Le tensioni nello Stretto di Hormuz tornano a salire, in un contesto già segnato da fragili equilibri geopolitici e da un’intensa attività diplomatica internazionale. Le dichiarazioni contrastanti, gli episodi segnalati nelle ultime ore e le prese di posizione dei leader mondiali delineano uno scenario complesso, in cui la sicurezza energetica globale resta uno dei principali punti di preoccupazione. In altri termini, la battaglia navale in corso rischia di segnare un punto di non ritorno.
Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent ha affermato in un’intervista a Fox News che Washington avrebbe il “controllo assoluto” dello Stretto di Hormuz e che lo “stanno riaprendo”. Una dichiarazione che arriva mentre si moltiplicano notizie e smentite su presunti incidenti militari nell’area. Il presidente statunitense Donald Trump ha pubblicato su Truth un collage in cui sostiene la superiorità militare americana, indicando per gli Stati Uniti “Marina operativa al 100%, Aviazione operativa al 100%, Difesa antiaerea operativa al 100%”, mentre attribuisce all’Iran capacità azzerate in tutti gli stessi ambiti.
Ma nelle stesse ore l’agenzia iraniana Fars, citando fonti locali, ha riferito che due missili avrebbero colpito una fregata della Marina statunitense nei pressi di Jask, sulla costa iraniana, dopo che l’imbarcazione avrebbe tentato di entrare nello stretto “ignorando l’avvertimento della Marina della Repubblica Islamica dell’Iran”. La versione è stata però respinta dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), che ha definito “falsa” la notizia, precisando in un messaggio sui social che “nessuna nave nella Marina americana è stata colpita”. E non è tutto. Da Teheran, invece, smentiscono la riapertura del canale: secondo i media iraniani “nessuna nave commerciale ha attraversato lo Stretto di Hormuz nelle ultime ore”.
Le tensioni erano state alimentate anche da precedenti dichiarazioni iraniane. Il generale Ali Abdollahi aveva infatti avvertito che “qualsiasi forza armata straniera, in particolare l’aggressivo esercito statunitense, sarà presa di mira e attaccata” in caso di ingresso nello Stretto di Hormuz. Nel frattempo, emergono segnalazioni su possibili coinvolgimenti di imbarcazioni civili.
Secondo l’agenzia sudcoreana Yonhap, le autorità di Seul stanno verificando la notizia di un attacco a una nave battente bandiera sudcoreana. “L’ufficio affari consolari sta verificando le notizie secondo cui un’imbarcazione sudcoreana sarebbe finita sotto attacco – ha dichiarato un funzionario del ministero degli Esteri – Abbiamo verificato in via preliminare che non ci sono vittime tra i nostri connazionali”. Le verifiche sono in corso per chiarire l’entità dei danni e le responsabilità.
Preoccupazione anche negli Emirati Arabi Uniti : Fujairah ha reso noto che un incendio è divampato in un sito industriale petrolifero a seguito di un attacco con droni proveniente dall’Iran. Il paese aveva denunciato un episodio analogo, condannando un attacco con droni contro una petroliera collegata alla Abu Dhabi National Oil Company (Adnoc). In una nota ufficiale, il ministero degli Esteri ha definito l’accaduto un atto grave, affermando che “prendere di mira navi commerciali e usare lo Stretto di Hormuz come mezzo di coercizione economica o ricatto costituisce un atto di pirateria da parte dei Guardiani della Rivoluzione” e rappresenta una “minaccia diretta alla stabilità nella regione, alla sua popolazione e alla sicurezza energetica a livello globale”. Abu Dhabi ha inoltre sollecitato Teheran a “fermare questi attacchi ingiustificati” e garantire la “riapertura completa e senza condizioni dello Stretto di Hormuz”. Sul piano politico, il confronto si riflette anche nella comunicazione pubblica.
Dalla scena europea arrivano invece appelli alla de-escalation. Il presidente francese Emmanuel Macron ha sottolineato che “La priorità è la riapertura pacifica e concertata dello stretto di Hormuz, insieme al monitoraggio e alla trasparenza”, aggiungendo che eventuali speculazioni economiche dovranno essere affrontate a livello europeo. Parallelamente, il tema della sicurezza e del ruolo degli alleati è tornato al centro del dibattito. Il primo ministro italiano Giorgia Meloni ha commentato da Erevan le prospettive di un ridimensionamento della presenza militare statunitense in Europa, osservando che “Da tempo gli Usa discutono di disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta”. Ha inoltre rivendicato l’impegno italiano nelle missioni internazionali, sottolineando che “l’Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq”.
Lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per una quota significativa del commercio mondiale di petrolio, si conferma così un punto nevralgico non solo per gli equilibri regionali, ma anche per la stabilità economica globale. In assenza di una chiara ricostruzione condivisa degli eventi, la situazione resta incerta e caratterizzata da un alto livello di incertezza.
Franco Lodige, 4 maggio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


