
Per poter fare una relazione il più possibile completa e corretta, su quanto sta avvenendo in Brasile, occorre fare una premessa per chiarire la struttura del sistema giudiziario del Brasile, soprattutto sulla formazione della Corte Suprema, Supremo Tribunal Federal. Gli undici membri sono indicati dai vari presidenti della repubblica: tra gli attuali quattro furono indicati dal presidente Luiz Inácio Lula da Silva, tre dalla sua compagna di Partito, Dilma Roussef, uno dal socialista Fernando Cardoso, uno dal presidente Temer e due da Bolsonaro! Uno di questi membri, indicato da Dilma, dichiarò nullo il processo che, dopo le tre istanze presso tre tribunali differenti, aveva condannato l’ex presidente Lula da Silva a 17 anni di prigione un mese e un giorno! Però, pur essendo stato liberato, non è stato assolto, il processo dovrebbe ricominciare da zero, ma è entrato in prescrizione!
La corte nomina il presidente del Supremo Tribunale Elettorale che è l’ente supremo che sovrintende tutto il processo. Durante il processo elettorale il STE ha sistematicamente bloccato la campagna elettorale di Bolsonaro (qualsiasi accenno ai processi di corruzione dei governi Lula e Dilma erano censurati). Si arrivò alle elezioni che avvengono per mezzo di urne elettroniche, che non permettono la verifica dei voti, possibilità che la sinistra brasiliana al parlamento aveva sempre eliminato.
Tutto nasce dopo le aperture delle urne, in Brasile, alle elezioni di ottobre-novembre del 2021. Furono sollecitate, da parte del presidente uscente, Jair Bolsonaro, le fonti attestanti i dati ufficiali, ma l’accesso fu negato dal STE. In alcune riunioni con Bolsonaro, alcuni comandanti delle Forze armate, vista l’impossibilità di accedere alla analisi dei voti, avevano congetturato la possibilità di ricorrere all’articolo 142 della costituzione brasiliana, che avrebbe permesso l’intervento delle Forze Armate nel processo elettorale. Bolsonaro escluse questa evenienza e, per non consegnare la fascia di presidente al nuovo eletto, Lula, partì per gli Stati Uniti.
L’8 gennaio del 2022, già sotto la presidenza di Lula, avvenne un fatto “gravissimo”, l’invasione degli edifici del parlamento, del governo e della giustizia, da parte di supposti bolsonaristi. Le riprese delle tv interne, però, mostrano il generale presidente della sicurezza, nominato da Lula, oltre al personale di guardia negli edifici, aprendo le porte a dei facinorosi che hanno compiuto atti di vandalismo. Buona parte di questi sono stati riconosciuti come integranti del PT, il partito di Lula. Stranamente, i video sono spariti dalla circolazione. I facinorosi entrati hanno richiamato i bolsonaristi che si trovavano all’esterno degli edifici, per completare l’opera.
Questo fatto è stato interpretato dal STF come atto per promuovere il colpo di stato, dandone la paternità Bolsonaro. Le persone “catturate” negli edifici hanno subito e stanno subendo processi nei quali non è garantita la difesa, con condanne di decine di anni. Una parrucchiera che ha scritto col rossetto una frase, che ripeteva la stessa frase ironica di un giudice del STF, è stata condannata a oltre 17 anni di prigione! Ci sono già state due morti tra i “carcerati”, che non hanno potuto essere curati. A partire da questo momento, il Brasile vive in uno stato di censura e di dittatura da parte delle toghe del supremo. Giornalisti, deputati che osano criticare il STF hanno il blocco dei salari, prigione obbligando alcuni ad esiliarsi negli Stati Uniti.
Si è giunti al processo che aveva il chiaro proposito di impedire a Bolsonaro la possibilità di concorrere alla presidenza nel 2026. Hanno costretto l’ex aiutante di campo di Bolsonaro a fare una delazione premiata, dopo aver minacciato di incarcerare il padre e la figlia (ci sono le prove), attraverso la quale hanno montato il circo del processo, che non è avvenuto presso l’assemblea plenaria della corte, ma al cospetto di appena cinque integranti dei quali uno era la possibile vittima del “golpe”, ma al tempo stesso procuratore e giudice, un altro aveva espresso varie volte il suo odio per Bolsonaro (vantando il fatto di essere l’unico comunista dichiarato a far parte del STF), un altro era l’avvocato difensore nei processi a Lula, un’altra era stata nominata da Lula. L’unico fuori dal coro era Luis Fux, che fece un discorso fenomenale dicendo che la STF non era la sede legale di un tale processo che sarebbe dovuto iniziare in un tribunale comune, come prima istanza, oltre a smantellare le prove, che non esistono, sulla colpevolezza degli accusati. Ma il processo aveva già il finale previsto, con la condanna di tutti gli accusati.
Un piccolo dettaglio. Esistono le prove che l’inizio del processo di liberazione di Lula sia iniziato con la compiacenza di Biden e della CIA, con l’utilizzazione dei mezzi finanziari messi a disposizione da parte dell’USAID. Per concludere, oggi viviamo in uno stato di censura dei media sociali, quelli tradizionali sono stati costretti a dimettere i giornalisti che non sono d’accordo con il governo e con i giudici. Per fare un esempio concreto e personale, ho partecipato ha un dibattito televisivo di una piccola tv privata, tv Tribuna, e mi sono permesso di citare alcuni fatti descritti dal libro “Il libro nero del comunismo”. Risultato, la tv è stata bloccata!
Edoardo Pacelli, 14 settembre 2025
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