Cambiamo sport

Ogni giorno un po' di veleno sulle cose del mondo

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caffè avvelenato (1)

Qui al bar diamo l’impressione di parlare sempre di politica, ma in realtà parliamo spesso di sport. Solo che ci stiamo rendendo conto di un cambiamento che piano piano ha toccato quasi tutti i nostri avventori: un progressivo spostamento d’interesse dal calcio ad altri sport, che un tempo si sarebbero considerati “minori” (per quale motivo, poi, non si capisce).

La figuraccia mondiale dell’Italia, eliminata dalla Bosnia per la terza volta di fila da una Coppa del Mondo, è forse il suggello su questo processo. Perché dobbiamo avere il coraggio di dirlo: il calcio italiano è morto. Non solo per la Nazionale. Guardate il campionato: è un bel torneo? Guardate cosa combinano le nostre squadre in Europa. Ve la ricordate la finale imbarazzante dell’Inter, forse la più forte squadra che abbiamo, contro il Psg? E quanti giocatori italiani sono all’altezza delle grandi competizioni? Non vogliamo metterci a fare l’analisi sulle radici del male: come sapete, siamo un popolo di commissari tecnici e, di solito, i clienti ne capiscono più del barista. Dipendesse da noi, sposteremmo altrove il nostro interesse.

D’altronde, perché un figlio dovrebbe chiederci di essere iscritto a una scuola calcio? In nome di quali eroi sportivi? Vede Jannik Sinner che duella con Carlos Alcaraz per il posto di tennista più forte del pianeta; vede il giovanissimo pilota Kimi Antonelli; vede l’Italia del volley femminile e maschile, che fanno il pieno di vittorie; vede i nostri sciatori e gli altri campioni degli sport olimpici; vede l’Italrugby che batte l’Inghilterra; vede persino la Nazionale di baseball che batte gli Usa e arriva in una semifinale.

Il calcio è morto, forse ucciso da troppi interessi, poltronismi, cattiva gestione, scarsa oculatezza, incapacità di stare al passo coi tempi. Gli altri sport sono vivi e vegeti. Almeno quelli, non facciamoceli sfuggire. Però speriamo che mio figlio non mi chieda di fare il pilota. Con lo stipendio da barista, era meglio l’Oratoriana…

Il Barista, 1° aprile 2026

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