
Caro Porro, gli studenti della facoltà di matematica dell’Università di Pisa, da circa cinque giorni, hanno occupato il proprio dipartimento a seguito della decisione del Rettore di interrompere, con la chiusura, una tradizione che durava da più di trent’anni: quella secondo cui gli studenti iscritti potevano accedere liberamente alle aule di studio in qualsiasi ora del giorno e della notte, indipendentemente dal fatto se la facoltà fosse aperta o chiusa.
Momenti in cui ogni studente poteva recarsi in facoltà per studiare, confrontarsi con i propri colleghi, approfondire, ecc. Una metodologia di studio molto particolare, ma che negli anni ha enormemente accresciuto il prestigio stesso della facoltà per i risultati ottenuti dai propri studenti, oramai abituati a confrontarsi con la matematica senza avere orari prestabiliti. Ed, a differenza di tanti altri casi di occupazioni, gli studenti hanno deciso che, proprio per i motivi che li hanno indotti a protestare, la loro occupazione dovesse essere diversa dalle altre. Infatti, non è impedito l’accesso al dipartimento ai professori, al personale amministrativo, agli operai che stanno eseguendo lavori di ristrutturazione dell’edificio, nè sono impedite le lezioni e le altre attività del dipartimento.
Non vi sono atti di vandalismo ed, anzi, gli stessi studenti stanno provvedendo alla pulizia dell’edificio. Eppure, due cose mi sorprendono di fronte a quanto sta accadendo a Pisa. La prima è che questa occupazione non fa notizia, forse perché mossa unicamente dalla passione per lo studo e non da motivazioni più o meno politiche.
La seconda, ancora più sorpredente, il disagio degli organi universitari che non si trovano a fronteggiare una occupazione violenta e che, ciononostante, tentano di addossare agli studenti inesistenti responsabilità sul salto delle lezioni, degli appelli, e quant’altro. Forse sarebbe il caso di accendere una luce informativa su quanto sta accadendo a Pisa alla facoltà di matematica.
Con stima.
Pietro Palozzo, 2 dicembre 2025
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