Caro Beppe Sala, Milano è Gotham City

L'aggressione in Piazza Gae Aulenti conferma l'emergenza sicurezza nella capitale economica d'Italia: i numeri che condannano la sinistra

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Sala Milano

“Milano non è Gotham City”. Così rispondeva Beppe Sala, quattro anni fa, a chi osava dire che sotto la Madonnina non si vive poi così tranquilli. Era in campagna elettorale e il suo sfidante, Luca Bernardo, aveva osato toccare il tasto dolente: la sicurezza. Sala s’era infastidito, come fanno spesso i progressisti quando qualcuno mette il dito nella piaga. Peccato che, oggi, la realtà sembri dargli torto.

Perché è sufficiente un episodio — come l’aggressione avvenuta ieri in piazza Gae Aulenti — per far crollare la patina patinata della “città modello”. Un uomo, a volto scoperto, ha accoltellato la 43enne Anna Laura Valsecchi mentre andava al lavoro. Colpita al fianco, tra milza e polmone, ora è fuori pericolo grazie ai medici del Niguarda. Ma l’episodio, accaduto nel cuore del nuovo quartiere della finanza, mette i brividi: non un vicolo buio, ma il simbolo della Milano da copertina, quella che Sala porta in passerella al Salone del Mobile o alle Olimpiadi.

Proprio nei giorni scorsi Il Sole 24 Ore ha pubblicato i dati del Ministero dell’Interno: Milano è la città con più reati d’Italia. Ogni 100 mila abitanti ci sono oltre 7 mila denunce. Napoli e Palermo, quelle solite additate come “pericolose”, restano indietro: 4.479 e 3.936 rispettivamente. In totale, 225.786 reati in un anno. Tradotto: 618 al giorno. Un record, ma non di cui vantarsi. E non è finita. Milano guida anche le classifiche per furti (3.711 ogni 100mila abitanti) e rapine (137 ogni 100mila). Altro che efficienza lombarda: qui sembra che funzioni tutto, tranne la sicurezza.

Certo, il Comune ribatte: gli omicidi sono calati, le rapine pure e “in dieci anni i reati sono diminuiti”. Vero, ma chi vive la città sa che la percezione d’insicurezza è tutt’altro che un’invenzione. Le strade sembrano meno presidiate, e la sensazione di vulnerabilità cresce, soprattutto per chi prende la metro o torna a casa la sera. E poi, scusate, i numeri sono numeri solo se li si legge bene. Milano, dicono, “ha più denunce perché i cittadini si fidano delle istituzioni”. Magari. O forse semplicemente perché ci sono più persone, più turisti, più stranieri (che oggi rappresentano il 20% dei residenti e il 55% degli arrestati). Insomma, la città reale è ben diversa da quella che Sala ama descrivere nei suoi post motivazionali.

Il ministro Piantedosi ha introdotto le zone rosse, con tanto di Daspo urbano. Il Comune s’è accodato, vantando un corpo di polizia municipale da 3.200 unità, in crescita rispetto al passato. Eppure, i risultati restano modesti. Lo scorso Capodanno in piazza Duomo, nonostante il “modello sicurezza”, si sono verificate ancora violenze sulle donne. Insomma: tante divise, pochi risultati. E naturalmente non è colpa di chi indossa la divisa, sia chiaro, anzi senza di loro andrebbe molto peggio. Semplicemente non è sufficiente quello che l’amministrazione Sala ha messo in campo. La verità è che a Milano si è pensato più alle piste ciclabili che alle pattuglie, più ai festival che alle periferie.

C’è chi invita a “non drammatizzare”, ricordando che la sicurezza è anche una questione percepita. Certo, ma quando le rapine e le violenze sessuali aumentano, la percezione diventa realtà. E in vista delle Olimpiadi invernali, che inizieranno tra tre mesi, sarebbe il caso di preoccuparsi. Beppe Sala, da bravo amministratore “green e inclusivo”, può anche continuare a dire che Milano non è Gotham City. Ma forse dovrebbe cominciare a chiedersi se non stia diventando una metropoli dove la giungla urbana non la si trova solo nei film, ma dietro l’angolo di casa.

Franco Lodige, 4 novembre 2025

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