Caro Porro, Cgil senza vergogna: occupa la scuola per propagandare il No

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referendum cgil

Gentile Direttore Porro, le scrivo per sottoporre all’attenzione dei Suoi lettori un paradosso tutto italiano che sta consumandosi all’interno delle nostre istituzioni scolastiche, laddove la libertà di pensiero dovrebbe essere di casa e che invece, troppo spesso, si trasforma in teatro di un catechismo ideologico fuori tempo massimo. Parlo dell’atteggiamento della CGIL Scuola, che sembra aver confuso il proprio ruolo di tutela dei lavoratori con quello di un comitato elettorale permanente. È inaccettabile assistere all’occupazione sistematica delle assemblee sindacali per finalità che nulla hanno a che vedere con i diritti concreti dei docenti e del personale ATA, ma che servono unicamente a orientare il voto in vista del prossimo referendum Costituzionale.

L’articolo 20 della Legge 300/1970 (lo Statuto dei Lavoratori) parla chiaro: le assemblee devono vertere su “materie di interesse sindacale e del lavoro”. Eppure, assistiamo a un uso dispotico e manipolatorio di questo diritto sacrosanto, piegato per fare politica attiva e ideologica su questioni di coscienza individuale che riguardano il cittadino, non il lavoratore in quanto tale. Il modus operandi è quasi intimidatorio: si agita lo spauracchio della denuncia per “condotta antisindacale” contro quei dirigenti scolastici che osano chiedere trasparenza sull’ordine del giorno, costringendo di fatto le scuole a sospendere il servizio e i lavoratori a subire una vera e propria “catechizzazione” pagata dai contribuenti.

Questa non è democrazia, è malafede. Invece di occuparsi di precariato, scatti stipendiali e sicurezza negli edifici, la CGIL utilizza il potere conferitogli dalla legge per manipolare le menti e imporre una linea di partito, trasformando il diritto all’assemblea in un ufficio propaganda. È tempo che i lavoratori della scuola riprendano coscienza del proprio ruolo e non si lascino usare come massa di manovra da chi, anziché difenderne la dignità professionale, preferisce giocare a scacchi con la Costituzione sulla pelle della scuola pubblica. La libertà sindacale è un diritto nobile; usarla per fini elettorali è un insulto a chi quel diritto lo ha conquistato con la lotta.

Distinti saluti

Massimo Micheli

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