
Emanuele Fiano ha sbagliato tre volte e il suo essere ebreo sionista non lo salva dagli errori di valutazione, se si vuole dall’ingenuità. Ha sbagliato a pretendere di parlare a Ca’ Foscari sapendo che non ce l’avrebbe fatta, perché l’università è ostaggio dei filo Hamas e provare a ragionare con feccia che nega e insieme esalta il 7 ottobre è inutile, controproducente e patetico come lo è volere dimostrare qualcosa che è sotto gli occhi di tutti: l’intolleranza esibita e in certa misura tollerata.
“Dove stava la rettrice?” ha chiesto Lucetta Scaraffia, resasi incompatibile col mondo universitario. Il risultato in questi casi limite non è mai utile, non cambia le cose, se mai le conclama, non aggiunge altra consapevolezza che l’impotenza, dimostra una irreversibile predominanza dell’abuso: i pro Pal, pro Hamas, comandano a Ca’ Foscari (come ovunque negli atenei: perché gli viene consentito, perché nessuno davvero li rimette al loro posto, perché in questo Paese sono tutti bravi a festeggiare Trump e Milei, ma a confortevole distanza) e da oggi comandano anche di più.
Fiano inoltre sbaglia a stare nel PD illudendosi, volendo illudersi che sia un partito multiforme, pluralista, dalle tante voci: sì, quando litigano, quando si scannano in correnti per il potere, secondo atavica tradizione comunista; ma sulla questione di Israele, del sionismo, del semitismo, la voce prevalente è una e Fiano la conosce. Stanno con Hamas, tutto qui.
E non basta neppure il legame ebraico, e la solidarietà incassata è inutile per quanto è di facciata, come quella di Sansonetti “all’amico Lele”, come quella di tutti gli altri dell’ultima ora, gente che da due anni, da tutta la vita è schierata contro Israele, è antisionista e antisemita e non fa che adottare le ragioni dei pro Pal che coincidono con quelle di Hamas.
Quanti sono i casi di ebrei di sinistra indotti a mollare il PD prima di Fiano? Il caso di Daniele Nahum, consigliere comunale a Milano, la città di Fiano, costretto ad uscire da un partito che mandava in piazza I Fratelli Musulmani, non ha insegnato niente?
Terzo errore di Fiano: considerare, apostrofare i balordi che gli fanno il gesto della P38 come fascisti. Qui non è questione di terminologie ideologiche, la cortese ma irritata risposta di La Russa lascia il tempo che trova; qui è una faccenda storica, di verità storica: i fascisti, i neofascisti, hanno infinite ragioni di essere esecrati, la loro stagione terroristica è atroce (e andrà costantemente ricordata, sia detto per inciso), ma la P38 era, resta il vessillo di certa sinistra: infantile ma canagliesca, oltranzista, brigatista.
È il gesto della protesta violenta di tutte le formazioni della galassia ultra e neocomunista, dall’immaginifico Movimento del ’77 in poi. É la colonna Walter Alasia, è la provocazione di ogni balordo dei centri sociali o di qualsiasi università occupata.
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È il lessico familiare della sinistra dei “compagni che sbagliavano”, per intendere il contrario, non sbagliavano per niente. È l’opportunismo e l’attendismo strategico dei compagni moderati, intanto li lasciamo fare, sono pur sempre figli nostri, e vediamo come va a finire: se perdono li rinneghiamo, con discrezione. Fiano queste cose le sa e non può cavarsela con l’appello edificante a studiare, riflettere, capire, informarsi, tollerarsi: tutta roba bella, giusta, ma che nel PD non è di casa e neppure di soffitta: lì regna la stupidità preconcetta antisemita, filoterroristica di stampo islamico, comanda precisamente l’antisionismo non tanto come negazione di un diritto a esistere ma quale passepartout per la negazione di tutti i diritti in tutti i confronti: questione ebraica, gender, clima, occupazioni, proprietà, ruolo dello Stato e via discorrendo, si fa per dire.
Mi permetto queste righe rivolte a Emanuele Fiano, che non chiamo Lele ma ho conosciuto – lui non può ricordarselo – più di 20 anni fa alla presentazione di un mio libro su Milano (all’epoca intervenne anche l’amico Gianpaolo Serino insieme al caro Daniele Biacchessi), e ne ebbi l’impressione di un politico leale e di una persona affabile; buona, se ancora si può scomodare questo termine, che può voler dire tante cose: onesto, rispettoso, mite, e perfino ingenuo.
Però non fino al punto da rimuovere la realtà del partito in cui agisce, dell’Università controllata, del Paese ostaggio. Qui se non vuoi il nuovo Olocausto, se non porti in processione Sinwar, se non sei idealmente un combattente di Hamas, non puoi parlare, ti spetta la P38 puntata in faccia. Con le dita, simbolica, ma è lo stesso.
Un abbraccio, Emanuele, senza riserve e senza secondi fini.
Max Del Papa, 29 ottobre 2025
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