Ipocrisia femminista

La battaglia contro l’hate speech si ritorce contro chi la guida: ecco il doppio moralismo di chi predica l’inclusione ma vive di odio

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femministe

Questa squallida vicenda delle femministe che insultano tutto e tutti (e tutte!) ci dice che, con ogni probabilità, la cazzata degli hate speech non sarà buttata nella spazzatura da una sana consapevolezza tomista in merito alla doverosa distinzione tra crimini e peccati.  Sarà squalificata dai suoi stessi promotori.

Il coperchio sollevato da Selvaggia Lucarelli permette infatti di cogliere tutta l’ipocrisia dei padroni del discorso, che usano qualsiasi cosa in maniera strumentale e che non soltanto apertamente odiano i “cattivi” (negazionisti, reazionari, no-vax ecc.), ma pure gli stessi “buoni” se questo può essere opportuno.

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Perché alla fine larga parte di questa predicazione moraleggiante condotta da chi brandisce i codici etici si risolve in un costante sforzo per comprendere “come i principati si acquistano, si mantengono e si perdono.”

Carlo Lottieri, 1 novembre 2025

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