Salute

Bisogna parlare di quanto rivelato in Commissione Covid

Tra le persone audite, anche Matteo Bassetti. Che ha confermato ciò che in tanti ritenevano scontato

Il 17 novembre scorso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid ha scritto un altro capitolo della sua storia infinita. Sono stati auditi alcuni autorevoli personaggi, tra cui Matteo Bassetti, ordinario di Malattie infettive presso l’Università degli Studi di Genova.

Ebbene, rispondendo a molte domande – l’intervento è durato circa un’ora e quaranta , il medico genovese ha ripercorso, dal suo punto di vista, una delle fasi più controverse della nostra democrazia, raccontando una storia che in molti non addetti ai lavori, compreso il nostro blog, avevano intuito sin dai primi, sospetti riscontri divulgati dalle fonti ufficiali. Ovvero, Bassetti ha candidamente dichiarato che “almeno il 50% dei decessi attribuiti al Covid-19 sarebbero stati causati da ben altre malattie già presenti”, e che quindi – testualmente – a suo dire non si trattava di persone morte di Covid, bensì morte con il Covid.

Non solo, il primario delle Malattie infettive del San Martino di Genova ha anche espresso la sua iniziale contrarietà al lockdown, ritenendolo quanto meno eccessivamente lungo, ed alla maggior parte di quelle strampalate misure – tra cui il coprifuoco notturno, il fatto che si potesse mangiare negli autogrill e non nei ristoranti, le mascherine e parecchi altri divieti che hanno “allietato” la nostra esistenza per parecchio tempo -. Inoltre, specificando di non aver mai avuto un ruolo direttivo durante la pandemia, ma solo “quello di un opinion leader”, ha anche aggiunto che come cittadino poteva anche essere contrario al green pass – che a mio avviso rappresenta, insieme all’obbligo vaccinale, il punto più basso toccato dal nostro sistema democratico – , ma che se lo avesse esplicitato, ciò non avrebbe avuto alcun effetto sostanziale sulla sua applicazione.

Infine, ha tenuto a precisare che secondo lui gli esorbitanti numeri sia dei presunti morti di Covid e sia dei contagi sono essenzialmente da attribuire ad un aspetto che, ascoltando molti suoi colleghi sparsi nel mondo, ha caratterizzato solo il nostro Paese: un inverosimile, inutile e costante utilizzo dei tamponi a tappeto che ancora oggi, ha tenuto a precisare, caratterizza alcuni reparti di molti ospedali italiani.

Ciononostante, malgrado il suo ragionevole intervento portasse ad una conclusione ben diversa, egli ha comunque tenuto ad affermare la correttezza dell’obbligo vaccinale. Deliberazione che, a suo dire, sarebbe scaturita osservando costantemente la quantità e la tipologia delle persone che, in quegli anni, venivano ricoverate nel suo reparto.

Eppure, il numero esorbitante di asintomatici e paucisintomatici che emersero già nella prima indagine sierologica effettuata dal professore Crisanti a Vo’ Euganeo, durante la fase più cattiva del virus, chiarendo sin da subito che il rischio per i soggetti immunocompetenti era prossimo allo zero, ancora oggi non smuovono Bassetti dalla sua granitica convinzione sui vaccini sperimentali imposti di fatto a tutti attraverso l’abominevole ricatto del green pass. D’altro canto, questa convinzione, che caratterizza ancora le virostar di quel periodo di terrore trasmesso a mezzo stampa, sembra un vero e proprio intoccabile tabù le cui recondite ragioni, almeno in molti casi, restano ancora un mistero insondabile.

Claudio Romiti, 20 novembre 2025

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