L’avete votato l’inferno? Adesso tenetevelo. L’inferno è New York e il tenutario si chiama Zohran Mamdani, ci fa il sindaco, è un socialista della specie peggiore, comunista fuori, (fratello) musulmano dentro, ha una moglie che fa i tweet in favore di Hamas che macella gli ebrei e poi cerca di cancellarli, e in testa, apparentemente, un’idea meravigliosa: tassare, tassare e ancora tassare; i ricchi, si capisce.
Ma chi sono i ricchi? Comunque il giovanotto è a suo modo uomo di parola: tutta la città, tutti i social, tutto il mondo parla del video in cui annuncia la volontà di stangare i proprietari di case “vuote” da 5 milioni in su, che pare una roba colossale ma in una metropoli come New York è meno eccezionale di quanto non sembri.
Ora, noi che dovremmo dire più di quanto già non gli dicano a milioni, sotto, nei commenti, inutili commenti, perché i social raramente servono a qualcosa? Servono a qualcosa? Che l’idea è odiosa, autoritaria, che uno con le sue case, abitate o meno, ci fa quello che gli pare, che così si spopola la big city, da cui gli ultraricchi già da tempo fanno fagotto, che non serve alle politiche umanitarie, alla “infanzia gratuita” ed altre cazzate fumogene? Certo, sicuro, ma questo appunto lo sanno, lo stanno twittando tutti: “Ogni volta che “tassate i ricchi” i capitali fuggono, i valori immobiliari crollano, le costruzioni si fermano, i posti di lavoro svaniscono, la base imponibile si restringe”.
Incubo per la gente normale, musica alle orecchie di questo esaltato votato dai newyorkesi cretini, i liberaltafazzi che pur di non rinunciare a quel birignao inimitabile si farebbero tagliare la testa e più in basso. E magari sono costretti a fingere di gradire a denti stretti le politiche perequative di un bamboccione cresciuto nella bambagia di un musulmano ricco che mai applicherà le sue misure punitive a se stesso, ma a loro sì.
Tutta roba risaputa, ripetuta in milioni di commenti che lo maledicono, lo “mamdano” all’inferno, che è il posto suo, e più direttamente a quel paese – ed è improbabile siano tutti multimiliardari al livello di Musk o Bezos; al contrario, sono i qualunque della Grande Mela e del mondo, ed è un plebiscito: fra tanta gente nera, di rabbia, solo due lo esaltano, “vai avanti, stai facendo la storia”: sono due stronzi di Hamas, e se ne vantano. NYC ha un deficit di 13 miliardi ed è impensabile che stangare le proprietà di medio lusso servirà a tapparlo mentre è sicuro che, al crescere della voragine di bilancio, fatalmente la soglia scenderà sempre più fino a trasformarsi, se non lo fermano, in un incubo che inghiottirà tutto e tutti, ultraricchi, ricconi, riccastri, ricchi, ricchi percepiti, benestanti, classe media, tirinnanzi, poveracci per niente percepiti.
Ma è proprio questo il proposito del sindaco, la leva fiscale, la punizione fiscale è strumentale, la sua missione è un’altra: io ti distruggerò New York, io smantellerò tutto ciò che ti assicuro di voler far crescere: tutela infantile, asili e scuole, servizi pubblici, sanità cittadina, qualità della vita, benessere della comunità, perché io – noi, fratelli musulmani – odiamo tutto questo e sulle tue rovine sociali farò crescere una metropolis islamica, una nuova Newyorkistan. L’avete votato l’inferno? Tenetevelo.
Non ci sono margini di dubbio, il video è rivelatore è esplicitamente, irrefrenabilmente sincero e lo coglie anche un cieco: c’è questo trentatreenne viziato e fanatico, dal ghigno inquietante, che parte subito, a scanso di equivoci, dicendosi “eccitato” all’idea di procedere con la rappresaglia fiscale, ed è questo a contare, alla fine: questo esplicito rivendicarsi, palesarsi nella volontà del male con tutto il cinismo possibile, con ogni provocazione possibile.
