Bloccato il tentivo di aumentare l’Imu

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Lo scorso 30 giugno, le Commissioni Finanze del Senato e della Camera hanno approvato il “documento conclusivo sull’indagine conoscitiva sulla riforma dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e altri aspetti del sistema tributario”. Il significato di questo documento può cogliersi in quanto scritto nella sua introduzione, ove si segnala che esso è stato approvato “affinché possa fungere da indirizzo politico al Governo per la predisposizione della legge delega sulla riforma fiscale, che l’Esecutivo si è impegnato a presentare entro il 31 luglio 2021”.

Non si tratta, dunque, di un semplice documento conclusivo di un’indagine conoscitiva parlamentare, ma di un testo che fungerà da guida per il Governo nel varo della riforma tributaria annunciata dal Presidente del Consiglio fin dal suo discorso d’insediamento. Non a caso, la sua redazione è stata il frutto di un intenso confronto fra le forze politiche, in particolare quelle della maggioranza (che, come noto, coprono le più varie tendenze). Particolarmente importante, quindi, è aver scongiurato il rischio di un nuovo aumento della tassazione sugli immobili attraverso un intervento sul catasto.

Il riferimento è a un passaggio del documento proposto da alcuni gruppi parlamentari, che recitava così: “Il Governo valuti l’opportunità di inserire nella prossima legge delega un riordino complessivo dei valori catastali, valorizzando il più possibile ruolo e funzioni dei Comuni e con l’obiettivo di riequilibrare il peso dell’Imu in favore degli immobili nei piccoli Comuni delle aree interne e degli immobili dichiarati inagibili”. Chiunque abbia un po’ di dimestichezza con il catasto e con l’Imu comprende agevolmente che l’effetto di un testo del genere sarebbe stato quello di porre le basi per un ennesimo incremento di tassazione nei confronti di famiglie e imprese che hanno risparmiato e investito nel mattone. Procedere a un “riordino complessivo dei valori catastali” per far pesare meno l’Imu sugli immobili situati nei piccoli Comuni e su quelli inagibili è, con riferimento al primo obiettivo, improprio e, rispetto al secondo, risibile.

Se davvero si mira ad agevolare i proprietari degli immobili presenti nei borghi, spesso spopolati, è sufficiente accogliere il suggerimento di Confedilizia, che ha da tempo proposto – proprio a questo scopo – la soppressione dell’Imu nei Comuni fino a tremila abitanti, con un costo di appena 800 milioni di euro. Quanto ai fabbricati inagibili, invece di eliminare finalmente una tassazione così palesemente vessatoria, si mette su il can can della riforma del catasto per “concedere” ai proprietari di questi quasi-ruderi solo una diminuzione dell’Imu? Non scherziamo.

In ogni caso, il non detto del passaggio espunto dal documento finale è che il “riequilibrio” ipotizzato si sarebbe tradotto in un aumento di imposizione per tutti gli immobili diversi da quelli (ben pochi) che si dichiarava di voler favorire. Naturalmente la guardia non va abbassata e la riforma fiscale andrà seguita passo passo, sin dalla predisposizione del disegno di legge delega. Ad evitare spiacevoli sorprese.

Giorgio Spaziani Testa, 7 luglio 2021

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