Che l’estate venti venticinque sia estate di crisi e dura crisi, che la gente si sposti meno e per meno tempo, è un dato di fatto che ha a che vedere coi pochi soldi, in parte col caro prezzi, molto con una percezione aleatoria del futuro prossimo e la Giorgia dovrebbe tenerne conto come di un campanello d’allarme: nelle Marche marinare, per dire, è una tragedia greca, in senso economico, turistico, quale non si ricordava da tempi abramitici; l’Ohio d’Italia arranca, si salva a malapena San Benedetto, il resto dell’Ohio è all’ajo, ojo e peperoncino, per dire massima resa con minima spesa, il “laboratorio artigianale” lì che piange calde lacrime e effettivamente si aggrappa alla riverniciatura della vecchia Cassa del Mezzogiorno appena promessa dalla premier, puro sovvenzionalismo pubblico da destra sociale.
Ma che a fare la morale saltino su certi figli d’arte, senz’arte né parte, abbonati fin dalla tenera età agli ombrelloni esclusivi di Capalbio, nun se po’ sentì. Uno a caso, Alessandro Gassmann: “Cari amici gestori di stabilimenti balneari. Leggo che la stagione non sta andando bene bene. Secondo voi perché? Forse avete un po’ esagerato con i prezzi e la situazione economica del paese spinge gli italiani a scegliere una spiaggia libera? Abbassate i prezzi e le cose, forse, andranno meglio. Capito come?”. Come no, capito, avoja. Eh certo, famo i piani balneari quinquennali, l’economia vacanziera di piano affidata all’Inturist di sovietica memoria. Gassmann in minore ci ha abituato alla sua leggerezza dell’essere erede, ma soprattutto piddino di complemento, sennò le fiction su Telemeloni ciao (l’altra sera in palinsesto due: una col figlio d’arte, l’altra col figlio del figlio d’arte, siccome siamo ar reggime), e a me nessuno toglie dalla testa che questo parli a nuora, la Giorgia, perché suocera intenda, la Ursula, insomma la solita sparacchiata di euroservilismo, citofonare Bolkenstein.
Ma si, espropriamo il demanio, togliamo le spiagge ai balneari che votano Meloni e consegniamoli a chi le fa diventare un cartone animato di Dubai, come la Milano piddina dei grattacieli arabizzati di Salah l’egiziano. La sciocchezzuola del figlio di quello bravo non è innocente, consente ogni sospetto di mediocrità perché è distorsiva, mente, forse non sapendo di mentire, sui presupposti come sulle circostanze reali. Tolte le località del turismo extralusso, che per sua natura regge sempre, il grosso della filiera tiene i prezzi fermi da 3 anni, mente tasse balzelli e adempimenti europei non si placano mai, lungo la riviera adriatica danno via i lettini a 5 euro e lo stesso non si salvano; a dire che le cause sono diverse e intrecciate, ridurle alla lettura elementare di un agit prop feriale è insensato, è puerile.
Ma peggio di lui, le testate organiche che lo rilanciano come l’oracolo santo: per il Corriere, ormai ridotto a rotocalco da salone di bellezza, “Lo scritto dell’attore è quello di una persona che si fa portavoce del pensiero probabilmente (sic!) di molte persone. E per rincarare la dose di quello che è un attacco social, Gassman, sempre molto diretto, sceglie una determinata canzone e sottolinea il concetto: L’estate sta finendo dei Righeira”. Più scontato, più da rottamare, no? Quanto a Fanpage, preclara rivista di avanspettacolo, nell’esaltare il boomerone trova modo di infilare tra le cause “i cambiamenti climatici e le alte temperature”. Che nessuno ha visto, forse a Fanpage hanno caldo al culo come la Gioconda di Duchamp, ma loro malgrado fanno come quegli orologi rotti che segnano l’ora giusta due volte al giorno perché la verità vera è che non si ricordava a memoria di colonnello Bernacca un agosto da 16 gradi serali sul livello del mare, figuriamoci in alta quota.
Comunque niente paura, dopo l’estate che sta finendo, e un anno se ne va, non divento mai grande, tanto ci ha pensato papà, l’autunno ci porterà un’altra bella fiction, trama: nell’estate che sta finendo, abbruttita da balneari avidi e sionisti, un figlio d’arte e un nipote d’arte fanno la spia segnalando al piddì tutti quelli che vanno al mare, poi quelli che non ci vanno, finché non precipitano nel vortice delatorio denunciandosi tra di loro come nei drammoni sovietici. Starring Gassmanino, costarring Gassmaninonino.
Max Del Papa, 9 agosto 2025
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