
Gli scontri di Torino continuano a trascinarsi dietro pettegolezzi e salvacondotti nel tentativo di giustificare una guerriglia disumana e antidemocratica che ha preso di mira le forze dell’ordine. Non basta che Askatasuna, quasi come fosse una vera e propria organizzazione terroristica, abbia rivendicato le violenze e alcuni suoi organizzatori abbiano scritto “100 poliziotti colpiti per ogni attivista colpito” nelle stories: i cattivi sono sempre quelli in divisa.
E così, in mezzo a questo scenario paranormale, la fotografa, giornalista e attivista (sì, evidentemente si può andare in piazza da attivisti schermandosi con la scritta press, ma ci torniamo dopo…) Maria Giulia Molinaro Vitale ha pubblicato due reel su Instagram nei quali accusa le forze dell’ordine di abusi e di aver attuato una repressione durissima. Nei video postati afferma sostanzialmente che quanto visto a Torino sarà prima o poi oggetto di studio perché si tratta di un utilizzo sistematico della forza da parte della polizia senza giustificazioni. Nel tentativo di avvalorare la sua tesi presenta a favor di telecamera il suo casco nero con la scritta “PRESS” crepato e racconta: “Ero schiacciata contro le serrande, mani in alto, indicavo la scritta PRESS, ho detto ‘vedrai che si ferma’. Invece mi hanno dato una manganellata sul casco e sulla spalla. Non stavo facendo foto. Non è la prima volta, ma non ho mai visto una rabbia simile da parte delle istituzioni”.
E aggiunge un dettaglio: “Sono stata puntata da un poliziotto che purtroppo non sono riuscita a prendere con la bodycam”. Curioso: la bodycam “non ha preso” il momento decisivo. E non c’è neanche un video amatoriale registrato dai suoi compagni, nessun testimone, nessuna denuncia formale. Solo la sua parola e un casco crepato (che potrebbe essere stato colpito letteralmente da chiunque e in qualsiasi momento). In ogni caso, il punto non è negare che in situazioni di caos possano verificarsi eccessi: le forze dell’ordine non sono infallibili. Il punto è che è inaccettabile ribaltare la dinamica dei fatti.
I tantissimi video mostrano chiaramente chi ha iniziato: i manifestanti che escono dal percorso autorizzato, attaccano in massa, isolano e linciano un agente. Solo a causa di ciò sono partite le doverose contromisure per disperdere questa indegna guerriglia urbana. E qui arriviamo al cuore della questione: perché questi “casini” succedono sempre e solo con cortei pro-Pal, centri sociali, collettivi antagonisti, Askatasuna, No Tav, e compagnia sfilante? Perché manifestazioni di migliaia di persone (sindacati, in parte anche ambientalisti, agricoltori) non degenerano mai in questo modo? Semplice: i compagnetti sono gli unici che sistematicamente adottano la tattica dello scontro fisico come strumento politico! Questi simpatici giovinotti scendono in piazza con caschi, martelli, fumogeni e molotov ed è evidente che non vogliano manifestare: vogliono confrontarsi armati con lo Stato. Uno stato che si sentono in dovere di dover liberare per via delle panzane che qualche furbastro gli propina sussurrandole all’orecchio sinistro.
Infine, il casco “PRESS”. È uno strumento protettivo per teatri pericolosi, non un lasciapassare per l’impunità nelle nostre città. Se ti trovi nella zona calda degli scontri e tu stessa dici di fare l’attivista (cosa che a differenza di qualsivoglia giornalista sul campo scatena in te una evidente “passione” per uno dei due lati della barricata), non puoi pretendere che un agente sotto minaccia distingua al volo “giornalista” da “pericolo”. Se stai caricando (chiaramente s’intende in maniera puramente esemplificativa), non è che un casco press ti salva dalla difesa dei celerini.
Insomma, Maria Giulia Molinaro Vitale ha tutto il diritto di denunciare eventuali abusi (e se ci sono prove, che si approfondisca tutelandola e senza sconti per i colpevoli). Ma ribaltare la responsabilità, omettere chi ha scatenato la violenza e usare la propria “testimonianza” per alimentare una narrazione vittimista è propaganda, non giornalismo. I fatti, i video e le indagini dicono altro. Cara Maria Giulia, è meglio se ti limiti a fare l’attivista…
Franco Lodige, 8 febbraio 2026
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