Cari soloni, su Trump non ci state capendo nulla

I critici del tycoon sono gli stessi che lo avevano dato per morto politicamente. Quelli che davano Kamala vincitrice

7k 31
Trump (1)

Dirò alcune cose assolutamente note ed evidenti delle quali praticamente nessun analista, osservatore, opinionista e chi più ne ha più ne metta vuole (o non sa) tenere conto. Donald Trump, per cominciare non è un uomo politico e se vogliamo forzatamente considerarlo tale dobbiamo ricorrere alla antica definizione che lo identifica quale “maverick” (erano in questo modo denominati i capi di bestiame non marchiati dei quali non si poteva conoscere pertanto il proprietario, in buona misura quindi selvaggi).

Donald Trump è invece e di contro uomo d’affari e di spettacolo, grande esperto nel campo della comunicazione. Ed è la combinazione tra affari, spettacolo e appunto comunicazione che lo determina. Lo vediamo quotidianamente nella contrattazione politica, economica e sociale sia a livello nazionale (ha “trumpizzato” – e un antico americanista come il sottoscritto prendendone atto arriva a doleresene – il partito repubblicano) e internazionale, quando blandisce il malcapitato di turno (Volodymyr Zelens’kyj, per esempio), poco dopo lo vitupera per dipoi ancora fare il contrario. Lo verifichiamo nelle capacità di rilancio e di ripiegamento continuamente messe in gioco alla ricerca, senza scoraggiarsi se non esteriormente, di soluzioni magari se non certamente compromissorie nel massimo possibile modo agli Stati Uniti (si aggiunga altresì personalmente) favorevoli.

Donald Trump, lungi dall’essere un improvvisatore, è davvero lungimirante ed ha lavorato da lungo tempo alla bisogna (i suoi meditati, decennali, “cameos” cinematografici, le frequenti e infine continue presenze televisive, per non parlare degli altri media) mettendo in campo convincimenti efficaci al cubo per esempio nel campo del dibattito pubblico, dei comizi. Laddove, scandalizzando i poco attenti e i soloni, quanti non comprendono la logica che li regola e ciò malgrado pontificano (i medesimi che sostenevano avrebbe perso l’anno scorso con Joe Biden e addirittura con Kamala Harris!) vorrebbero usasse espressioni e affrontasse temi d’alto valore mentre nelle predette circostanze quel che si deve ottenere (ed ottiene) è dapprima l’attenzione (con il linguaggio giusto, adatto, spesso per questo volgare) e poi il voto della maggioranza degli aventi diritto che (ricordate Adlai Stevenson che sapeva che avrebbe perso perché le persone intelligenti sono poche?) le sofisticherie alla New York Times arriva a disprezzare profondamente.

Il lattaio dell’Ohio, la casalinga di Boise, Idaho, il calzolaio di Tulsa, Oklahoma, non per dire Taylor Swift o George Clooney (i cui endorsement tanto strombazzati spostano pochissimi suffragi) sono i suoi elettori, proprio coloro che Hillary Clinton ha definito incredibilmente (quanta l’incapacità dimostrata!) “deplorables”. Infine (occorre pur terminare), un’altra dalla gran parte dei sopra elencati “esperti” per insipienza ignorata e fondamentale considerazione: Donald Trump è stato eletto dagli americani non dagli italiani, dagli svizzeri o dai neozelandesi e agli americani deve badare e rispondere.

So che a questo punto qualcuno eccepirà che dalle rilevazioni sondaggistiche il gradimento che il tycoon ottiene è dato per minoritario ma assai raramente e per relativamente poco tempo qualcuno tra i predecessori ha superato i suoi numeri non dimenticando mai che in tema di dati statistici e sondaggi vale necessariamente quanto disse Winston Churchill: “I soli dei quali possiamo fidarci sono quelli che abbiamo appena finito di falsificare!”

Mauro della Porta Raffo
Presidente onorario della Fondazione Italia USA

Ti è piaciuto questo articolo? Leggi anche

Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).

Seguici sui nostri canali
Exit mobile version