Tutto è chiarissimo, inequivocabile ed è perciò che accende tanti furori, tante proteste e maledizioni ed è per questo che induce paura, e giustificata paura. Perché in due minuti testimonia della possibile fine dell’Occidente, sempre evocata, temuta ma finora scongiurata, in qualche modo, ma che adesso sembra partire davvero e proprio dalla roccaforte più orgogliosa, più ricca e all’apparenza inespugnabile: se sfondiamo lì, passiamo dappertutto e senza più resistenze.
L’avete voluto l’inferno? Ecco, ce lo avete. Mandani ghigna, irride, bussa alla telecamera rivolto ai “ricchi”, adesso tocca a voi e io vi spazzerò via, vi farò piangere, vi annienterò e siccome siete americani, siete newyorkesi, lo deciderò io se siete ricchi e dunque infedeli, da punire, da giustiziare.
Il rampollo ha conquistato la città per una serie di circostanze, che si è saputo giocare bene, non ultima un certo risentimento nei confronti del Trump interno, che ancora non aveva cominciato i suoi Risiko globali ma del quale erano già in discussione i ritardi, le indecisioni, le mancate certezze nella dimensione interna: una situazione probabilmente più percepita, nella sua criticità, che reale, ma si sa che gli elettori son mobili qual piume al vento, hanno poca pazienza, se non vedono l’inflazione crollare come una cascata, se sentono parlare di miraboliche performance che ancora non scorgono, quelli ti puniscono.
Gli americani non sono come noi, sono ancora a loro modo moralisti e per loro una promessa è una promessa e una promessa mancata equivale a un tradimento, e la preferenza all’outsider islamocomunista è stata in parte un segnale, un dispetto, una lezione al presidente; di suo, il fratello musulmano ci ha messo le dovute overdose di demagogia, di populismo, di odio sociale, tutto avvolto nella stagnola di quell’islamismo che, oh, fa così liberalsnob, così woke avanzato, così newyorkese consapevole.
Consapevole un cazzo: le allettanti promesse sui trasporti gratis “per i poveri” e altra fuffa impraticabile sono state immediatamente accantonate, rimangiate; quella sulle tasse per gli immobili di lusso però no, quella non poteva mancarla perché è da quella che lui vuole impostare la devastazione di una megalopoli con mille fratture, mille problemi, mille ritardi ma una vitalità inesausta, un ottimismo proverbiale che lui lucidamente vuole spegnere. Non è un caso che tra i meme più inferociti circolino quelli col cavallo di Troia fiscale dal quale escono orde di predoni in scimitarra e mezzaluna.
Ovviamente non si esaurisce tutto qui, il piano è più articolato, è meticoloso, prevede l’innalzamento dell’aliquota sulle società all’11,5%, l’introduzione di una tassa supplementare fissa del 2% per i residenti con redditi superiori al milione di dollari l’anno e poi chissà che altro. Da scrupoloso comunista, seppure islamista, il sindaco è uno che quando comincia a drogarsi con le tasse sviluppa dipendenza, tolleranza, non gli bastano più, ne vuole sempre di più.
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La logica del sindaco è perfettamente, oscenamente comunista ma, again, nasconde intenti eversivi in un senso più ampio, più completo: ci sono troppi milionari, dice lui, sono cresciuti anche dopo l’innalzamento della pressione fiscale del 2021, dunque occorre bastonarli di più. E poi si vedrà chi far entrare, a chi consegnare le chiavi di quegli immobili resi impraticabili. Ma guardatelo l’inconfondibile ghigno, quasi un tic rivelatore, mentre annuncia la jihad fiscale. Ma ascoltate il tono.
Perfino la musichetta in sottofondo è vagamente, non tanto vagamente, di evocazione islamica. Pare che Ilaria Salis, dopo averlo visto, abbia avuto un principio di orgasmo “appoggiato” ma subito interruptus: ma se sfonda di tasse tutte le case vuote, ai compagni dei centri sociali newyorkesi che resta da occupare? Beh, è sempre così il comunismo: parte lastricato delle migliori (si fa per dire) intenzioni, arriva lasciando rovine fumanti per tutti, in particolare per i poveri. Non non l’avete votato l’inferno? Tenetevelo lo stesso.
Max Del Papa
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