
Domenica pomeriggio ero a Milano e con un amico passavamo davanti allo stadio di San Siro, che Dio ce lo mantenga vivo e vegeto. Stavano scaricando attrezzature, c’era un po’ di trambusto, non sapevamo che era il giorno del concerto di Elodie e in tutta la zona dello stadio, in tutto il quartiere, in tutta la città Elodie sembrava l’unica indigena, a girarla la metropoli ti accorgi che la sua morfologia cambia di mese in mese e che le balle demografiche, statistiche non trovano pace, sono peggio di quelle sul clima e sul vaccino. La verità è che a Milano su cento che ne vedi novantacinque vengon di lontano, molto lontano, troppo lontano per lontanamente integrarsi.
A Milano c’è meno Milano del mare, una metropolis totalmente irreversibilmente mutata. Ragion per cui chi ancora resiste, ed è questione di resistere, lo fa a testa bassa, bofonchiando spaventato o esasperato, rassegnato, ma se può gli autogol della sinistra li castiga duri: in particolare il quesito sulla cittadinanza dimezzata, opera della strategia Schlein Tajani, è stata una palla demolitrice per la nuova alleanza dei referendaroli, come a mandargli a dire: già siamo in estinzione, già abbiamo rinunciato ai servizi per i quali paghiamo, agli spazi, alla sicurezza che rimane, alla prospettiva di vivere in una città dove siamo nati, e ancora non vi basta? Che altro volete, le viscere?
La palla demolitrice dei referendaroli fuori dalla realtà e dalla società ha portato un’altra conferma interessante e cioè che i Vasco, le Elodie, gli altri del circo propagandistico, referendarolo e concertarolo, come quel nipote d’arte che si dispera e sinceramente non capisce, “mi spiegate perché non volete più migranti?”, ecco, tutta questa pletora di guitti, di incapaci, di tromboni, di scoppiati, di istrioni a pubblica sovvenzione, di raccomandati di raccomandati, di sottobosco parassitario, non fa più nessuna presa ammesso che l’abbia mai fatta, cosa che chi scrive non ha mai creduto avendo l’età della ragione: anche allora, mezzo secolo fa, li si ascoltava ma con tanti saluti, altrimenti la società sarebbe saltata sulle mine degli imbecilli che predicavano idiozie del tutto inverosimili.
Oggi però è anche peggio, regna solo lo sporco gioco autopromozionale, nessuno che creda minimamente nelle cazzate che propala, in sostanza, gente che se la canta e se la suona a scopi autopubblicitari, solo affari, sempre affari. Tipo la Greta Thunberg che non è una disagiata, balle sesquipedali, è solo una carognetta disposta a tutto pur di restare nel cono di luce e siccome i finanziamenti si sono interrotti adesso si butta dal clima alla Palestina, della quale non potrebbe importarle di meno. La stessa cosa della Elodie che a San Siro, al concerto, ha inscenato un osceno balletto con la bandiera palestinese che poi è la bandiera di Hamas la quale a Gaza comanda, spadroneggia sia pure con crescente difficoltà, vuoi per la pressione incessante (e discutibilissima, si capisce, ma non è questa la sede) cui la regione è sottoposta, vuoi perché la popolazione i suoi carcerieri li regge sempre meno. Comunque è lei a restare in comando, coi metodi democratici che tutto il mondo conosce. E quel balletto allora è stato sì osceno, ma particolarmente cinico perché vedere una italiana seminuda che schiappetta al ritmo di una musica che i suoi paladini considererebbero lasciva, è stata una provocazione da vomito. Perché attenzione, Hamas vieta la musica, non solo la donna, non solo la libertà di un sorriso, vieta la musica come in quell’incubo distopico di Frank Zappa, Joe’s Garage. Ma che ne sa Elodie?
Siamo al solito discorso circolare, pleonastico, patetico, ma dobbiamo per forza ripeterlo: facile fare i pro-Pal qua, dove ti coprono di milioni per le stesse cose, gli stessi atteggiamenti che, in casa “Pal”, ti farebbero durare meno di trenta secondi, dopodiché legata, stuprata, torturata, lapidata, fatta a pezzi. Perché questo è, questo succede e le nostre succedanee di artiste lo sanno perfettamente. Nella danza macabra della Elodie non c’era nessuna solidarietà se non a se stessa, per far parlare. Questa è la sensibilità per i diritti, una sensibilità montetaria. Se la Elodie di turno avesse davvero voluto esprimere vicinanza e rispetto per la popolazione di Gaza, avrebbe benissimo potuto farlo, visto che in questo occidente che ogni giorno perde pezzi di libertà restiamo pur sempre nella democrazia espressiva e conformista: ma in un modo diverso, per esempio fermandosi un attimo, chiedendo un minuto di silenzio, rivolgendosi idealmente a quella gente martoriata, sì, ma che il 7 ottobre esultava, da nessuno costretta, per il martirio di ebrei innocentissimi, e comunque facendo notare che Hamas è la ragnatela di ferro che li stritola, è la metastasi che li consuma. Non si può essere in favore di qualcosa senza esporsi mai, senza prendere una posizione vera, decente, ragionata, onesta, semplicemente muovendo le chiappe. Non è dignitoso, non è onesto, non è accettabile. Quello sculettare avvolta nella bandiera di Hamas – di Hamas, ribadisco – è stato il cinismo definitivo verso la gente di Palestina, è stato usarla nel senso dell’io posso, io sto qua, io mi avvolgo nel vostro sudario e ne faccio un balletto sexy per i maschi più o meno arrapati, io non ci vengo lì.
Perché questo è. E lo sanno tutti, anche la inconsapevole, immatura o fin troppo scafata ragazzotta del Quartaccio, una che fin dall’inizio ha giocato su tutti i tavoli, migranti, diritti, sesso, arte (pochissima, latitante), sempre sfruttando i vantaggi “che la sua condizione le dà”. Vale ovviamente per l’intera desolante trafila di falliti, di nullità, emuli, aspiranti o semplicemente barbagianni deflagrati che praticano lo stesso gioco; se non che è più facile riempire uno stadio una sera che le urne un pomeriggio. Deo gratias. Noi che scriviamo per farci odiare ne abbiamo piene le palle da quel dì di opportunisti e paraculi, ma quello che è più confortante è che ad averne la palle piene sono almeno 7 italiani su 10 e non solo nativi, anche più o meno “nuovi”. Perché anche loro hanno votato, hanno mandato a dire alla coalizione Lella – Taj: avete rotto, basta, non vi sentiamo più, o, come si dice al Quartaccio: venedoveteannà. Volete fare qualcosa di serio, di utile per tanti disgraziati? Ottimo, allora cominciate a distinguere, a salvare il salvabile, ad essere onesti. Non cretini. Non penosamente, confortevolmente, vilmente demagogici. Non osceni nello sbandierare vessilli di sanguinari regimi teocratici che i vostri “pride” li bruciano con i poveri cristi dentro.
Max Del Papa, 10 giugno 2025
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