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Bomba Ranucci, Saviano sa già tutto: è colpa del governo

Il paradossale video dell'autore di Gomorra dopo l'ordigno esploso sotto casa del conduttore di Report

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saviano

Chi ha piazzato la bomba vicino all’auto di Sigfrido Ranucci? Non si sa. O almeno: non lo sanno gli investigatori che stanno indagando sull’accaduto, i quali purtroppo dovranno anche fare a meno delle telecamere assenti in zona; non lo sa neppure il conduttore di Report, il quale ha sì rivelato di aver ricevuto diverse minacce, vive da tempo sotto scorta e ipotizza possa trattarsi di una intimidazione in vista delle inchieste che verranno mandate in onda nei prossimi mesi alla riapertura della stagione. L’unico che è già convinto di aver trovato un “corresponsabile” è ovviamente sua maestosità Roberto Saviano, il quale a poche ore dai fatti punta già il dito – rullo di tamburi…. – contro la destra di governo e la destra giornalistica.

Il video è un concentrato di luoghi comuni. “Cosa vi aspettavate?”, si chiede sui social l’autore di Gomorra. “Chi lo ha colpito sapeva che non poteva colpire lui e gli ha mandato un messaggio. A lui e a tutti”. E sin qui, tutto abbastanza scontato. Ma poi Saviano aggiunge che l’atto intimidatorio sarebbe stato “partorito con una lunga gestazione di delegittimazione e isolamento”. “Sono anni e anni e anni che chiunque prenda posizione attraverso un’inchiesta, un’analisi, riceve un massacro mediatico personale. Dossier, isolamento, diffamazione, compromissione del proprio lavoro”. A chi sta pensando, Roberto? Ma ovvio: alle destre. “Questo riguarda il governo di estrema destra ma anche una cultura social ormai considerata normale”, in cui “non si discute più delle idee ma sulle persone” con dinamiche come “Non condivido, defollow” o “Non condivido, toglietegli la trasmissione”.

Insomma: la bomba a Ranucci sarebbe la conseguenza “presi intellettuali e sbattuti sulle prime pagine dei giornali di estrema destra con il racconto” contro “la persona”. Una cosa che, prosegue, “accade in Messico, Brasile, Turchia, Russia”, ma “poi accade anche nelle democrazie, sempre di più. Dove si tende a uccidere civilmente, moralmente la persona” e “la politica si permette di attaccare i giornalisti”. “Il potere esecutivo non può neanche chiedere a quello giudiziario di valutare ciò che sta dicendo un giornalista”, dice, perché “la politica è potere”, ma “il giornalismo è un’altra cosa. A volte è propaganda, è ufficio stampa del potere, altre volte” è sua “critica”.

Ovviamente Io-Saviano, come l’abbiamo più volte soprannominato, parte da Ranucci ma non può che finir a parlare di sé stesso. “Cosa credete accada quando sei bersagliato fisicamente continuamente come persona? Poi lo diventi veramente un bersaglio”. A Ranucci la solidarietà di Saviano, “ma soprattutto la consapevolezza che i responsabili pagheranno tra dieci anni se va bene. Lo so bene, 17 anni ci ho messo per ottenere una sentenza contro il boss che mi ha portato via 20 anni di esistenza e pure di più”.

Ps: Ranucci ha spiegato a Repubblica di aver “ricostruito con i carabinieri quanto è successo ieri” ed è voncinto che “c’è una lista infinita di minacce, di varia natura, che ho ricevuto e di cui ho sempre informato l’autorità giudiziaria e di cui i ragazzi della mia scorta hanno sempre fatto rapporto”. Se manco lui sa esattamente da dove arrivi il tremendo gesto, come può essere convinto Saviano che sia colpa dell’opera di delegittimazione dei “giornali di destra” e “di questo governo”? Forse Roberto s’è dimenticato che le bombe in Italia ne sono esplose tante, molto prima che Meloni arrivasse al potere o che comparissero sulla scena i social network.

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