I sassi preparati da lanciare contro gli agenti. Gli scontri di piazza. La violenza cieca. Un’auto del comune incendiata. Bologna ha passato una notte di guerriglia e stamattina si è svegliata ferita, tra le macerie. È l’indegno epilogo della “piazza” chiamata dal sindaco di Bologna, Matteo Lepore, dopo la morte di Abderrahim Fakir al Pilastro durante un fermo di polizia. I “bravi ragazzi”, che avevano promesso devastazione hanno portato devastazione: buttate al vento le sedie dei dehor, vandalizzate le bici del servizio di sharing, spaccate le vetrine, devastato il centro città.
Il bollettino finale parla di sei mezzi della polizia danneggiati, tre auto del Comune date alle fiamme, diverse vetrine di negozio imbrattate e danneggiate. Inoltre sono stati presi di mira gli ingressi di banche con i relativi sportelli bancomat e divelti sei cassonetti della spazzatura. Diverse decine di biciclette, utilizzate per creare una barriera volta ad ostacolare l’intervento della Polizia di Stato, sono state devastate per danni che arrivano a 30mila euro.
I video parlano chiaro. Non hanno bisogno di essere raccontati. A indignare è il bilancio finale degli agenti feriti: “Nello specifico contiamo 15 agenti feriti del Reparto Mobile di Padova, 26 da quello di Firenze e 15 da quello di Bologna, con prognosi che arrivano fino a 15 giorni”, ha detto il segretario generale Domenico Pianese in una nota. In totale fanno 56 feriti tra le forze dell’ordine. “Questi feriti pesano sulla coscienza di chi ha irresponsabilmente aizzato la piazza offrendo agli estremisti il pretesto per attaccare la Polizia. Perché di fatto si è messa a repentaglio l’incolumità degli agenti solo per fare propaganda. A questi 56 poliziotti, che ieri sera hanno affrontato la guerriglia urbana per tutelare Bologna e i suoi cittadini, deve andare la solidarietà unanime di tutta la politica. Affinché sia chiaro un principio fondamentale: chi indossa una divisa non può essere trattato come un bersaglio”, ha aggiunto Pianese.
Sulla stessa linea anche Enzo Letizia, segretario dell’associazione nazionale funzionari di polizia: “Non è un dettaglio che la stessa Procura della Repubblica abbia precisato pubblicamente come il contesto nel quale si è svolto l’intervento di polizia fosse ben più ampio rispetto alle immagini diffuse nelle ore successive ai fatti. Un chiarimento che avrebbe dovuto indurre tutti, e in primo luogo chi ricopre responsabilità istituzionali, alla prudenza. Quando la Procura invita ad attendere l’esito degli accertamenti perché il quadro dei fatti è più ampio di quanto appaia dai filmati circolati, la prima forma di rispetto verso la famiglia, verso gli operatori coinvolti e verso la stessa magistratura consiste nell’evitare iniziative che possano essere percepite come un processo pubblico anticipato”.
In fondo cosa sia successo davvero è ancora da definire con chiarezza. La Procura ha tenuto a precisare che il fatto non si riduce a quei 5 minuti di video, quelli finali, mandati in onda da tutti i giornali. C’è un prima. La prima telefonata al 112, trasmessa in esclusiva dal Tg1, racconta che i residenti erano preoccupati da questa “persona extracomunitaria che è arrivata di corsa dietro le autorimesse”. “Sta urlando e scalciando tutti i basculanti, gridando ‘aiuto’ che lo vogliono ‘uccidere'”, ha spiegato il passante all’operatore del 112. E uno dei due poliziotti intervenuti è stato portato al pronto soccorso per le ferite provocate dai morsi ricevuti durante l’operazione, con tanto di 12 giorni di prognosi.
Ma Lepore non vuole sentirne. Anzi. Stamattina, in una intervista a Repubblica, forse rilasciata (o almeno si spera) prima delle violenze di piazza, assicura che la città è “al fianco della famiglia di Fakir”. “Mi ha colpito come la politica nazionale sia rimasta distante da questo caso, con una freddezza che non deve essere delle istituzioni – dice il sindaco – Sento un grande silenzio. Una politica che di fronte alla tragedia è muta”. E ancora: “Non si può morire così – continua Lepore -. Chiunque abbia visto quel video è rimasto scioccato. Io per primo. Ci facciamo molte domande, ma non siamo noi che dobbiamo dare le risposte. Mancano ancora molti elementi e immagini”. Insomma: la supercazzola. Il procuratore indaga. Ci sono le bodycam che devono essere ancora analizzate. L’autopsia è di là da venire. Sono tutti al lavoro affinché “venga fatta piena luce”. Ma lui intanto si schiera “al fianco della famiglia per appurare cosa”. “Una politica forte crede nello Stato di diritto, non si sostituisce ai giudici. E noi ieri sera siamo scesi in piazza anche per le forze dell’ordine che non possono essere lasciate sole nei quartieri delle città – aggiunge – La politica di fatto sta scaricando il tema della sicurezza sulle spalle degli agenti. Ma quando arriva la polizia la politica ha già fallito. Mi chiedo se per esempio siano formati di fronte ai problemi psichiatrici”. Lo vada a dire ai poliziotti feriti oggi dai suoi “ragazzi” chiamati alla piazza, conclusasi in rivolta.
Articolo in aggiornamento
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