l’occasione da nomi come Bill Gates, Oprah Winfrey, Leo DiCaprio e Kim Kardashian, è stato un evento imponente. Gli sposi hanno coinvolto quasi esclusivamente artigiani, fornitori e operatori del territorio, decine di taxi d’acqua sono state messe a disposizione in esclusiva per gli invitati e il ricevimento si è svolto in location iconiche come l’Arsenale e San Giorgio Maggiore. In tutto, si stima che l’evento abbia generato oltre 40 milioni di euro in indotto diretto oltre che una straordinaria visibilità internazionale per la città. E tutto questo è avvenuto senza paralizzare le normali attività veneziane, con un’organizzazione attenta ed efficace.

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Di fronte a tutto questo e alla generosità di Mr. Amazon, perdono ancora più credibilità le proteste degli attivisti che già prima dell’evento sono apparse fuori luogo, sterili e disinformate. “È inaccettabile che una città fragile e unica come Venezia venga trasformata in un parco giochi per super ricchi”, diceva Angelo Bonelli. Ma sventolare striscioni contro Bezos da Ponte di Rialto, mentre centinaia di famiglie veneziane beneficiavano direttamente o indirettamente dell’indotto creato dalle nozze, è una mossa che trasuda invidia sociale piuttosto che reale interesse per la città, per l’economia e per i lavoratori. L’ennesima conferma empirica che chi si oppone a questi eventi in maniera spicciola dimentica che il Paese ha bisogno di investimenti, di attenzione internazionale e di turismo di qualità, più che di massa. E questa cerimonia, perfettamente integrata nel rispetto del decoro urbano e dei flussi cittadini, è stata un modello virtuoso.

Invece di criticare chi porta lavoro e prestigio, chi ha giocato a fare Robin Hood rischiando invece di compromettere l’enorme volume di affare per tante imprese locali, dovrebbe ringraziare Mr. Bezos e Mrs. Sanchez per aver scelto Venezia e l’Italia.

Il matrimonio di Jeff Bezos non è stato solo uno spettacolo, ma un’enorme opportunità economica per il settore del lusso veneziano. Se ne facciano una ragione quelli che volevano barricare la città nascondendosi dietro il pretesto dei diritti dei lavoratori e dei cittadini. In 48 ore Bezos ha fatto per i veneziani molto più di quanto non abbiano fatto settimane di proteste anticapitaliste. In conclusione, Venezia ha vinto. I protosocialisti da striscione (magari comprato su Amazon) per l’ennesima volta, no.

Alessandro Bonelli, 18 luglio 2025

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