L’etichetta è arrivata subito: “genitori no-vax”. Peccato che, mentre certi giornalisti distribuivano patenti ideologiche, i fatti fossero ancora tutti da accertare. E oggi la domanda è inevitabile: chi ha raccontato il falso? Il 20 agosto il Corriere della Sera definiva i genitori “no vax” e riferiva che la bambina non era stata vaccinata per volontà loro (Corriere della Sera, 2026a). Ma il 30 agosto la stessa testata ha riportato una versione ben diversa: secondo la famiglia, gli altri quattro figli sono vaccinati, mentre Anna Rosa non lo sarebbe stata per un motivo specifico che i genitori intendono spiegare ai magistrati (Corriere della Sera, 2026b). La differenza non è un dettaglio. Dire che una bambina non era vaccinata è un fatto; trasformare i genitori in una famiglia “no-vax” è una qualificazione che richiede prove.
Se la seconda ricostruzione sarà confermata, qualcuno dovrà spiegare come si sia passati da una figlia non vaccinata a una famiglia interamente classificata come “no-vax”. E forse sarebbe il caso di ricordare ai professionisti dell’informazione una parola antica: verifica. Nel frattempo, però, sarebbe bene non confondere il caso di Palermo con una crociata ideologica. La difterite è una malattia grave e la vaccinazione rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione: l’Istituto superiore di sanità ha confermato la presenza del Corynebacterium diphtheriae e della tossina responsabile della difterite respiratoria (ISS, 2026).
Ma vaccinazione e obbligo vaccinale non sono sinonimi: sono 17 i Paesi europei che non prevedono vaccinazioni pediatriche obbligatorie, affidandosi alla semplice raccomandazione: Spagna, Svezia, Austria, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Grecia, Islanda, Irlanda, Liechtenstein, Lituania, Lussemburgo, Estonia, Romania, Cipro (Farina et al., 2024). Mentre, altri paesi come la Germania, hanno un solo vaccino obbligatorio (morbillo).
Nessuno sostiene che questi Paesi siano“No vax”o “contro i vaccini”: hanno semplicemente scelto strumenti legislativi differenti. La vera lezione di Palermo dovrebbe dunque essere questa: pretendere che i fatti vengano verificati prima di trasformare una famiglia in un bersaglio mediatico. Perché un giornalista può sbagliare. Quello che non dovrebbe mai fare è avere più fretta del fatto, e umiliare una famiglia.
Peter D’angelo, 8 settembre 2026
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