Caro Porro,
non è facile raccontare storie dolorose anche se i social sembrano attestare il contrario e in tv abbondano testimonianze sulle disgrazie più incredibili e toccanti, ultima quella del piccolo Domenico e del suo trapianto fallito.
Sono convinta che la presenza della mamma in tv fosse finalizzata solo a divulgare il più possibile il dramma del suo bambino nella speranza di poterlo risolvere. Ha tentato il tutto per tutto, con i mezzi che aveva a disposizione, mettendo al corrente tutta l’Italia di quanto stava accadendo.
Capisco il suo dolore forse più di molte altre persone perché una cosa analoga è accaduta nella mia famiglia. Mio fratello era un giovane uomo che si è trovato ad attendere inutilmente un cuore che non è arrivato.
Nonostante siano trascorsi alcuni anni rivedo e rivivo la scena della rianimazione, l’ECMO con i tubi che entravano e uscivano da sotto le lenzuola di un letto dove un corpo ancora vivo ma morente trascorse quasi tre mesi.
Non so se qualche errore medico sia stato fatto. Mia madre, a fronte della reticenza dei medici, chiamò anche le forze dell’ordine per tentare di forzare quella che per lei era un’inspiegabile situazione su cui le comunicazioni non erano chiare. Infine giunse una frase lapidaria che mai dovrebbe essere rivolta a una madre: “suo figlio non uscirà vivo da questo ospedale”. Il tono non era affatto compassionevole ma quasi astioso.
La mamma del piccolo Domenico ha subìto un oltraggio analogo perché sembra che per più di un mese le sia stato taciuto quello che era accaduto.
Sento un dolore acuto e insopprimibile quando penso a lei, come quando il pensiero torna alla mia mamma che è mancata due anni dopo la morte di mio fratello.
Mi piacerebbe che la mia lettera fosse condivisa nella rubrica dedicata alla posta. Grazie.
Mt. Romagnoli
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